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19 marzo 2017

Roma - Lione, tre giorni dopo.

 
AsRoma - Lione 2-1

 

Roma - Lione 2-1

Il diario della tifosa riprende proprio da una vittoria imbevuta di delusione. Ho deciso di riprendere da qui perchè ci sono partite che meglio di altre spiegano la condizione dell'essere romanista. E' in partite come Roma - Lione che si riconosce un vero romanista.

Verso lo stadio

Il viaggio verso lo stadio era intriso di tensione. Mai come questa volta ho incontrato i volti degli amici di fede giallorossa con cui condividere uno sguardo, un sospiro, una speranza. 
Roma - Lione poteva essere la partita della "svolta", una di quelle in cui si può fare il miracolo anche perchè non si sarebbe trattato di un vero miracolo... il romanista lo sa che ci sono vari tipi di miracolo. 
All'As Roma sarebbe stato sufficiente un 2-0 o un 3-1, nulla di stratosferico o di paragonabile per esempio a quanto, pochi giorni prima, aveva realizzato il Barcellona in Champions League ribaltando un 0-4 con un 6-1!!!
Tutto questo ci metteva in quella condizione di "crederci", di "sperarci". Una condizione emotiva che si trova nel limbo tra il baratro e il paradiso. Insomma come essere vicino a un precipizio ma a una distanza ragionevole per non cadere nel vuoto. Eppure, la coscienza del romanista lo sa che queste speranze non le sono concesse.
Nel tragitto verso lo stadio, vi stavo raccontando, ho incontrato Federica con il suo fratellone. 
Ci siamo salutate al semaforo di Piazza Maresciallo in Giardino. Eravamo fermi con gli scooter al semaforo e ci siamo trovate fianco a fianco. Un sorriso, uno "speriamo bene" e il rosso diventa verde così schizziamo verso il nostro destino. Nel parcheggio, a farsi incontro a me e a Mirko, c'è Gabriele. Sta solo e vaga alla ricerca di Stefano, suo padre, che ancora non è arrivato. 
"Speriamo bene" dice anche lui e vedendo me scuotere la testa aggiunge : "E' che da romanista mi torna in mente un'impresa che a niente è servita" e a quel punto io lo fisso con un sorriso a metà tra il rassegnato e l'interrogativo: "Pure a me... " faccio e allora Gabriele prosegue: 
"La tua risale ai primi anni '90?" 
Gli dico di si e lui continua: 
"Allora mi sa che è la stessa... Roma - Slavia Praga 3-1 e non bastò!" (già era il 19 Marzo 1996)
A quel punto il mio ottimismo esce fuori : 
"Beh, in questo caso basterebbe".
Ci salutiamo e proseguiamo verso l'Olimpico io e Mirko più taciturni del solito. 
Passa Claudio con il suo gruppo, ci scambiamo un abbraccio forte poi lui mi saluta con un : "Tranquilla! Questa sera gliene facciamo quattro!" 
Adoro il suo ottimismo così atipico nel tifoso romanista.
Allo stadio pochi controlli e poca fila.Il mio cellulare squilla. Lampeggia la scritta "Mamma". Rispondo.
"Che stai facendo?" 
Mia mamma è la persona meno interessata al calcio che conosca, nel senso non solo che non le piace vedere le partite ma che non le capita, nemmeno per errore, d'incappare nelle notizie sportive alla fine del telegiornale il che fa di lei una vera ignorante in materia. Nel vero senso del termine. Lei semplicemente ignora il calcio. Lei non distingue una partita di campionato o di europa league o di champions league ovviamente. Lei semplicemente sa che papà e io siamo malati di As Roma e che è meglio che vinca perchè il nostro umore potrebbe essere intrattabile.
"Mammi sto andando allo stadio, oggi gioca la Roma"
"Oggi? E che partita è???"
Che partita è??? Che partita è??? Com'è possibile che mia madre non abbia idea che ci stiamo giocando un posto in Europa, in un anno in cui la competizione è alla portata nostra e potrebbe regalarci un trofeo mai vinto???
Tiro un po' il fiato per non rispondere d'istinto. Un romanista provocato diventa una bestiola. Una romanista peggio.
"Mammi" le dico "E' una partita fondamentale, ci giochiamo un posto in Europa" uso le parole più semplici che conosco per cercare di farle capire il succo della storia. 
Lei capisce e taglia corto:
"Va beh, va beh ti lascio stare allora ci sentiamo domani".
Le mando un bacio ed entro nello stadio. 

AsRoma - Lione 2-1, il goal di Strootman

Dentro lo stadio 

Gli spalti alle 20.00 sono ancora abbastanza vuoti. "Dice che hanno venduto più di 40 mila biglietti" commenta Simone, mentre gira il volto da Curva Sud a Tribuna Montemario passando per la Tribuna Tevere "a me sembra che sia ancora mezzo vuoto ma sono già le otto passate, questi che hanno comprato i biglietti dove sono?" 
In effetti anche io e Mirko sospiriamo e ci domandiamo la stessa cosa. Poi ci scattiamo un selfie da mandare nella chat AsRomaForever, di cui sono presenti anche Giacomo ed Emo che hanno postato una foto dalla Montemario con il mitico Jordan, un ragazzo canadese super romanista che per amore è arrivato in Italia e ha insegnato ai suoi alunni della classe d'inglese l'inno della Roma documentato da filmato. Un vero innamorato, un malato come noi. 
Man mano che i minuti scorrono aumentano gli spettatori. La squadra si allena con il sostegno del pubblico, anche loro sembrano particolarmente tesi.
Il telefono squilla: Gabriele.
"Oi dove sei?" Mi fa.
"Siamo qui ingresso 15 e tu?"
"Io 17... Curva"
"Ah, mannaggia siamo in un altro settore. Oh, Forza Roma!"
"Daje!"
La tensione del tifoso è strana: ti si chiude lo stomaco, senti un formicolio diffuso e soprattutto sale l'ansia che toglie il fiato e porta al sospiro facile. In tutto ciò i muscoli sono in tensione come se tenessi due pesetti nelle mani per 90 minuti. Un incubo. 
La partita inizia. I ritardatari, quelli che vengono definiti i "tifosi occasionali" , iniziano ad arrivare alla spicciolata a partita cominciata. Questa pratica è particolarmente fastidiosa per i tifosi non occasionali che sono abituati non solo ad arrivare allo stadio con 2 ore di anticipo ma soprattutto a vedere la partita senza quel via vai continuo di gente che si ferma sui gradini un po' per controllare il numero del posto sul biglietto, un po' per guardare la partita. 
Una partita fondamentale come As Roma -Lione non puoi arrivare con 15 o 20 minuti di ritardo, non è concesso.
Soprattutto quando al minuto 16, dopo un inizio scoppiettante per la Roma, a segnare è il Lione. Lo fa sotto la Curva Sud. Un gol identico a quello dell'andata. 
"Questa non ci voleva proprio, ma porca miseriaaaa!!!" 
Un ragazzo accanto a me, è la prima volta che lo vedo, per fortuna sembra una persona tranquilla. Non urla parolacce, non bestemmia, semplicemente guarda la partita e ogni tanto commenta ad alta voce. Al minuto17' però salta e come quando Strootman la butta dentro e pareggia i conti, annullando di fatto il vantaggio degli avvarsari e mettendo la Roma nella condizione di "ricominciare daccapo", servono ancora due gol e abbiamo ancora 73 minuti per provarci. Impresa possibile. 
Il Lione è una buona squadra ma subisce una Roma ordinata e ostinata. La Magica sta giocando per vincere e non sente ragioni lo farà. 
Nel frattempo la Roma si mangia parecchie occasioni, il portiere del Lione fa di tutto per perdere tempo innervosendo tutti noi sugli spalti e i giocatori della Roma escono a fine primo tempo con la maglietta sudata. 
Scendiamo le scale per andare a smaltire l'ansia. Nel cappotto tengo un pezzo di cioccolata, la mia droga contro lo stress. Passa Massi e ci saluta. Commentiamo velocemente il primo tempo. La sfiga, che un pochino ci perseguita e chiudiamo con un "speriamo bene".  Già speriamo bene, perchè alla fine noi romanisti di natura siamo ottimisti. Sono gli eventi che ci trasformano in pessimisti. Il secondo tempo è il tempo che ti toglie anni di vita. 
La Roma spinge, spinge forte infatti bastano 15 minuti per raddoppiare complice un autogol di Tousart e "mica possono essere tutti loro i rimpalli no?" 
L'arbitro mi infastidisce ha ammonito quasi tutti i nostri mentre ai francesi lascia fare quello che vogliono.. "In Europa è così" commenta evidentemente qualcuno dei tifosi occasionali. 
L'ansia aumenta. La cioccolata non basta. Non basta più nulla, nemmeno l'ingresso in campo del Capitano. 
"Lo ha messo perchè è la sua ultima partita in Europa" mi dice Mirko. Questo non mi riconsola, m'innervosisce molto per me non esiste un'ultima partita per Francesco Totti. 
Il Capitano tocca due palle che sono due meraviglie. Il tempo se ne frega di noi, continua a scorrere insesorabile e quando scatta il contropiede su una nostra azione e Alisson effettua una parata impossibile tutti gridano al segno. 
Mirko si gira verso di me : 
"Questa partita la vinciamo! Te lo dico io la vinciamo! Questo è un segno dopo una parata così non si può perdere" 
Einfatti non si perde ma non si passa il turno. La partita finisce al cardiopalma come sempre. Qualche bambino piange sugli spalti, io vorrei tanto piangere ma ho il fisico abituato alla Roma e il pianto si trasforma in mal di stomaco. Al fischio finale, come dopo un esame universitario o una prestazione sessuale particolarmente intensa, i muscoli sono completamente indolensiti. La tensione scende e il mal di testa aumenta e con il mal di testa anche le domande del dopo partita. 

AsRoma - Lione 2-1, Daniele De Rossi

Fuori lo Stadio 

Le domande del dopo partita sono tante e si mischiano alla autocommiserazione. 
"Finisce sempre così" "Che ti avevo detto...mai 'na gioia" "Però abbiamo dato il massimo" "Lo stadio questa sera è bellissimo, non ci meritano" e così via... potrei continuare per ore il repertorio è davvero nutrito. 
La verità è che l'As Roma è fuori dall'Europa e che questo obiettivo è stato fallito. La verità è che un romanista lo sapeva che anche questa sera la storia non si sarebbe fatta, che quel giorno arriverà ma non si capisce bene quando. Essere romanisti è più o meno questo: sentirsi fieri anche nella sconfitta. Siamo fatti così, sosteniamo un amore e contro l'amore non si può lottare. 
Squilla di nuovo il telefonino questa volta lampeggia il nome : Claudia. 
Mia sorella vive lontano da qui e la sera lavora fino a tardi. Rispondo subito anche se ho poca voglia, non ho chiamato nemmeno papà so che ha il mio stesso umore: 
"Oi tutto bene?" 
"Si, certo che stai facendo?" Ecco Claudia è proprio figlia di mia madre. Lei il calcio non lo concepisce proprio: 
"Sono una femminista, non perderei mai tempo per uno sport giocato da maschi!" 
La sua risposta mi fa riflettere, sempre saggia la mia piccolina... e allora perchè io perdo la ragione??? Mi girano le scatole, mi girano sempre quando la Roma non vince, quando perde un'occasione, quando t'illude fino all'ultimo per poi farti tornare alla realtà. La Roma è come un sonno dal quale ti riprendi con un paio di schiaffi in faccia o un secchio di acqua gelata...come fa a non roderti quando ti svegliano così? 
Eppure sono queste le partite in cui si capisce se si è romanisti o no. Sono le partite in cui devi avere più forza, devi decidere se restare o rimanere e posso giurare che si rimane sempre. 
Si rimane ad aspettare quel giorno che qualcuno ti ha giurato che prima o poi arriverà, di solito a prometterlo è stato il tuo vate, la persona che ti ha iniziato a questa religione. Hai fiducia in lui e hai fiducia nella tua fede e allora aspetti che quel giorno in cui la Roma farà la storia tu ci sarai, perchè magari una volta negli ultimi 17 anni ti è già capitato di esserci e ancora te la ricordi tu quella giornata, è stata la più bella della tua vita. 
Saremo di nuovo più forti di tutti per una volta ancora ed è per questo che soffro e tifo Roma.




AsRoma - Lione 2-1 , Strootman, Manolas e Daniele De Rossi


























21 novembre 2016

Telefona quando arrivi, il nuovo libro di Paolo Ruffini


Tacco12cm intervista con Paolo Ruffini per il suo romanzo "Telefona quando arrivi"
A vederlo con quella faccia un po' così, sempre a metà tra il serio e la presa in giro non avrei mai pensato che intervistare Paolo Ruffini potesse essere tanto divertente e formativo. Classe 1978, una formazione che lo porta a svolgere tanti mestieri: quello di attore, di regista, di presentatore. La sua passione per il cinema lo spinge a fondare l'associazione Nido del Cuculo. Dopo averlo visto sul palco di Colorado e averlo letto come blogger nel suo blog #solocosebelle è giunto il momento di prenderlo sul serio, perchè quando si parla di ricordi e memoria si ride molto ma lo si fa seriamente. 
 
Il grande pubblico ti conosce come conduttore e attore e invece oggi t’intervisto nei panni dello scrittore…
Pensa te… come me la tiro!
Ti devo dire invece che sei stato una bellissima scoperta, sarà che sono del tuo stesso anno e mi sono ritrovata in tutti i tuoi ricordi… non so però mi è molto piaciuto. Come nasce questo libro?
Forse tu saresti più brava di me perché io ci sto talmente dentro che non saprei raccontarlo. Credo che sia soltanto un piccolo percorso della memoria per ricordarsi di come eravamo prima dell’avvento del web.  Cerco ovviamente di sospendere il giudizio, di non fare il conservatore, dire che eravamo meglio prima  o siamo meglio ora. Ovviamente questo obiettivo lo fallisco totalmente e mi lascio andare a dei sentimentalismi straordinari per quanto riguarda la tv di una volta, delle frasi, delle cose che succedevano tipo delle frasi come quelle che diceva il mio babbo “io intanto scendo, vado a scaldare la macchina”, oppure “telefona quando arrivi” o ancora quando si vedeva una macchina che aveva la nostra stessa macchina e ci si salutava.
Era molto più social no?
Secondo me era molto più social quello che quello che c’è ora, anche perché se te apri Facebook trovi tanta di quella cattiveria da non sembrare molto social. Facci caso, anche quando ti ritrovi a condividere momenti in compagnia e si sta seduti a tavola, ti accorgi che chi hanno tutti la testa chinata sul telefono. Così più che social si diventa a-social.  
Forse un tempo tutto era più reale…
C’era una concretezza diversa data anche dal fatto che se andavi in un posto chiedevi le informazioni; non c’erano i cellulari ma si arrivava puntuale lo stesso, si lavorava, si prendevano gli appuntamenti telefonando. C’erano una serie di cose che tu ti dici “come si faceva?” Ecco mi pongo dei dubbi, forse non ho la cultura per avere delle risposte.  Sono tutti piccoli spunti interessanti e semplici, di cose minimali che c’erano e non ci sono più.
Hai detto bene, tutti piccoli spunti ma tantissimi perché il tuo è un libro che si articola in capitoli più o meno brevi e toccando i più svariati argomenti. Per esempio mi ha fatto molto ridere quando tu racconti, già nella parte del prologo, di film come E.T. , i Goonies e La Storia Infinita che erano considerati dei capolavori già all’epoca della loro uscita e poi parli di Una Poltrona per due e di Piccolo Lord pellicole sempre presenti sui canali tv nei giorni di Natale… tuttora.
Tutti i titoli che trovi, se ci pensi pensi bene sono tornati anche nei cinema in una versione riveduta e corretta. La verità è che non ci s’inventa più nulla. Se tu prendi anche il cinema americano allora 007 è una serie ancora in voga ma che riprende un personaggio degli anni ’30. Batman e Spiderman sono degli anni ’50, Star Wars è iniziato nel 1977. Se tu pensi ai miti del cinema dopo il 2000 fai fatica a trovarli. Rambo, Rocky e Star Treck, le storie di fantascienza sono tutte storie vecchie, nate tanti anni fa. Ora hanno rifatto i Ghostbusters, ci sono i robot di Robocop di Atto di Forza quindi è come se adesso tutto ciò che è nuovo faticasse  ad attecchire. E’ perché semplicemente c’è una dispersione totale. Ricordo quando la mia nonna diceva : “Cosa danno stasera?”  Quando Italia Uno si diceva “sul sei.” Ora se pensi che  ci sono 20 canali di cinema, poi c’è il +24, il +1 . C’è Premium, Fastweb, Infinity, Alice, Netflix, Sky ovviamente è un bene, perché crea tante possibilità, tanta scelta per il pubblico però anche la dispersione di quello che è il ricordo e anche l’idea di condividere qualcosa con qualcuno in un ufficio, in una scuola, anche quello era importante e bello.
Tra la foto, la cartolina e il vhs cos’è che ti manca di più?
“La pellicola cinematografica… lì va beh, si passa all’orgasmo puro”.
E’ fuori ? ti ricordi ? Cercavi il film e non c’era . A me manca il Vhs, sai cosa? Te fai conto che in casa ho 16mila fila di cui 10 mila originali e 6 mila registrati da me. Quindi figurati cosa significa per me registrare , potevi andare avanti e indietro. Anche il videoregistratore aveva una destinazione d’uso, ora io ho un telefono come tanti ma in realtà uso solo 3 funzioni. Prima avevamo gli scaffali più pieni ma c’era un’ attenzione più precisa e perspicua di alcune cose. Adesso abbiamo poche cose che fanno tante cose però non so, ci manca qualcosa.

A pag.17 scrivi : Ricordo che mio fratello riuscì a procurarsi una VHS del film, ma non avevamo ancora il videoregistratore, allora per farmela vedere si fece prestare una videocamera, l’attaccò alla scart del televisore e riprodusse la videocassetta con quella. Che goduria! Che meraviglia!
E vedemmo StarWars e fu un evento. Non so quante persone hanno registrato Nel nome della Rosa quando andò in onda per la prima volta su Raiuno.
Ricordi anche gli spot nel tuo libro e tu ne hai girato anche uno, quello del Kinder Cereali, che era una delle tue merende preferite. Perché quelli del 1978 oltre a essere gli ultimi a non aver usato il cellulare a scuola, sono anche quelli che facevano merenda…
A volte ascolto persone che dicono “ho mangiato di tutto e di più” oppure “questo è come un diamante, è per sempre” non si sono inventati nulla di nuovo.
Ci sono delle cose del passato che rimangono nel presente? 
La cosa del passato che rimane è la coscienza dei bambini almeno fino a 5 anni. Poi cominciano a usare l’ipad invece della penna questo è il futuro però quell’incanto che soltanto i bambini che nascono possono avere, nel senso di fede nei confronti delle favole, dei draghi. L’incanto dei bambini verso la favola, quello rimarrà sempre.
C’è un’altra cosa che mi ha fatto molto ridere ma semplicemente perché mi è successa recentemente. Ho una cugina nata nel 1996 e non ricordo per quale ragione, mi è capitato di dire la parola Gettone e lei mi ha chiesto “Cos’è?” e questa domanda mi ha lasciata di sasso: primo perché mi sono sentita vecchia in un secondo e poi perché mi è venuto da dire : “ma non è possibile che tu non sappia cos’è un gettone”. Beh, tu dedichi un capitolo proprio a questo e lo intitoli : io sono Getto-nato, ce lo racconti?
I Gettoni servivano per telefonare, adesso sembrerà assurdo ma esistevano le cabine telefoniche e prima delle schede telefoniche, per telefonare serviva il gettone che valeva 200 lire e a volte capitava che pagavi con il gettone e ti guardavano di traverso perché non era tanto “ganzo” pagare con il gettone, però era merce di scambio. A me questa cosa mi faceva impazzire, l’idea cioè di comprare qualcosa con una moneta che serviva per telefonare.
Il pomeriggio si vedeva BimBumBam… oppure Ciao Ciao
Ai tempi c’era la tv generalista che dedicava un’ora al giorno per i bambini. I puffi li conoscono tutti grandi e piccini. Oggi invece c’è una scelta talmente ampia che o hai bambini o non sai  di quale cartone animato si stia parlando. Il settoriale ha reso tutto meno pop.
E poi quando si era più grandi si è passati a Non è la Rai .
Ho dei ricordi… trasmissione meravigliosa la mia preferita era Francesca Gollini, i miei primi pruriti. Quando tornavo da scuola c’era Non è la Rai.  A volte penso sia cambiato il pubblico. Oggi siamo molto più esigenti, molto più noiosi. Se te pensi al Festival Bar c’era Den Harrow che cantava palesemente in playback e tutti lì a ballare e cantare, oggi Gianni Morandi non può nemmeno andare a fare la spesa di domenica che si prende una montagna di critiche.
Paolo ti facciamo ascoltare una colonna sonora… vediamo se indovini... (in radio parte una colonna sonora di un famoso film)
Ritorno al Futuro di Robert Zemeckis 1985 con Michael J.Fox e Christopher Lloyd. Vi dico una cosa su questo film. Robert Zemeckis, che è l’ideatore di Ritorno al Futuro, ha proibito proprio un contratto nella sua licenza che qualche studio hollywoodiano possa fare un remake o un sequel. Ritorno al Futuro non si farà mai più. Quello è e quello sarà per sempre.  Niente sarà mai abbastanza. Io sono uno StarWarsista  e devo dire che quello è stato prodotto dopo, anche se bellissimo, è stato uno sputtanamento di tutto. La storia non doveva uscire fuori da dove ormai era imprigionata.
C’è qualcosa “di nuovo” che invece reputi una gran bella invenzione?
Youtube, Wikipedia… non sono contrario alla possibilità che oggi tutto sia più raggiungibile. Però contesto il modo. Un tempo, oltre a ottenere l’obiettivo imparavi come cercare qualcosa. Sono solo polemico sul  fatto che non sappiano più chiedere un’indicazione,  ho il timore di perdere il contatto umano e così la memoria. Oggi ci sono scoperte straordinarie. Prima denunciare certi reati era complicato, ora la tecnologia è andata avanti e aiuta anche chi ha più problemi, la stessa medicina ci ha dato risorse diverse., questo è molto importante.  La verità è che ho scritto questo libro “Per ricordarsi di quando si era felici e non dimenticarsi di esserlo sempre”. 

(Intervista realizzata il 10 novembre a SlashRadio, la Radio dell'Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti Onlus)

“Telefona quando arrivi” – Sperling&Kupfer  
prezzo 17,00 euro 

10 settembre 2015

Due piedi sinistri, un cortometraggio sullo sport e non solo



Due piedi sinistri è un cortometraggio che parla di quanto lo sport, e la fede calcistica nello specifico, possano essere più importanti di tutto, anche di un handicap. 
Una sensibilità che associata alla bravura dei due piccoli protagonisti, Gabriele Sgrignuoli alias Mirko e Maria Elena Schiorlin nel ruolo di Luana, nasconde il tocco di una donna. 
Due piedi sinistri è infatti diretto dalla regista romana Isabella Salvetti.
La Salvetti ha un curriculum di tutto rispetto. Laureata in lettere moderne si trasferisce a Los Angeles per frequentare il master in Producing dell'AFI per poi lavorare per una casa di produzione americana. Continua la sua formazione a Londra e dal 2003 lavora nel settore come aiuto regista, ispettore di produzione, assistente alla regia. Due piedi sinistri è il suo quinto cortometraggio e gli è valso la nomination al David di Donatello.
Tacco 12 cm non può che scrivere un post su questo piccolo affresco di una Roma che somiglia a quella di un tempo: due bambini, il calcio in piazza, AS Roma e Lazio, il primo amore, una donna dietro la macchina da presa e una certezza... lo sport resta la migliore medicina di tutti. 
Buona visione! Nella speranza di vedere presto un lungometraggio della regista romana.

01 settembre 2015

Notizia, mia sconosciuta

Tacco12cm: che fine hanno fatto le notizie?

La torta di frutta sta finendo la sua cottura dentro il forno a 180°.
La frutta si è cotta bene e una leggera frolla di burro, farina e zucchero adagiata su di essa ha assunto un colorito dorato. 
Il profumo ha invaso il soggiorno, come i pensieri hanno invaso la mia testa in questi lunghi mesi che mi separano dal mio ultimo post.
Il mio problema è stato un blocco creativo dovuto dalla convizione che quello che mi circonda è decisamente peggiore di quello che produco eppure riesce ad avere un riscontro più alto.
Non sono un'intellettuale e non credo di aver mai avuto la pretesa di esserlo. Sono una che si è sempre impegnata per svolgere bene il suo lavoro, qualsiasi esso sia. Ferma all'Apologia di Socrate di cui ricordo solo l'insegnamento che ho voluto far mio: io so di non sapere
Con questo insegnamento ho sempre studiato per lavorare, cercando di capire cosa nel mio sforzo potesse trasformarsi in vantaggioso per la comunità.
Ho lavorato presso agenzie di stampa sportiva, ho scritto per giornali, partecipato nelle redazioni e produzioni di programmi televisivi. Ho avuto una mia rubrica radiofonica, ho cercato di studiare il web e l'informazione sul web arrivando a fondare il mio blog e scrivendo per testate online. Al momento mi sto dedicando al cibo. 
Se qualcuno mi chiede se sia o meno soddisfatta del mio lavoro, beh gli risponderei di si, perchè ho conosciuto molta gente e ho dovuto imparare ad applicare la mia arte creativa a una varietà di argomenti che spaziano dalla politica allo spettacolo, dalla moda al cibo, dalla cronaca alla narrativa. Ho conosciuto molti uomini e molte donne che avrebbero meritato più fama di quella che hanno raccolto, più meriti di quelli che hanno ricevuto. Alcuni di loro sono morti, altri sono ancora al lavoro. Altri aspettano il loro giorno fortunato, nella speranza che chi tiene fili non abbia dimenticato il loro indirizzo.
Credo di sapere come funziona questo mondo della comunicazione, che vuol dire tutto e niente. Il lavoro giornalistico in senso stretto è l'insieme di tutte quelle attività volte a dare una notizia.
 E' giornalista un fotografo, un reporter, un montatore. E' giornalista chiunque voglia trasmettere una notizia e lo faccia con criteri precisi rispondendo alle famose 5 W: Who? What? When? Where? Why? ossia Chi, Cosa, Quando, Dove e Perchè.
Tutto il resto è commento, è chiacchiera, è nulla. Ed è questo nulla dilagante che mi avvilisce. Un nulla che ricopre posti di prestigio, che invade le bacheche di facebook e i palinsesti televisivi.
Di giornalisti grandi come Miriam Mafai, Oriana Fallaci e Peppe Fava ce ne sono pochi, pochissimi.
In quanti credono nel mestiere che fanno? In quanti cercano la notizia a costo della morte? E soprattutto: cosa s'intende per notizia?

Oriana Fallaci

Cosa s'intende per notizia


Quest'estate hanno tenuto banco il figlio della coppia dell'acido, il matrimonio di Beatrice Borromeo con il bel Pierre Casiraghi, la love story tra Nike Rivelli e Yari Carrisi, il calciomercato che è diventata una compravendita d'interessi nascosti al pubblico e di soldi da far girare.
Negli ultimi giorni poi abbiamo davvero toccato il fondo: sbattuti sui social compaiono le foto dei corpi morti dei bambini sulla spiaggia. Corpi di bimbi che avranno avuto l'età di mio nipote, costretti ad affrontare il mare per un futuro migliore.
Cosa stiamo diventando? Esiste un'etica nella mia professione, esiste un codice che ha lo stesso spessore morale di quello di Ippocrate per i medici. Non si può e non si deve pubblicare tutto.
La notizia è un fatto di cronaca (nera, rosa, gialla...) considerato importante e di rilievo per chi lo leggerà. Il confine è sottile e spesso viene calpestato,  privato di filtri al punto di fiondarsi sui lettori come un sasso scagliato con una mazzafionda.
La notizia deve avere una fonte certa, delle testimonianze e delle prove altrimenti si tratta di giudizio e qui si entra in un altro campo: quello della diffamazione.

Cosa volete che vi dica? Quest'estate ho preferito leggere narrativa e anche su questo fronte ho avuto qualche delusione. Fermo restando un bellissimo libro sulla storia delle scarpe e dell'emancipazione della donna attraverso quello che è diventato per molti solo un feticcio ma che invece negli anni ha assunto sempre più un valore non solo estetico ma ideologico.
Gli altri romanzi mi sono apparsi ben scritti e raccontati ma pieni di riferimenti tecnologici che tra qualche anno verranno superati come la storia che raccontano. 
Possibile che non si riesca a raccontare un contenuto senza dover citare Facebook, Twitter, Instagram e tante altre applicazioni più o meno note come Yelp, WhatsApp e via dicendo?
Insomma una storia dovrebbe parlare di valori di cui, paradossalmente, la tecnologia è priva. Quello che cerco di dire è quello che nella sua "ignoranza" (intesa nel senso di volontà di non sapere) dice sempre mia madre: questa società è alla frutta.
Dove sono finiti i valori? Come può l'umanità andare avanti se si fonda su tutto ciò che è futile e superabile? Per cosa si combatte, in nome di chi, di quale principio?

Tacco12cm, il blog che va oltre il tacco...


Oltre Tacco 12 cm

Riflettendo su tutto ciò ho cercato di collocare di nuovo il mio blog Tacco 12 cm e sono giunta alla conclusione che continuerà a svolgere il suo lavoro. Tacco 12 cm è nato con lo scopo frivolo di trattare argomenti che sono a cuore alle donne, a partire dalle scarpe da cui prende il nome, fino a superare quegli stessi argomenti per vederli da un'angolatura meno superficiale e più profonda. Per esempio il cm del nome del blog non significa solo centimentri ma anche Chiara Maria, il mio nome.
Si può valicare l'apparenza, buttare giù un clichè come quello che le donne per far carriera debbano aprire le gambe. Per avere successo forse funziona così ma per rimanere in cima ci vuole testa oltre che tacchi altissimi.
Vorrei solo parlare di noi e di quello che c'interessa e ne vorrei parlare bene. Tacco 12 cm non è un blog per donne ma anche di uomini perchè non esistono le une senza gli altri. 
Auguro a tutti voi un buon inizio di Settembre e uno stomaco forte per ingoiare tutte le cazzate che ci faranno assaggiare. 

 



16 giugno 2014

Tacco 12cm : la nostra prima intervista!

Tacco 12 cm, la nostra prima intervista 


http://www.highjewelry.tv/blog/hj-tv/conversations/conversations-chiara-maria-gargioli-e-tacco-12-cm/

Tacco 12 cm sta crescendo e Ginevra Ansuini, della famosa gioielleria Ansuini di Roma, ha voluto intervistarmi per il suo web magazine High Jewelry.
Ecco di seguito le nostre chiacchiere a proposito di As Roma, scarpe e di Roma città.

Dedico questo piccolo successo a tutte le mie lettrici! Ve l'avevo detto che avevo in serbo una sorpresa!

09 giugno 2014

Outfit Estate 2014: una maglia di StMartins da Nota Bene vi aspetta!

 
Outfit Estate 2014: i consigli di Nota Bene, via dei Chiavari 60 Roma

Gli Outfits per l' Estate 2014 sono tantissimi

Questa volta Tacco 12cm è andata a fare shopping da Nota Bene in via dei Chiavari 60, a pochi passi da piazza Campo de Fiori.
Consigliata da Giorgia, figlia di Silvia Bacco proprietaria del negozio, e da Lidia ho scelto questi Outfit Estate 2014 per voi. Cosa ne pensate?

Outfit Estate 2014: abito cotone con pietre verde acqua Cream

Iniziamo con un abito di cotone grigio con sopra delle applicazioni verde acqua (Cream). Sopra, per la sera, abbiamo voluto abbinare un cardigan (Lavand) per richiamare il colore delle pietruzze e il gioco è fatto. Ovviamente scalze e in riva al mare per una serata di relax e pace.

Outfit 2014: total look firmato Lavand per chi ama il look casual ma di classe
Se il mare è ancora lontano e il look che vi si addice è più sbarazzino e fresco, questo secondo Outfit è proprio pensato per voi. Un total look firmato Lavand: gonna a ruota corta, con foulard coordinato e maglia di cotone bicolore grigio nero. Un paio di occhiali grandi completano l'effetto "turista per caso": casual e fresco.

Outfit 2014: il must dell'estate 2014 è il maculato

Siete il tipo Rock, di quelle che che amano mischiare sportivo ed elegante?
Il terzo look è perfetto per chi ama essere trendy: pantalone maculato di cotone (Kaffe), maglia cotone panna (Six Ames) e una maxi borsa nera di pelle (Cream).

Outfit 2014: per la sera abito lungo di Cream
Avete un cocktail importante, un matrimonio o semplicemente una serata romantica?
L'abito lungo di Cream è perfetto. Toni che sfumano dal bianco al nero, fantasia tra l'etnico e il floreale, spacchi laterali per essere comode e lasciare intravedere le nudità: un trionfo assicurato.

Outfit Estate 2014: trionfo di fiori sul pantalone Kaffe
Che Estate è senza i colori e fiori?
Un trionfo sul pantalone in viscosa (Kaffe) che sembra, tanto è bello, quasi un'affresco. Il cardigan nero (Six Ames) serve a spezzare e a rendere il completo più sobrio anche se ci pensa la maglia in cotone giallo pulcino (Lavand)  a illuminare il viso.

Outfit Estate 2014: in regalo per voi la maglia St Martins cosa aspettate?

Tacco 12cm in collaborazione con  Nota Bene hanno pensato di farvi un regalo!


E come vi prometto sempre, dato che a voi care lettrici ci tengo molto, ecco un regalo super.
La bellissima maglia in cotone del famoso marchio St Martins che indossa Giorgia Ruffo nella foto dal valore di 63 euro vi aspetta!
E se non vi piace nessun problema perchè da Nota Bene potrete trovare un altro capo o accessorio dello stesso valore della maglia sopra.

Come fare per scartare il pacco?

Bastano 3 mosse: mettere Like sulla pagina Facebook di Tacco 12cm e sulla pagina di Nota Bene e condividere l'articolo sul vostro profilo.

La più attiva di voi che  nel corso della settimana (da lunedì 9 giugno a lunedì 16 giugno ) si farà notare con commenti, like e condivisioni otterrà questo fantastico regalo.

Cosa aspettate quindi? Avete una settimana di tempo, ancora non avete sparato i vostri like?!

04 giugno 2014

Tacco12 cm su Facebook ha fatto 1000 Like

Siamo arrivati a 1000 like!!!
Grazie a tutti per questo traguardo e speriamo di raggiungerne molti altri! Ogni like è un vostro abbraccio e come si fa non essere straripante di gioia?
Tacco 12 cm è nato dalla voglia di raccontare le mie passioni: scarpe, moda, cibo, cinema e soprattutto il mio amore spassionato per Roma.
Con il tempo sta prendendo forma, non è ancora quello che dovrebbe essere ma inizia a somigliarci molto.
Parla di noi donne, delle nostre lotte, dei nostri uomini. Parla del mondo rosa che è quel piccolo ingranaggio che fa ruotare tutto il mondo più grande.
Tacco 12 cm - La vita da qui mette le vertigini  è il modo che scegliamo per avere un punto di vista diverso, per rimanere in equilibrio e irrobustire i glutei!
Grazie a tutti
Chiara
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