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19 marzo 2017

Roma - Lione, tre giorni dopo.

 
AsRoma - Lione 2-1

 

Roma - Lione 2-1

Il diario della tifosa riprende proprio da una vittoria imbevuta di delusione. Ho deciso di riprendere da qui perchè ci sono partite che meglio di altre spiegano la condizione dell'essere romanista. E' in partite come Roma - Lione che si riconosce un vero romanista.

Verso lo stadio

Il viaggio verso lo stadio era intriso di tensione. Mai come questa volta ho incontrato i volti degli amici di fede giallorossa con cui condividere uno sguardo, un sospiro, una speranza. 
Roma - Lione poteva essere la partita della "svolta", una di quelle in cui si può fare il miracolo anche perchè non si sarebbe trattato di un vero miracolo... il romanista lo sa che ci sono vari tipi di miracolo. 
All'As Roma sarebbe stato sufficiente un 2-0 o un 3-1, nulla di stratosferico o di paragonabile per esempio a quanto, pochi giorni prima, aveva realizzato il Barcellona in Champions League ribaltando un 0-4 con un 6-1!!!
Tutto questo ci metteva in quella condizione di "crederci", di "sperarci". Una condizione emotiva che si trova nel limbo tra il baratro e il paradiso. Insomma come essere vicino a un precipizio ma a una distanza ragionevole per non cadere nel vuoto. Eppure, la coscienza del romanista lo sa che queste speranze non le sono concesse.
Nel tragitto verso lo stadio, vi stavo raccontando, ho incontrato Federica con il suo fratellone. 
Ci siamo salutate al semaforo di Piazza Maresciallo in Giardino. Eravamo fermi con gli scooter al semaforo e ci siamo trovate fianco a fianco. Un sorriso, uno "speriamo bene" e il rosso diventa verde così schizziamo verso il nostro destino. Nel parcheggio, a farsi incontro a me e a Mirko, c'è Gabriele. Sta solo e vaga alla ricerca di Stefano, suo padre, che ancora non è arrivato. 
"Speriamo bene" dice anche lui e vedendo me scuotere la testa aggiunge : "E' che da romanista mi torna in mente un'impresa che a niente è servita" e a quel punto io lo fisso con un sorriso a metà tra il rassegnato e l'interrogativo: "Pure a me... " faccio e allora Gabriele prosegue: 
"La tua risale ai primi anni '90?" 
Gli dico di si e lui continua: 
"Allora mi sa che è la stessa... Roma - Slavia Praga 3-1 e non bastò!" (già era il 19 Marzo 1996)
A quel punto il mio ottimismo esce fuori : 
"Beh, in questo caso basterebbe".
Ci salutiamo e proseguiamo verso l'Olimpico io e Mirko più taciturni del solito. 
Passa Claudio con il suo gruppo, ci scambiamo un abbraccio forte poi lui mi saluta con un : "Tranquilla! Questa sera gliene facciamo quattro!" 
Adoro il suo ottimismo così atipico nel tifoso romanista.
Allo stadio pochi controlli e poca fila.Il mio cellulare squilla. Lampeggia la scritta "Mamma". Rispondo.
"Che stai facendo?" 
Mia mamma è la persona meno interessata al calcio che conosca, nel senso non solo che non le piace vedere le partite ma che non le capita, nemmeno per errore, d'incappare nelle notizie sportive alla fine del telegiornale il che fa di lei una vera ignorante in materia. Nel vero senso del termine. Lei semplicemente ignora il calcio. Lei non distingue una partita di campionato o di europa league o di champions league ovviamente. Lei semplicemente sa che papà e io siamo malati di As Roma e che è meglio che vinca perchè il nostro umore potrebbe essere intrattabile.
"Mammi sto andando allo stadio, oggi gioca la Roma"
"Oggi? E che partita è???"
Che partita è??? Che partita è??? Com'è possibile che mia madre non abbia idea che ci stiamo giocando un posto in Europa, in un anno in cui la competizione è alla portata nostra e potrebbe regalarci un trofeo mai vinto???
Tiro un po' il fiato per non rispondere d'istinto. Un romanista provocato diventa una bestiola. Una romanista peggio.
"Mammi" le dico "E' una partita fondamentale, ci giochiamo un posto in Europa" uso le parole più semplici che conosco per cercare di farle capire il succo della storia. 
Lei capisce e taglia corto:
"Va beh, va beh ti lascio stare allora ci sentiamo domani".
Le mando un bacio ed entro nello stadio. 

AsRoma - Lione 2-1, il goal di Strootman

Dentro lo stadio 

Gli spalti alle 20.00 sono ancora abbastanza vuoti. "Dice che hanno venduto più di 40 mila biglietti" commenta Simone, mentre gira il volto da Curva Sud a Tribuna Montemario passando per la Tribuna Tevere "a me sembra che sia ancora mezzo vuoto ma sono già le otto passate, questi che hanno comprato i biglietti dove sono?" 
In effetti anche io e Mirko sospiriamo e ci domandiamo la stessa cosa. Poi ci scattiamo un selfie da mandare nella chat AsRomaForever, di cui sono presenti anche Giacomo ed Emo che hanno postato una foto dalla Montemario con il mitico Jordan, un ragazzo canadese super romanista che per amore è arrivato in Italia e ha insegnato ai suoi alunni della classe d'inglese l'inno della Roma documentato da filmato. Un vero innamorato, un malato come noi. 
Man mano che i minuti scorrono aumentano gli spettatori. La squadra si allena con il sostegno del pubblico, anche loro sembrano particolarmente tesi.
Il telefono squilla: Gabriele.
"Oi dove sei?" Mi fa.
"Siamo qui ingresso 15 e tu?"
"Io 17... Curva"
"Ah, mannaggia siamo in un altro settore. Oh, Forza Roma!"
"Daje!"
La tensione del tifoso è strana: ti si chiude lo stomaco, senti un formicolio diffuso e soprattutto sale l'ansia che toglie il fiato e porta al sospiro facile. In tutto ciò i muscoli sono in tensione come se tenessi due pesetti nelle mani per 90 minuti. Un incubo. 
La partita inizia. I ritardatari, quelli che vengono definiti i "tifosi occasionali" , iniziano ad arrivare alla spicciolata a partita cominciata. Questa pratica è particolarmente fastidiosa per i tifosi non occasionali che sono abituati non solo ad arrivare allo stadio con 2 ore di anticipo ma soprattutto a vedere la partita senza quel via vai continuo di gente che si ferma sui gradini un po' per controllare il numero del posto sul biglietto, un po' per guardare la partita. 
Una partita fondamentale come As Roma -Lione non puoi arrivare con 15 o 20 minuti di ritardo, non è concesso.
Soprattutto quando al minuto 16, dopo un inizio scoppiettante per la Roma, a segnare è il Lione. Lo fa sotto la Curva Sud. Un gol identico a quello dell'andata. 
"Questa non ci voleva proprio, ma porca miseriaaaa!!!" 
Un ragazzo accanto a me, è la prima volta che lo vedo, per fortuna sembra una persona tranquilla. Non urla parolacce, non bestemmia, semplicemente guarda la partita e ogni tanto commenta ad alta voce. Al minuto17' però salta e come quando Strootman la butta dentro e pareggia i conti, annullando di fatto il vantaggio degli avvarsari e mettendo la Roma nella condizione di "ricominciare daccapo", servono ancora due gol e abbiamo ancora 73 minuti per provarci. Impresa possibile. 
Il Lione è una buona squadra ma subisce una Roma ordinata e ostinata. La Magica sta giocando per vincere e non sente ragioni lo farà. 
Nel frattempo la Roma si mangia parecchie occasioni, il portiere del Lione fa di tutto per perdere tempo innervosendo tutti noi sugli spalti e i giocatori della Roma escono a fine primo tempo con la maglietta sudata. 
Scendiamo le scale per andare a smaltire l'ansia. Nel cappotto tengo un pezzo di cioccolata, la mia droga contro lo stress. Passa Massi e ci saluta. Commentiamo velocemente il primo tempo. La sfiga, che un pochino ci perseguita e chiudiamo con un "speriamo bene".  Già speriamo bene, perchè alla fine noi romanisti di natura siamo ottimisti. Sono gli eventi che ci trasformano in pessimisti. Il secondo tempo è il tempo che ti toglie anni di vita. 
La Roma spinge, spinge forte infatti bastano 15 minuti per raddoppiare complice un autogol di Tousart e "mica possono essere tutti loro i rimpalli no?" 
L'arbitro mi infastidisce ha ammonito quasi tutti i nostri mentre ai francesi lascia fare quello che vogliono.. "In Europa è così" commenta evidentemente qualcuno dei tifosi occasionali. 
L'ansia aumenta. La cioccolata non basta. Non basta più nulla, nemmeno l'ingresso in campo del Capitano. 
"Lo ha messo perchè è la sua ultima partita in Europa" mi dice Mirko. Questo non mi riconsola, m'innervosisce molto per me non esiste un'ultima partita per Francesco Totti. 
Il Capitano tocca due palle che sono due meraviglie. Il tempo se ne frega di noi, continua a scorrere insesorabile e quando scatta il contropiede su una nostra azione e Alisson effettua una parata impossibile tutti gridano al segno. 
Mirko si gira verso di me : 
"Questa partita la vinciamo! Te lo dico io la vinciamo! Questo è un segno dopo una parata così non si può perdere" 
Einfatti non si perde ma non si passa il turno. La partita finisce al cardiopalma come sempre. Qualche bambino piange sugli spalti, io vorrei tanto piangere ma ho il fisico abituato alla Roma e il pianto si trasforma in mal di stomaco. Al fischio finale, come dopo un esame universitario o una prestazione sessuale particolarmente intensa, i muscoli sono completamente indolensiti. La tensione scende e il mal di testa aumenta e con il mal di testa anche le domande del dopo partita. 

AsRoma - Lione 2-1, Daniele De Rossi

Fuori lo Stadio 

Le domande del dopo partita sono tante e si mischiano alla autocommiserazione. 
"Finisce sempre così" "Che ti avevo detto...mai 'na gioia" "Però abbiamo dato il massimo" "Lo stadio questa sera è bellissimo, non ci meritano" e così via... potrei continuare per ore il repertorio è davvero nutrito. 
La verità è che l'As Roma è fuori dall'Europa e che questo obiettivo è stato fallito. La verità è che un romanista lo sapeva che anche questa sera la storia non si sarebbe fatta, che quel giorno arriverà ma non si capisce bene quando. Essere romanisti è più o meno questo: sentirsi fieri anche nella sconfitta. Siamo fatti così, sosteniamo un amore e contro l'amore non si può lottare. 
Squilla di nuovo il telefonino questa volta lampeggia il nome : Claudia. 
Mia sorella vive lontano da qui e la sera lavora fino a tardi. Rispondo subito anche se ho poca voglia, non ho chiamato nemmeno papà so che ha il mio stesso umore: 
"Oi tutto bene?" 
"Si, certo che stai facendo?" Ecco Claudia è proprio figlia di mia madre. Lei il calcio non lo concepisce proprio: 
"Sono una femminista, non perderei mai tempo per uno sport giocato da maschi!" 
La sua risposta mi fa riflettere, sempre saggia la mia piccolina... e allora perchè io perdo la ragione??? Mi girano le scatole, mi girano sempre quando la Roma non vince, quando perde un'occasione, quando t'illude fino all'ultimo per poi farti tornare alla realtà. La Roma è come un sonno dal quale ti riprendi con un paio di schiaffi in faccia o un secchio di acqua gelata...come fa a non roderti quando ti svegliano così? 
Eppure sono queste le partite in cui si capisce se si è romanisti o no. Sono le partite in cui devi avere più forza, devi decidere se restare o rimanere e posso giurare che si rimane sempre. 
Si rimane ad aspettare quel giorno che qualcuno ti ha giurato che prima o poi arriverà, di solito a prometterlo è stato il tuo vate, la persona che ti ha iniziato a questa religione. Hai fiducia in lui e hai fiducia nella tua fede e allora aspetti che quel giorno in cui la Roma farà la storia tu ci sarai, perchè magari una volta negli ultimi 17 anni ti è già capitato di esserci e ancora te la ricordi tu quella giornata, è stata la più bella della tua vita. 
Saremo di nuovo più forti di tutti per una volta ancora ed è per questo che soffro e tifo Roma.




AsRoma - Lione 2-1 , Strootman, Manolas e Daniele De Rossi


























09 maggio 2016

Francesco Totti e quel giro di campo...


Roma - Chievo Verona, Francesco Totti a fine partita

Non mi é piaciuto oggi il giro di campo di Francesco, mi è sembrato teso e serio.
Quando è entrato ho pianto, perché la sola idea di non vederlo con la maglia giallorossa la prossima stagione mi ha svuotato l'anima.
Chi vestirà il numero 10? Chi sarà il nostro Capitano?
Mi sono sentita persa, senza una guida, l'unica che conosco essere, negli ultimi 20 anni, per la mia squadra. Una squadra che non può contare su una società ma su un Capitano si.
Si scrive Totti ma si legge Roma, scrive la Tribuna Tevere ed è questa una sacrosanta verità.
Qualche settimana fa, sulla Gazzetta dello Sport, un giornalista che conosco bene ha scritto un pezzo che somigliava molto alla mia vita in relazione con il personaggio Francesco Totti .
Francesco l'ho conosciuto a 16 anni, all'epoca era in classe con un mio amico del mare. La prima volta che l'ho incrociato lungo via Vetulonia, era in motorino e vestiva un bomber in pelle alla TopGun. Aveva 18 anni e un futuro (e che futuro!) tutto da scoprire. Chi glielo avrebbe mai detto a quello sciupafemmine che amava il pallone. Era tondo e massiccio, ancora non aveva conosciuto Mister Zeman.
Francesco Totti, giro di campo Roma - Chievo

Francesco era, ed è, per me uno di casa al punto che lo invitai alla festa dei miei 18 anni. Ricordo che sulla busta avevo scritto: Per Francesco Totti via Vetulonia con tanto di numero civico e cap. Era un'invito di carta. Un invito intriso di un'altra epoca, di altri sogni, di altri rapporti umani (per la cronaca non venne). Non lo vedevo ancora come un "dio", per me lui era la promessa della Roma, uno che sarebbe diventato proprio forte.
Io e lui abbiamo fatto la maturità lo stesso anno: maturità classica io, Ragioneria lui. Mentre lui svolgeva il servizio militare, io frequentavo l'Università. Poi lui è diventato il grande Totti e io sono diventata solo più grande.
'Pane e Totti', eccoci qua, generazione dal cuore spezzato perché perdere lui è perdere un pezzo della nostra gioventù.
Perché la sua grandezza la respiri e, quando lo vedi giocare con il figlio Cristian, pensi: 'è talmente un fenomeno che per non lasciarci orfani sta preparando già il suo erede? '
e allora come si fa a non piangere??? Come si fa, davanti a una scena come quella vista oggi, a non capire di avere davanti un Campione, uno che nasce una volta ogni 100 anni?
Beh, non riesco davvero a pensare alla mia Roma senza di lui e se lui se ne vuole andare lo voglio sapere e lo devo sapere, perché Francè io ti voglio salutare e voglio piangere fino a consumare tutto il tuo dolore, che quel giorno sarà anche il mio .
Il bacio tra Ilary Blasi e Francesco Totti a bordo campo

Sono passati ormai 7 anni da quando ho lasciato il mio monolocale per trasferirmi nella mia bella casetta. L'ultima volta, prima di chiudermi la porta alle spalle, sono scoppiata in un pianto liberatorio. Quel posto mi stava stretto eppure quel posto aveva una parte della mia vita che non tornerà mai più. Un po' come te France', che m'hai preso il cuore e adesso te ne porterai via un pezzetto. Si piange quando si perde qualcosa, si piange quando c'è un lutto da elaborare.
Quindi, Capitano mio Capitano, sorridi sempre quando indossi la tua maglia N 10 e quella fascia al braccio, perché solo quando toglierai quella maglia inizieremo a piangere e lo faremo tutti insieme, perchè siamo tutti...Totti.

20 ottobre 2015

As Roma - Empoli 3-1: Daniele De Rossi la 500 giallorossa

 
As Roma - Empoli : Daniele De Rossi, 500 partite e gol

500 volte Daniele De Rossi o DDR, sembra una nuova autovettura da lanciare sul mercato: una macchina sicura, confortevole, bella e multifunzionale. 

Daniele De Rossi 500 partite in giallorosso e un gol per celebrare un amore che non conosce misura.  
Sono sempre stata di parte, non ho mai negato il mio debole per un giocatore che merita tutto il rispetto dalla sua tifoeeria. Si certo, ha un contratto stellare, si convengo che ha avuto periodi difficili ma Daniele De Rossi è per me una bandiera che non può, per queste ragioni, essere piegata e deposta in soffitta. 
No signori, non si fa così. Quando a Roma - Empoli lo speaker annuncia l'ingresso del n.16 in campo, aggiungendo che sta per giocare la sua partita n. 500, un vero romanista non può che emozionarsi. 
E' un'emozione strana fatta di brividi e compiacenza, di soddisfazione e orgoglio. Un'emozione giallorossa come quando scende in campo il tuo migliore amico, tuo figlio, tuo fratello o tuo cugino. E' quel feeling che lega noi spettatori sconosciuti come una grande famiglia, come la collana di perle senza valore di una nonna che non c'è più, una collana che non venderai mai perchè, per te, è una gioiello inestimabile. 

L'As Roma signori e signore non ha valore


So che il paragone non è del tutto originale, so che potrei fare di meglio per catturare la bocca del vostro stomaco e stringerla stretta in un pugno come quando il fiato si spezza per l'eccitazione e le guance diventano rosso ciliegia. 
E allora potrei dire che l'As Roma e Daniele De Rossi sono una cosa sola, prodotto di molte altre, come solo le cose buone sono in grado di essere. 
Un cibo prelibato, un quadro d'autore, una fotografia... un arcobaleno
Nessuna di queste creazioni avrebbe senso se non ci fosse una spezia segreta, una sfumatura di bianco, una luce suggestiva o l'insieme di colori. 
La Roma non avrebbe senso senza Daniele De Rossi e la sua carica con la maglia giallorossa, con la vena sul collo che ogni volta sembra pronta a scoppiare; con la sua barba da grande e le sue dichiarazioni da Capitano Coraggioso, da uno che si schiera sempre. 
Domenica Daniele ha anche segnato, con la sua rabbia buona, sempre pronto a saltare nell'area di rigore a prendere di testa quella palla maledetta per mandarla oltre il portiere. 

Daniele è così ci mette la testa e la faccia sempre, come domenica sera quando nel post partita ha dichiarato:

“Peccato per il gol sotto la Curva vuota. Il più bel regalo per le 500 presenze sarebbe la risoluzione di questo problema”

Daniele che non si dimentica mai della sua Curva, quella verso la quale corre per esultare anche quando è vuota, anche quando qualche fischio lo accoglie. 
Lui lo sa non si può fare di tutta un'erba un fascio e se qualche fischio arriva dalla "sua" Curva non importa, non possono essere tutti dalla sua parte.

As Roma - Empoli : il gol di Daniele De Rossi

As Roma - Empoli: tre gol per il secondo posto


La partita è stata deludente, un primo tempo da sonno in cui solo le battute dei miei vicini di "sofferenza" mi hanno regalato il sorriso. 
Prima un "Se po chiamà er time out?" e poi un "Stanno tutti fermi ma che è 'na rapina?" mi hanno svegliato dal torpore di una partita troppo grigia per essere giallorossa. 
Fortuna che il secondo tempo è stato disegnato dalla punizione di Pjanic, sempre più protagonista dai calci piazzati, un lusso che da anni la Roma non si concedeva; dal gol di De Rossi e dalla mini maratona di Salah, accorso a raccogliere un cross di Gervinho che sembrava cadere nel deserto dell'area piccola. 
Poi il gol lo prendi sempre, perchè altrimenti che Roma sarebbe??? 
Il resto della classifica si è ben comportata al punto che al momento l' As Roma è seconda (insieme all'Inter) a 17 punti, cioè a un punto dalla Fiorentina. Il mio commento si può riassumere in un: ce se po sta!

...e in Champions League

In Champions League contro il Leverkusen bisogna tentare l'impresa. Bisogna vincere per stanarci da quell'ultimo posto in classifica e sperare di arrivare più in alto. Se il Barcellona non commette errori si potrebbero prendere i primi tre punti in un girone decisamente difficile e dove al momento l'As Roma ha collezionato solo un pareggio e una sconfitta dolorosa.  

Concentrazione dunque... e chissà che non segni un'altra volta il nostro Daniele.



13 ottobre 2015

As Roma dopo due settimane di stop ci serve un riassunto

 
Senza As Roma il tempo non vola

Senza Roma il tempo non vola


E' sicuramente questo il sottotitolo più adeguato per il post di oggi, che in realtà dovrebbe ricordare le ultime due partite disputate dall'As Roma: quella in Campionato contro il Palermo e quella in Champions League contro il Bate Borisov.

Champions


La partita contro il Bate Borisov la vorrei rimuovere, non tanto per il risultato quanto per l'evoluzione della partita stessa.
Un primo tempo finito 3-0 con un susseguirsi di parolacce cui è meglio sorvolare.
L'ennesima "ottima prestazione" europea che stava per sistemarci sul trampolino di lancio per la "figura di merda" della stagione.
Si perchè ormai la Roma in Champions sembra essere garanzia, per altre squadre, di successi pieni di gol. Proprio mentre rimuginavo sulla sconfitta e sulla figuraccia iniziava il secondo tempo che ha rivelato tracce di orgoglio giallorosso. Infatti, invece di soccombere definitivamente, l'As Roma ha deciso di sollevare la testa e reagire.
Così al minuto 66 ha segnato Gervinho e  all'82esimo ha raddoppiato Torosidis. Due gol che hanno raddrizzato un dramma che poteva diventare una tragedia.
Certo stiamo parlando dell' As Roma quindi, ai lettori che credono nel lieto fine e nei miracoli dico subito di abbandonare la lettura, perchè la Roma non ha nè vinto nè tantomeno pareggiato.
Ha perso con "orgoglio", il che è comunque un merito quasi e sempre romanista. Certo adesso la squadra dovrà dimostrare di saper giocare a calcio il prima possibile se vuole ottenere il passaggio del girone ma questo lo sapremo solo tra una settimana quando affronterà fuori casa il Leverkusen.

Bate Borisov - As Roma: 3-2 una Champions League amara


In Campionato


E così dopo la sveglia in Champions League, la Roma si sveglia e a Palermo nel giro di 27 minuti ha fatto quello che il Bate Borisov aveva fatto a lei qualche giorno prima.
Pjanic, Florenzi e Gervinho firmano quella che sembrava una partita facile, facile... sembrava.
Però non dimentichiamoci che si parla della Roma e che nulla può essere dato per scontato.
Così il secondo tempo non scorre liscio come il primo anzi, la Roma se lo complica per benino tanto da rimediare 2 gol quasi allo scadere del tempo regolamentare.
Fortuna che Gervinho non vuole correre il rischio di pareggiare una partita dominata e vola in contropiede rifilando un gol liberatorio (oltre che bello ma non come quello segnato nel primo tempo) che alleggerisce tutti dalla paura di entrare in un tunnel troppo lungo per tornare a intravedere la luce nel giro di poco tempo.

Palermo - As Roma : 2-4, il gol di Pjanic


Tutto questo avveniva quasi due settimane fa, poi la pausa per la Nazionale ci ha lasciati orfani di Campionato e Champions che sono pronte a tornare questo fine settimana.

L'As Roma sarà la prima a riaprire le danze alle ore 18.00 contro l'Empoli in casa.

La domanda è sempre la stessa: sarà riuscito Mister Garcia a fondere le due ultime prestazioni della squadra in modo tale da far uscir fuori una preparazione atletica e tattica in grado di sopportare ben due tempi da 45 minuti?

La speranza è che sia così dato che la classifica si è accorciata: l'Inter ha perso la vetta e la Roma è quarta a quattro punti dalla Fiorentina, prima della classifica dopo 16 anni.

Così mentre il nostro giocatore più informa tale Florenzi, detto anche Bello de Nonna, si prepara a scendere in campo con la Nazionale Italiana contro la Norvegia, a Trigoria si tengono doppie sedute per evitare figuracce mentre il signor Carli, il ds dell'Empoli annuncia: "A Roma per tentare l'impresa!"

Inoltre importanti quesiti appesantiscono i nostri pensieri: giocherà Dzeko contro la Bosnia questa sera?

Insomma oggi è solo martedì ve l'avevo detto no, senza AsRoma il tempo non vola... speriamo che che Mister Garcia abbia un po' della filosofia del Piccolo Principe :


E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante

As Roma impara dal Piccolo Principe, un grande francese


 






28 settembre 2015

As Roma - Carpi 5-1 e tanti #AuguriCapitano

As Roma - Carpi 5-1: una vittoria per l'umore

 

As Roma - Carpi 5-1 : la Roma c'è


Sabato pomeriggio alle 18.00 si è disputata la sesta giornata di Campionato. L'As Roma ha incontrato la neopromossa Carpi.
Il risultato è stato quello "pronosticato" , ossia una vittoria di larga misura e questa è già una buona notizia.
In realtà in questo fine settimana le buone notizie non sono state sufficienti a bilanciare le brutte: fuori Totti, Dezko, Keita per almeno 20 giorni.
Allo Stadio Olimpico la Curva Sud ha proseguito il suo sciopero e il gioco, detto inter nos, continua a mancare.
Tre punti però sono arrivati e hanno fatto raggiungere alla Roma quota 11 riconsegnando a tutti un po' di umore, soprattutto dopo la sconfitta dell'Inter (la fortuna è eterna finchè dura) con la Fiorentina che l'ha agganciata a 15 punti.

As Roma - Carpi 5-1: quando la vittoria è del gruppo

La partita e i suoi marcatori


Ho dovuto lavorare al ristorante anche sabato a pranzo. Il pranzo è più veloce della cena e il servizio deve essere rapido. Una tavolata di 8 uomini di varie età aveva occupato gran parte della piccola sala. A servirli Marco che dopo un po' di tempo arriva in cucina con un dubbio:
"Secondo me quelli so' del Carpi"
Ci guardiamo tutti dubbiosi, così quando consegno loro il caffè a tavola lo faccio aggiungendo:
"Mica sarete venuti a vedere la partita?"
Un coro di "Si, certo!" si eleva durante la presa della tazzina ed è stato al momento di questa conferma che ho aggiunto:
"I vostri primi tre punti non avrete intenzione di prenderli con noi spero..."
E ancora una volta il coro unanime è stato:
"Certo! Cosi Garcia salta e arriva Carletto"
Il mio sorriso eloquente, come quello di chi sente una barzelletta poco divertente li ha portati alla resa:
"Però non fateci più di 3 gol e se segnamo noi ti penseremo"
"Voi segnerete sicuramente, però noi vinciamo e non so se con 3 o più gol".
Una premonizione niente male che però non aveva incluso 5 gol per opera di 5 marcatori diversi: il primo gol di Manolas, alla faccia di chi sul web lo ha preso in giro; il capolavoro Pjanic su punizione; la resurrezione di Gervinho; la zampata di Salah che ha tolto la gioia a Totti e il primo gol di Digne.
Una cinquina in cui stride l'assenza dell'unico marcatore che le scommesse avrebbero visto protagonista: Dzeko.
Una squadra che continua a segnare con tutti tranne con il suo centravanti...qualcosa continua a quadrare poco, qualcuno continua a non cambiare gioco.
Un'altra bella notizia è stato vedere Morgan De Sanctis parare il generoso rigore concesso al Carpi.
Si perchè questo Roma - Carpi è sembrata la partita del riscatto per chi aveva sbagliato nelle passate giornate. Così dopo l'esplosione di gioia di Manolas per il gol che lo libera dall'errore di un autogol maledetto a Genova, arriva la risposta del portierone giallorosso molto criticato in queste prime giornate. Bravo Morgan!

Insomma 90' minuti di calcio vero, quello che non puoi programmare, dove i marcatori sono quelli che si vogliono far perdonare e i portieri tornano ad accarezzare con voli e manate i volti di chi li ha derisi.

Come ogni copione ben scritto non poteva mancare il gol dell'ex. Marco Borriello ha fatto il suo sporco lavoro ma non ha esultato e, quando è stato sostituito, solo un parte di pubblico, decisamente poco intelligente, ha deciso di fischiarlo. Il resto degli spettatori gli ha tributato l'applauso dovuto a un professionista.

#AuguriCapitano anche da #Tacco12cm | photo: www.asromashirt.it


Totti, 39 anni e tripletta


La notizia più bella di questo fine settimana è stata sicuramente legata al nostro Capitano, non per il suo infortunio, che lo terrà fuori per un mese, ma per il suo compleanno e la sua ufficiale (e soprattutto vera) terza paternità.
Ieri sera Ilary Blasi durante il programma le Iene ha deciso di fare il regalo di compleanno al Pupone e a tutti i suoi ammiratori, dando l'annuncio della sua terza gravidanza.
La gioia è dilagata online e il compleanno di Francesco è apparso consacrato anche dall'alto.
Sembra proprio che il 3 e i suoi multipli siano diventati delle costanti nella vita di Francesco. 3 come i figli, 39 come gli anni, 300 come i gol... 3 il simbolo della vitalità e di molto altro.

Che un altro Totti venga alla luce perchè il Pupone resti eterno, per sempre.

#AuguriCapitano... #AuguriFrancè!


17 settembre 2015

Roma - Barcellona 1-1: Florenzi é Magico

Roma - Barcellona: 1-1: l'incredulità di Alessandro Florenzi dopo il gol

 

Roma - Barcellona, primo match di Champions League 2015-2016

Tanta paura di non essere all'altezza, paura di piombare nei meccanismi arruginiti di una mentalità perdente che spesso ci ha trascinato in figure peggiori di quelle che meritavamo.
Paura di sbagliare e lasciarsi travolgere da una squadra, forse la più forte del mondo, senza essere in grado di tirare fuori coraggio e talento.
Eppure il calcio è meraviglioso per questo, perchè per una sera anche uno scricciolo come Alessandro Florenzi, classe '91 romano, può lasciare un gigante come Piqué a bocca aperta al punto di dichiarare in un tweet:
 Uno dei più bei gol subiti nella mia carriera

Il gol di Ale, magico


Ale, che non si risparmia mai, che a pronunciarlo così accorciato alla "romana" è già di suo un urlo di gioia!
Ale piccolo, anche fisicamente, eppure così grande da sembrare immenso. Partita dopo partita, gol dopo gol, ruolo dopo ruolo. Sempre legato ai valori veri: la Roma e la sua famiglia.
Ale che ci ha già lasciati senza fiato quando è corso ad abbracciare la nonna in tribuna dopo averle dedicato il gol ( https://www.youtube.com/watch?v=nQyLpUXhtm8 ) e che ieri, come la parabola disegnata dal pallone è terminata con lo stesso pallone nella rete, è stato solo capace di portarsi le mani sul volto.
Lo stadio è esploso nello stordimento generale provacato dalla sorpresa e lui era lì fermo, incredulo, più stordito di tutti, convinto che questa volta l'aveva combinata proprio grossa.
Ale che "chi glielo avrebbe mai detto di segnare così al Barcellona in Champions League, quando si allenava per diventare un giocatore professionista". 
Intanto mentre lui si portava le mani al volto, tutti quelli che erano in campo con lui, quelli che erano sintonizzati davanti alla tv, seduti al loro posto in tribuna o a guidare un taxi; ad ascoltare la partita con le cuffiette in una cucina o dietro il bancone di una reception di un hotel; quelli che lavorano in un aeroporto, o nella nettezza urbana,  tutti ma propri tutti (forse anche quelli che già dormivano) avranno pensato che quel gol non poteva essere vero. 
Per un attimo il mondo si è fermato tra Roma e Barcellona, e chissà fino a dove, ed è rimasto con la bocca aperta e un solo pensiero: "Ma che gol ha fatto Ale???"
Florenzi non ha fatto un gol pazzesco, incredibile, unico, sensazionale, fantastico, esagerato, extraterrestre o con tutti gli altri aggettivi usati in tutte le lingue dei giornalisti commentatori.
Florenzi ha fatto una magia, solo la magia ti lascia così. Il suo è un gol Magico... anzi Maggico, con due "g" come lo è la Roma. 
Ha sfidato la squadra più forte del mondo e l'ha colpita senza che questa abbia avuto il modo e il tempo di rendersene conto. Come un mago, un'illusionista, un Campione.

Roma - Barcellona: la squadra festeggia il gol di Alessandro Florenzi

La lezione di Florenzi 


Certo il risultato di ieri non è solo merito di questo gol ma di una squadra intera che ha dato una grande lezione a tutti, in primis a lei stessa: il più forte si può combattere.
Non so se questo significa cambio di mentalità, per affermarlo dobbiamo aspettare altri match. Sicuramente si tratta di un passo in avanti per una Roma che in altre occasioni avrebbe perso partite come quella con il Frosinone in Campionato e sarebbe sprofondata con il Barcellona proprio come le era capitato con il Bayern lo scorso anno.
Essere ottimisti è un valore aggiunto di chi è consapevole dei propri mezzi e speriamo che almeno questo la Roma lo abbia ben a mente. Di sicuro lo sa Alessandro Florenzi, un guerriero mai domo.
Lo Stadio poi ieri sera ha dato il massimo: vestito nei suoi colori più belli, pieno di voce, euforia e gioia. Peccato per quelli presenti che hanno preferito tenere la bocca chiusa, sono quelli che non hannno ancora capito come funziona questo splendido sport o, forse, quelli a cui questo sport non interessa affatto e se così è non è nemmeno gente che merita la nostra attenzione.
Alessandro questo lo sa e lo sa tutta la Roma incluso Rudi Garcia che ieri sera ha preparato la partita nel miglior modo possibile.
Lo sa Daniele De Rossi che qualcuno si diverte ancora a criticare ma che ieri è stato stoico, come pure Iago Falque e Szczesny, che per colpa di Suarez ne avrà per un mese. Lo sanno tutti quelli che davanti alla maglia hanno la vista annebbiata d'amore.
Lo sa Francesco Totti che ieri era in panchina a guardare una partita che qualche anno fa avrebbe giocato da protagonista. Lui lo sa che la vita va così, che quella maglia è più importante del suo ego e che il sacrificio viene sempre ricompensato con una gioia.
Quella che ieri ci ha regalato Alessandro, quella che la Roma ci regalerà sempre, ogni volta che crederemo in lei.

Roma - Barcellona 1-1: lo stupore di Alessandro Florenzi





16 settembre 2015

Aspettando il Barça: Frosinone - Roma 0-2, una partita storica


Frosinone - As Roma 0-2, in campo si fa la storia

Quando li ho visti scendere in campo ero ancora incredula. Come la Juventus in serie B, così veder scendere l'As Roma sul campo del Frosinone è stata davvero un'esperienza atipica. Una di quelle cui credevi di non poter mai assistere nella tua vita ma che tuttavia crea uno stato d'animo di speranza ed ottimismo perchè ti fa pensare che tutto è davvero possibile e mai come oggi questa speranza è quella che ci occorre.
A Frosinone ho molti amici, gente con cui sono cresciuta fin da bambina sulle spiagge di Circeo e Terracina, in quel fazzoletto di costa sabbiosa  stretto tra il profilo della Maga Circe e la piccola Rio de Janeiro (così un giorno un turista francese ribattezzò il Monte Giove che sovrasta Terracina).
Li conosco bene i ciociari: fieri, appassionati, simpatici e orgogliosi.
Nemmeno loro ci credevano che sarebbe finita così, con una promozione in serie A intendo, e domenica scorso il pensiero di essere invasi dai romani alla sola terza giornata di Campionato li metteva decisamente in apprensione.
Il Matusa visto dalla tv è decisamente uno stadio da categoria minore: piccolo e non adatto al pubblico delle grandi occasioni.
"Madò guarda che stadio ma come si può giocare una partita di serie A in uno stadio così?"
Mirko è incredulo quando me, noi che a Frosinone ci volevamo andare ma alla fine abbiamo desistito sotto consiglio degli stessi amici ciociari che ci avevano preannunciato:
"Ci saranno al massimo 2500 biglietti ospiti" il che equivaleva a file lunghissime con il rischio che al proprio turno non si trovasse più posto.

Frosinone - Roma 0-2, il gol di Iturbe


La partita


Il divano di casa in queste occasioni è molto comodo. Certo, vista la formazione azzardata da Mister Garcia mi aspettavo un risultato decisamente più schiacciante. Devo riconoscere che Capitan Totti ha disatteso un po' le mie  aspettative, ero certa che con Dzeko lì davanti i suoi palloni sarebbero state rime baciate, codici decodificati, ami per pesci e versioni di latino tradotte dal greco. Insomma, nella mia testa di tifosa malata, con la sciarpa poggiata sul divano e un caffè stretto tra le mani, immaginavo uno spettacolo dalla facile esultanza.
Invece, invece i ciociari sono orgogliosi, Stellone è in gamba e l'As Roma è la solita As Roma un po' presuntuosa e con la testa altrove.
Così c'è toccato soffrire anche per una partita sulla carta "semplice" e questo non lo scrivo tanto per i rischi corsi in area di rigore, oggettivamente poco pervenuti, soprattutto per la mancanza di risoluzione da parte dell'As Roma che è riuscita a sbloccare il risultato solo allo scadere del primo tempo.
Circostanza per altro che non ha minimamente scalfito il Frosinone tornato in campo, dopo il break, più convincente che mai.
Devo confessare che all'ammonizione di Totti, sono scattata in piedi e come un'isterica ho iniziato a urlare per casa "arbitro cornuto" dato che i cartellini (pur se entrambi corretti) erano stati tirati fuori solo per i giallorossi mentre per i gialloblu niente anche se erano stati decisamente fallosi e sanzionabili in molte occasioni.
Fortuna che mentre sbraitavo per casa, passando dal bagno alla camera da letto, Iago Falque l'ha buttata dentro.
Mirko urla, io corro davanti alla tv. Salto un po' e sbiascico un delicato "ECCHECAZZO!" che mette in luce i miei studi dalle suore con orgoglio dei miei genitori.
Il secondo tempo la storia non cambia di molto. Due sostituzioni del Mister, piuttosto incomprensibili, salvo non li si vedano in ottica Champions che vuol dire: Roma - Barcellona.
Esce Dzeko, con la testa fasciata dal primo tempo per una botta rimediata in area di rigore ed entra Radja Nainggolan; poi esce l'autore del gol ed entra Iturbe.
Gervinho resta in campo e il Capitano pure, nonostante una prestazione sotto le media. Fortuna che il Frosinone non ne approfitta, un po' perchè il suo di capitano è dovuto uscire nel primo tempo per infortunio ed era l'unico in grado di sfruttare i calci piazzati, un po' perchè la qualità delle due rose era davvero troppo diversa.
C'è da dire che il Frosinone ha giustamente recriminato un calcio di rigore non concesso ma per fortuna Iturbe, l'uomo cui i tifosi ripongono altissime aspettative, ha chiuso i conti allo scadere del secondo tempo: firmando uno 0-2 che è entrato di merito nelle statistiche di una partita giocata per la prima volta nella storia.

Frosinone - Rome 0-1, gol di Iago Falque


Aspettando il Barcellona


La Roma è quindi arrivata a  7 punti e,  pur non essendo in testa a risultato pieno, si può ritenere soddisfatta. Intanto stasera si torna al debutto in Champions League con una squadra che amo profondamente e che come ogni grande amore conosco bene e temo anche perchè è la più forte de mondo: il Barcellona.
I blaugrana dell'ex Louis Enrique  sono un po' come la Roma per il Frosinone: una montagna insormontabile.
Una squadra praticamente perfetta la cui apparenza non mostra difetti e punti deboli.
Eppure... eppure qualche partita l'hanno persa anche loro, eppure anche Achille aveva il suo tallone e allora perchè no? Perchè non sperare almeno in una sconfitta dignitosa come quella che ha subito il Frosinone? O in una vittoria fortuita?
L'importante è crederci e non perdere la faccia per non perdere la testa. Sembra un gioco di parole ma è così che dovrà andare.
In campo avremo la migliore formazione possibile (Pjanic a parte purtroppo) e una certezza: non possiamo ripetere la Waterloo dello scorso anno contro il Bayern.
Il lavoro mi costringe lontana dallo stadio, in una serata che sarà frenetica e tremendamente isterica. Il cuore comunque sarà là con loro, come sempre, pronto a scoppiare di gioia e a innamorarsi ancora come ogni maledetta domenica e ogni maledetto mercoledì e chissà che la Roma non ci faccia un inaspettato regalo.

Leo Messi e Francesco Totti






10 settembre 2015

Due piedi sinistri, un cortometraggio sullo sport e non solo



Due piedi sinistri è un cortometraggio che parla di quanto lo sport, e la fede calcistica nello specifico, possano essere più importanti di tutto, anche di un handicap. 
Una sensibilità che associata alla bravura dei due piccoli protagonisti, Gabriele Sgrignuoli alias Mirko e Maria Elena Schiorlin nel ruolo di Luana, nasconde il tocco di una donna. 
Due piedi sinistri è infatti diretto dalla regista romana Isabella Salvetti.
La Salvetti ha un curriculum di tutto rispetto. Laureata in lettere moderne si trasferisce a Los Angeles per frequentare il master in Producing dell'AFI per poi lavorare per una casa di produzione americana. Continua la sua formazione a Londra e dal 2003 lavora nel settore come aiuto regista, ispettore di produzione, assistente alla regia. Due piedi sinistri è il suo quinto cortometraggio e gli è valso la nomination al David di Donatello.
Tacco 12 cm non può che scrivere un post su questo piccolo affresco di una Roma che somiglia a quella di un tempo: due bambini, il calcio in piazza, AS Roma e Lazio, il primo amore, una donna dietro la macchina da presa e una certezza... lo sport resta la migliore medicina di tutti. 
Buona visione! Nella speranza di vedere presto un lungometraggio della regista romana.

14 aprile 2015

Torino - As Roma 1-1 e terzo posto sia

Torino - As Roma 1-1, la Roma scivola al terzo posto

Torino - As Roma 1-1, è arrivato il giorno del terzo posto in classifica


Ancora un pareggio. Ancora una volta 1-1, un risultato che significa terzo posto. 
Ne parlo solo ora di Roma, non per rabbia o delusione, non per mancanza di tempo (anche) ma soprattutto per snobismo
Mettetevela come vi pare: la Lazio sta giocando meglio, la classifica ci vede scivolare in terza posizione, eppure per me la Lazio non esiste.

Dietro ogni tipo di filosofia, dietro ogni antagonismo, l'unica domanda che mi disturba è : com'è stato possibile in Campionato pareggiare 6 partite per 1-1, 2 per 2-2 e 4 partite per 0-0 prendendo su 12 partite (36 punti in palio) solo 10 punti???
Siamo rusciti a farci superare dalla Lazio che ha perso 8 volte contro le 3 della Roma ma ha pareggiato solo 4 partite e ne ha vinte 18 mentre la Roma ne ha vinte 15.
Un problema matematico che indiscutibilmente provoca una disquisizione filosofica sull'importanza della strategia d'adottare in campo. E' colpa degli attaccanti che mancano, dell'abilità del Mister o dei giocatori tutti che sono dei sopravvalutati? E il Capitano quanto abbiamo ancora bisogno di lui?

L' equivalenza sembra banale: se non si segna non si vince. Lo so che lo dicono tutti e che il problema è stato messo a fuoco da tempo ma la mia preoccupazione è sostenuta dalla mancanza di risoluzione del problema. Senza considerare che al fattore "gol" manca un altro enorme e fondamentale fattore quello "fortuna".

La Roma oltretutto non è stata fortunata


Nelle ultime due prestazioni, quella contro il Torino dopo e quella contro il Napoli prima, la Roma ha dimostrato di esserci. Di avere avuto un ritorno di forma e di carattere ma la fortuna l'ha poco assistita.
Si è tornati alla vittoria in alcuni casi ma sempre con un gol di misura che poco aiuta a sentirsi padroni della partita. In bilico fino alla fine contro pali e scelte arbitrali che, nessuno vuole discutere, ma che nel discorso complessivo vanno incluse.

Secondo uno studio attento delle partite è evidente però che 12 vittorie su 15 sono state realizzate entro il 6 Gennaio 2015. Il che significa che questo famoso "crollo" non risale a Novembre, come a molti piace dire, ma all'inzio dell'anno quando, uscita dalla Champions League, la Roma avrebbe dovuto rafforzare la sua posizione in Coppa Italia ed Europa League ed invece si è fatta maldestramente cacciar via da ogni parte.

Come un ragazzino intelligente che non si applica la Roma ha ancora 8 partite, quindi 24 punti, per evitare di essere rimandata a settembre. Ce la farà?

As Roma - Napoli 1-0, la Roma torna a vincere all'Olimpico dopo mesi.

Sarà in grado di sostenere lo sprint finale


Certo, collezionare 6 vittorie, 1 sconfitta e 1 pareggio, come nelle prime 8 partite, sarebbe da considerare la migliore delle  prospettive e permetterebbe di prendere 19 punti.
Se invece si contano i punti fatti, contro le squadre d'affrontare, nel girone di andata si tratterebbe di 16 punti ottenuti con  4 vittorie e 4 pareggi, nemmeno una sconfitta per un totale di 16 punti.
Nel complesso, dunque, un rendimento costante che ci fa ben sperare se consideriamo che la Lazio, contro le squadre che deve affrontare, nel girone di andata ha preso solo 12 punti  (perse 2, pareggiate 3 e vinte 3) mentre nelle prime otto partite, volendo ripercorrere il Campionato a specchio, collezionò 5 vittorie e 3 sconfitte per un totale di 15 punti, meno di quanto ha fatto la Roma.

Inoltre la Lazio è in finale di Coppa Italia... una finale che vincerà, date retta a me.
La matematica e la statistica possono anche non piacere ma sono materie scientifiche che parlano chiaro... che il Campionato sia a specchio o no, la Roma è più forte e lo dimostrerà. 

Questa è la buona notizia che volevo darvi prima della buona notte e adesso staremo a vedere... e volevo anche aggiungere che i romanisti hanno il diritto di crederci, l'obbligo di crederci perchè altrimenti non ha senso tifare AsRoma.


24 marzo 2015

Cesena - As Roma 0-1 Daniele De Rossi, anima romanista

Cesena - As Roma 0-1, Daniele De Rossi segna e la Roma vince.

 Daniele De Rossi segna e l'As Roma vince una partita fondamentale.


Daniele De Rossi, il giocatore più discusso degli ultimi tempi, ha siglato una rete importantissima. Inutile scendere in tecnicismi, mettersi a parlare di una partita ancora una volta poco interessante. Non voglio raccontare la desolazione del vedere una squadra senza le gambe, sono mesi che non si parla di altro. Quindi oggi voglio esprimere le mie riflessioni su una squadra che, pur senza le gambe, ha tirato fuori di nuovo la sua anima, un'anima romanista, un'anima vera, un'anima con un nome e un cognome: Daniele De Rossi.

E già lo so, perchè l'ho sentito dire e l'ho letto, che qualcuno lo continua a mettere sulla gogna Daniele quello che "un gol casuale lo salverà per sempre", "misterseimilioniemezzo all'anno" e tante altre cattiverie. Per carità ognuno può pensare quello che vuole, e non sono certo io a dover convincere una parte del tifo giallorosso a perdonare un calo vistoso e indiscutibile di prestazioni da parte del nostro numero 16.
Quello non è discutibile, ahimè e sarebbe fazioso e poco obiettivo ammettere che negli ultimi tempi Daniele De Rossi ci ha fatto più ridere che disperare.
Quello che invece voglio mettere, e lo voglio mettere fortemente, in discussione è il concetto di "anima" di una squadra. 

Il Capitano e le sue due anime


Cosa s'intende per Anima di una squadra?
Il Capitano è colui che la squadra la trascina, la supporta e la motiva in campo e negli spogliatoi. A Roma questo ruolo è sdoppiato.
Ci sono giocatori che sono dei campioni, il loro ascendente è talmente forte che chiunque giochi con loro non può che subirlo e positivamente esserne vittima, come se la forza del campione lo motivasse a dare e fare del suo meglio.
La maggior parte questi campioni sapendo di esercitare questo potere, non si sforzano di motivare la squadra e i propri compagni in un modo diverso da quello che può essere l'esempio in campo, il gesto atletico, la generosità nel gioco, il rispetto delle scelte. I campioni di questo tipo sono come i primi della classe, quelli che raramente cogli impreparati. Loro sono fighi e tanto basta.
Poi ci sono quei giocatori che hanno una marcia in più anche se non sono dei fuoriclasse. Quelli che non ci stanno a prerdere, non ci stanno a giocare male e soffrono quando questo accade. Questa categoria è rara, talmente rara che se mi chiedete un'esempio della prima specie mi viene facile dire : Totti, Del Piero, Baggio. Mentre della seconda tipologia mi vengono in mente esempi come De Rossi, Inzaghi, Mancini. Giocatori rari e ormai passati... eppure noi due di loro ancora li abbiamo in squadra.
Ecco la Roma ha un Capitano solo fatto di due animequelle di Francesco e Daniele ed è questa la sua più grande fortuna.
E non esiste un Capitano Futuro perchè Daniele è da tempo che interpreta l'anima grintosa e passionale di Capitano, lui è un Capitano vero. 

Le critiche di chi non capisce

Chi critica queste due anime vuol dire che non è meritevole, a mio avviso, di essere considerato un romanista per il semplice fatto che nega l'identità di una squadra, nega la sua peculiarità più bella.
L'As Roma a differenza di altre realtà calcistiche ha un cuore, ha dei giocatori romani, romanisti che quando scendono in campo (nel bene come nel male) credono davvero nei colori che indossano e non è retorica o fantasia, ci credono e soffrono per quella maglia. 
Loro sono la nostra ricchezza, sono quelli che ci distinuguono dalle altre squadre fatte per vincere o sopravvivere, fatte di giocatori che la maglia la cambiano ogni anno o quasi. A cui non interessa essere ceduti durante il mercato di gennaio. Giocatori che vivono il calcio come un mestiere senza nessun particolare attaccamento ai colori che indossano.
Per questa ragione  bisogna avere il doppio del rispetto per Francesco e Daniele.

L'esultanza

Basta vedere la sua esultanza, quella vena sul collo (anche quella sono stati capaci di criticare) che mi piace tanto perchè quando Daniele è corso dopo il gol segnato contro il Cesena, ha urlato cosi forte da far andar via la mia voce, ha corso così tanto da farmi perdere il fiato.
Una partita sofferta ma con una certezza rinnovata, questa Roma non si è venduta l'anima, questa Roma c'è ancora. 


18 marzo 2015

As Roma - Sampdoria, il silenzio di chi ama

As Roma - Sampdoria 0-2, il silenzio di chi ama

 

As Roma, assente ingiustificata


L'As Roma è assente ingiustificata, io no. Dopo 21 giorni torno a scrivere e chiedo scusa ai miei lettori. Lo so ogni tanto inizio i miei post così ma devo confessarvi che dopo le ultime partite ho avuto seriamente difficoltà a esprimere un giudizio su quanto stava capitando all'As Roma.
Dopo la vittoria con il Feyenoord ho sperato nella previsione di Capitan Totti quella che recitava:
"Se vinciamo giovedì, vinceremo anche lunedì contro la Juventus" ma così non è andata e la delusione ha prevalso sulla razionalità.
Una partita, quella contro i bianconeri, che si poteva perdere ma anche vincere. Una partita che serviva per riscattare quella "pagliacciata" dell'andata, che doveva rimettere in gioco tutto, ma che non ha rimesso in gioco niente.
Così priva di umore e di parole, dopo la fallita profezia di Totti, ho mantenuto il silenzio in attesa di un segno.

As Roma - Chievo 0-0


La settimana successiva il segno non c'è stato. Uno 0-0 contro il Chievo ci ha tenuto inchiodati miracolosamente al secondo posto, più per demerito di chi insegue che per merito della Roma stessa. A colpire, ancora una volta, la totale assenza di gioco e d'idee.
Nel mirino dei colpevoli entrano (o sarebbe giusto scrivere: entrano di nuovo) i due pilastri della squadra: Totti e De Rossi. Il primo perchè "vecchio" il secondo perchè "morto".
Certi soggetti che si definiscono tifosi ne hanno dette e scritte di tutti i colori senza vergogna, senza memoria. Penosi.
Anche per amore di Totti e De Rossi ho continuato a tacere. Ho voluto vedere fino a che punto il mio silenzio doveva protarsi. Fino a dove si può mantenere il fiato senza prendere ossigeno.

As Roma - Sampdoria 0-2: Totti e De Rossi


Fiorentina - Roma 1-1 di Europa League

Poi è stato il turno di un incontro tutto italiano per un trofeo internazionale. Quello dei Viola di Montella, presi a schiaffi dalla Lazio in Campionato, contro l'As Roma al Franchi alla ricerca ormai continua di riscatto.
Daniele De Rossi questa volta la combina davvero grossa, un suo errore procura il vantaggio della Fiorentina. Cosi "si butta malato" (si dice a Roma) ed esce, in preda ai sensi di colpa forse e alla consapevolezza che le critiche che gli vengono mosse da mesi, iniziano davvero a trovare terreno fertile.
La Roma soffre ma piano piano esce fuori.
L'uomo di questa rinascita si chiama Keita, che dopo aver pareggiato la partita con Juventus all'Olimpico, infila la testa su un cross dal calcio d'angolo di Florenzi e insacca alle spalle di Neto, che aveva già parato un rigore a LjaJic (l'unico ex che non segna).
E' ancora una volta 1-1 ma questa volta è un pareggio buono. Lo dicono tutti. Sprazzi di Roma tornano a farsi vedere. Daniele De Rossi a parte, la Roma sembra esserci, forse si può tornare a prendere fiato.
Aspetto ancora un po' prima di scrivere un post, prima di dire la mia. Come un pesce fuor d'acqua, che per paura di perdere ossigeno continua a boccheggiare, in attesa di un Roma - Sampdoria che potrebbe definitivamente getterami nel mare a nuotare.

As Roma - Fiorentina 1- 1, il gol di Keita

As Roma - Sampdoria 0-2


Si sa che, se per le quote della Snai l'As Roma è data favorita, la Roma porterà a casa il risultato meno scontato. Così è stato. Poteva vincerla, dato che non vinceva in casa dallo scorso 30 novembre 2014, e poteva addirittura pareggiarla, nessuno ne sarebbe rimasto sorpreso, ma no, no  la Roma questa partita ha deciso di perderla.
Rimanendo ancora inspiegabilmente al secondo posto ma guardando dall'alto a una sola distanza l'odiata Lazio che ha preso il volo e zitta, zitta ha ridotto la distanza.
Ecco starei trattenendo ancora il fiato se l'epilogo che mi si mostra non mi apparisse tanto tragico da togliermi definitivamente la parola. E allora ho deciso di parlare.
Per quanto ancora l'As Roma potrà rimanere incollata a questo secondo posto?
Ce la farà a vincere all'Olimpico contro la Fiorentina giovedì prossimo? Come si può risollevare una squadra che perde quando gioca bene e pareggia quando gioca male?
Che ci siano problemi grossi è evidente da tempo.
Anche se già da tempo avevo espresso il mio punto di vista, e se c'è una cosa che odio è ripetermi e dire "L'avevo detto", a questa Roma manca una Società. 

Manca una Società


Vorrei chiamare all'appello tutti quelli che se la prendevano con la famiglia Sensi, che sono gli stessi che dicono che Totti è finito o, peggio, che Totti è un problema.
Contro i blucerchiati Totti è stato il migliore in campo, unico fuoriclasse di una squadra senza palle.
All'As Roma manca una Società seria, in grado di essere presente e di tirare per le orecchie chi marcia male. Impariamo a dare un vero nome ai problemi.
Questa Società manca come un genitore in carriera, preoccupato dei suoi business e pronto a fare dei regali spropositati ai suoi pargoli per compensare le sue assenze.
"Eccoti lo Stadio, eccoti lo sposor Nike e il Roma Village. Poi un bel restyling a Roma Channel e una Radio tutta tua, contenta??? Facciamo un precampionato in Australia allora!"
Ecco le promesse di un genitore assente, uno che guarda le partite da Boston e non fa altro che viziare i suoi figli.

As Roma - Sampdoria 0-2 : il silenzio di chi ama, Emma Ferrero giallorossa

Il silenzio di chi ama


Contro la Sampdoria sono rimasta a casa. Fuori pioveva e l'umidità m'invadeva le ossa. Non avevo voglia di bagnarmi per questa Roma. Mi sono anche sentita in colpa. Mi sono detta "che razza di tifosa sei? Cosi vecchia ti sei fatta? " Poi ho aspettato.
Ho aspettato sul divano di casa di vedere una reazione in campo della squadra, di sudarsi una vittoria ma questa volta, oltre al danno anche la beffa.
Viviano para la qualunque e la Roma non concretizza anzi rimedia due gol. Sinisa dal bordo campo fa i salti di gioia, mentre il "Viperetta" si presenta alle telecamere con la figlia Emma e la sua sciarpa giallorossa al collo. Lui sbraita, inventa qualche gag e dichiara amore al suo allenatore.
Emma tace, parla solo quando interpellata. Tace con la sua sciarpa al collo e gli occhi tristi che guardano in giù.
Emma tace in un silenzio che parla d'amore, proprio come il  mio perchè chi ama aspetta in silenzio, certo che il proprio amore sarà ricambiato.
Quando uno ama con tutta l'anima, dove va a finire quella passione?  Prima o poi ritorna, ritorna per forza.

As Roma - Fiorentina, l'epilogo?

Giovedì nello Stadio Olimpico di Roma ci sarà il ritorno di Europa League contro la Fiorentina, non so come finirà e, a questo punto, sono relativamente preoccupata.
Potrebbe essere la svolta o la conferma di una stagione partita con aspettative altissime e finita a puttane.
Resterò muta, in silenzio, qualunque sarà il risultato, perchè chi ama non si accontenta di una carezza, chi ama merita molto di più. Merita amore eterno e rispetto.

27 febbraio 2015

Feyenoord - As Roma 1-2 e la previsione di Capitan Totti continua...

 
Feyenoord - As Roma 1-2: il primo gol di Adem Ljajic

Feyenord - As Roma 1 - 2 : il gioco continua...


Qualche giorno fa avevo iniziato il post sul dopo Hellas Verona - Roma con la seguente considerazione:
"Trovare le parole per consolare qualcuno tradito dal suo amore a volte può essere davvero difficile. Soprattutto se il primo a sentirsi ferito è chi deve consolare, perchè l'amore per la Roma è oltre la comprensione di qualcuno che non sia tifoso. A volte è oltre la comprensione dello stesso tifoso al punto che se qualcuno ti chiede: "Ma chi te lo fa fare?"
Poi mi ero fermata, incapace di scrivere considerazioni originali su quanto stava accadendo alla mia Roma. Così non avevo pubblicato il post in attesa che la partita di Europa League mi desse qualche spunto.

Impeccabilmente, dopo Feyenoord - As Roma 1-2, con gli spunti arriva anche la risposta alla domanda che poco sopra mi sono posta: ma chi me lo fa fare?
Il calcio me lo fa fare. Un gioco in cui si può vincere e perdere, si può avere fortuna o sfortuna, si può morire e risorgere.

Se nell'incontro di Verona, l'unico che meritava la mia nota di merito, era l'immenso Capitano Francesco Totti che al minuto 25' aveva segnato il suo gol n. 240 portando la Roma in vantaggio, in quel di Rotterdam voglio parlare di tutti, perchè finalmente ha giocato una squadra.

Feyenoord - AsRoma 1-2 : finalmente gioco di squadra

Il segreto della vittoria

La partita di Rotterdam ha dimostrato due cose: 1. Quando l'As Roma gioca da squadra, vince;
2. L'As Roma non ha dimenticato come si gioca e questa è la notizia più notevole. 
Certo non è stata una Roma impeccabile, ma nel complesso ha gestito una gara difficile, in un ambiente ostico e in uno stadio dove il Feyenoord non aveva mai perso. 
Il tutto con un atteggiamento maturo, che non ha ceduto alle provocazioni, e che l'ha premiata facendole guadagnare 3 punti e un passaggio di turno che, in questo momento, era fondamentale. 

Ogni maledetto giovedì

Ogni maledetto giovedì lavoro al ristorante di famiglia Armando Al Pantheon, del resto tra una cameriera e una giornalista la differenza è minima (se non per il trattamento economico che per il cameriere è migliore ovviamente). 
Potete immaginare cosa significhi per una famiglia di malati romanisti non vedere la partita? Qualche volta già ve ne ho parlato ma vi assicuro che ogni volta è un'agonia.
La tensione è sempre altissima, soprattutto se si gioca in Europa e se le altre squadre italiane si stanno qualificando tutte. Inoltre considerando il periodo poco "felice" della Roma, è ovvio che l'umore non sia proprio alle stelle.
In cucina zio Fabrizio è talmente agitato che non vuole sapere nulla, mentre mio cugino Flavio si sintonizza con il cellulare sulla frequenza radio che trasmette il match. 
Il mio via vai, dalla cucina alla sala, non mi permette di cogliere nessuna notizia. Ogni tanto chiedo frettolosamente a Flavio: "'Mbè come va?" e lui mi risponde con un: "Totti palonetto fuori" e dopo qualche minuto "Totti palo"!
"Eh cavolo però! Allora c'ha ragione papà siamo pure sfigati!!!" Papà che, da romanista malata, ha preferito una serata al teatro senza sapere cosa si sarebbe perso.
Zio mi azzittisce : "Non comincià adesso!"
E chi comincia??? Mi defilo in sala alla ricerca di piatti da alzare, di dolci da consigliare e caffè da distribuire. 
Intanto dalla radio si sentono solo fischi, tanti fischi, assordanti, fastidiosi, fino al minuto 47 del primo tempo quando Ljajic segna e allora ai fischi, si sostituisce un unico e fragoroso urlo di gioia del radiocronista. L'ansia si rompe e, in quel momento, quell'urlo interpreta lo stato d'animo di tutti noi all'ascolto. 
Salgo in cucina (scrivo salgo perchè ci sono 3 scalini che dalla sala conducono alla cucina a "vista") e mi nascondo nell'angolo, dove si trova mio cugino per un'esultanza muta ma tanto liberatoria. 
Il primo tempo termina così con Fabio, il cameriere di sala, che chiede: 
"Che succede? Chi ha segnato? Che dice Mirko (infatti Mirko di solito mi aggiorana via whatsapp)?" per poi commentare a risultato positivo raggiunto: 
"Tanto lo sapevo". 
Eppure a me quando la Roma segna la gioia dura un attimo. Vorrei che la partita terminasse, che tutto si concludesse all'istante perchè l'ansia mi uccide. 

Feyenoord - As Roma 1-2: il raddoppio di Gervinho


Il secondo tempo riprende sommerso da fischi. 
Il radiocronista parla di oggetti in campo e Mirko mi scrive di "partita cattiva" e "continue provocazioni da parte dei giocatori del Feyenoord". 
All'ansia si unisce un po' di preoccupazione: Perchè una partita di calcio deve trasformarsi in un incontro di pugilato?
Pochi minuti e Flavio mi avverte che la partita è sospesa.
Sospesa? E fino a quando? Dieci minuti non passsano mai. Dalla radio si sente di nuovo qualche fischio e una voce che descrive il gioco. 
Flavio è serio e mi comunica che il Feyenoord ha pareggiato
Non ci voglio credere. Questi hanno avuto un comportamento inadeguato in trasferta, oggi tirano oggetti in campo fermando una partita e tutto è "normale"? Magari passano pure il turno? 
Non parlerò di questo perchè non voglio rubare la scena alla festa... quindi proseguiamo.
Flavio dice che tanto la Roma fa ricorso ma l'assurdità della situazione m'innervosisce, senza considerare che dal minuto 9', esattamente quando la partita è stata sospesa, il Feyenoord giocava in 10 per l'espulsione di uno che ho soprannominato Tè Verde, per l'assonanza del suo nome alla bevanda, ironia della sorte nota per le sue doti calmanti.
Scendo di nuovo in sala. 
Meglio sparecchiare e scambiare qualche chiacchiera con i clienti. 
Dalla cucina trascorrono pochi minuti e si affaccia Flavio che, con le mani infilati nei guantoni gialli di gomma per pulire i piatti, mi indica un 1 con la destra e un 2 con la sinistra. Sorride e il nome di Gervinho arriva fino a Piazza del Pantheon. 
Ora bisogna solo tener duro. 

Appuntamento a lunedì sera

Quando l'arbitra fischia è finalmente vittoria. E allora a quel paese i mulini, i tulipani, gli zoccoli di legno e la sirenetta. A quel paese l'Olanda e la paura, la sfiga e la violenza. 
La Roma ha ritrovato un po' di quella fiducia che era sparita. Ha capito che l'Europa League si può fare, che la squadra non è sparita, che la vittoria ha un gusto più buono della sconfitta o del pareggio. 
Ed è fondamentale che tutto ciò sia successo alla vigilia di una partita tutta da giocare, di una rivincita tutta da vincere. 
Nel calcio ci sono match che durano 90' e match che durano una vita. 
Roma - Juventus è uno di quei match. L'As Roma lo sa e dopo la vittoria di ieri ne è certa: As Roma - Juventus è  pronta per essere giocata. 
Lo ha detto anche Capitan Totti ieri in conferenza stampa e in Totti we trust.
La vendetta va servita fredda... alle 20.45 di un lunedì 2 Marzo 2015, in uno stadio Olimpico pieno. Loro contro noi. 11 contro 12 e questa volta non basteranno 3 gol in fuori gioco per vincere.


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