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Visualizzazione post con etichetta Milano. Mostra tutti i post
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13 ottobre 2020

Donne e moda: il fashion che crea integrazione indossa il Made in Milan

Pantaloni Metradamo Maison Chic - tacco12cm


A Milano oggi si terrà una sfilata molto particolare, prendete nota: Palazzo Turati 13 ottobre ore 11:00. Nella Città della Madonnina, dove la moda è protagonista indiscussa, un appuntamento di questo tipo potrebbe sembrare uguale a tanti altri, ma se avete pensato così vi assicuro che vi state sbagliando.  Si tratta di una bella storia d'imprenditoria e umanità, una storia in "rosa" (come potevo resistere?) che ha come protagonista Elisa Malintoppi, un'imprenditrice che un giorno decide di rilevare  lo storico marchio di pantaloni Metradamo Maison Moda Chic, una storica azienda milanese che dal 1979 è specializzata in pantaloni. Più nello specifico Metradamo ha lanciato un tipo di pantalone amato dalle donne per confort e comodità realizzandolo nel tessuto elasticizzato. Un'idea vincente che ha contraddistinto da sempre questo marchio. Torniamo però alla sfilata. 




Ogni anno Benvenuto Club of Milan, associazione culturale no profit nata nel 1967 per accogliere le donne di tutti i Paesi del mondo che si stabiliscono a Milano, con lo scopo di aiutarle a integrarsi, sceglie un brand italiano per farlo sfilare con loro e quest'anno la scelta è caduta proprio su Metradamo Maison Moda Chic. A sfilare saranno le donne dell'Associazione, per un giorno modelle. Tutte sulla stessa passerella per unire nazionalità, lingue, età, taglie, lavori tra di loro diversi come fosse una celebrazione della diversità. Per una volta la moda non crea stereotipi ma genera contaminazioni non solo di stile ma soprattutto umane. Perché l'abito "non fa il monaco" diceva un proverbio e un pantalone "non fa solo un uomo" si potrebbe ben dire. 

Quando la moda diventa lo strumento per creare ponti, riflessioni e spunti, è in quel preciso istante che diventa "cultura". Questa sfilata è una prova di come to be fashion non sia solo un dictat capitalistico ma anche un dictat umano. 

Se siete a Milano andate, ne varrà la pena. 



20 marzo 2019

Mlano Mon Amour, due giorni nella città più cool d'Italia (prima parte)

Tacco12cm suggest: Starbucks Reserve Roastery Milano banco dolci caffetteria


Iniziamo dicendo che "chi non ama Milano" è in malafede. 
Una città a misura d'uomo, con le comodità e i lussi di ogni sorta: dal business, al fashion, dalla tv alla letteratura Milano forse non è la città che ti offre i migliori eventi ma è senza dubbio quella che meglio li sa comunicare. 
Sono stata poco più di 24 ore a Milano e mi sono goduta una città in cui i sogni hai la sensazione che possano diventare reali. 
Arrivata con il treno Italo alle ore 16.30 in stazione centrale la prima tappa che mi sono imposta è stata quella di visitare lo Starbucks Reserve Roastery di piazza Cordusio. 
Location favolosa. All'interno di quello che era il vecchio Palazza delle Poste, a pochissimi passi dal Duomo (che se ne stava favoloso nel suo candore a osservare la piazza), sono entrata nel regno del caffè americano. 
Tacco12cm suggest: Starbucks Reserve Roastery Milano, interno

Questa sede, la prima italiana (e guarda caso proprio a Milano e non a Roma), è un mix tra albergo di lusso, la fabbrica di cioccolato e un dejavu newyorkese. 
All'ingresso commessi che ti aprono le porte come a farti entrare in un parco giochi. All'interno non sai dove guardare prima. A sinistra scorgi il bancone del salato con pizza e aperitivi e cocktail; a destra i bancone centrale per le colazioni dei sogni con ogni sorta di caffè, cappuccino, frappè, tisane, tè e infusi oltre a un banco dolci da farti sbattere a terra dalla disperazione... tu che sei a dieta da 33 giorni e non puoi sgarrare in alcun modo. Mi limito a fotografare tenendo ben a mente cosa segnare nelle mie note "to eat" quando questo regime alimentare ingiusto e maledetto mi consentirà di fare uno sgarro di tanto in tanto. 

Tacco12cm suggest: una parte di infusi e tisane allo Starbucks
Reserve Roastery di Milano

Al centro souvenir e gadget, come si conviene alle grandi catene, e tre macchine dalla stazza imponente che lavorano per la produzione del caffé con tanto di tecnici al lavoro. 
Tutt'intorno la meraviglia. Pareti con centinaia di bustine di tisane, con pannelli traforati e dediche a Milano e statue ad hoc per l'occasione come la sirena bianca all'uscita con la dicitura in basso a recitare la seguente frase : 

"La Nostra Sirena è una promessa che ci esorta a trovare ciò che stiamo cercando persino ciò che non abbiamo ancora immaginato". 
Mi metto in fila e scelgo per prendere il tradizionale caffè americano. Il costo è onesto e lo scontrino recita che me lo ha servito l'arcangelo Gabriele... fate voi! 


Tacco12cm suggest: parete dello Starbucks Reserve Roastery di Milano

Un inizio più paradisiaco di questo... Milano sa come conquistarti, nulla da eccepire sulle sue doti persuasive. Mi siedo e sorseggio il mio caffè nero bollente mentre giro la testa un po' ovunque e scatto qualche foto per immortalare la mia prima tappa. 
Esco ancora con il desiderio represso di dare un morso alla limon cake o a qualsiasi altro dolce presente in quella meravigliosa vetrina frigo che ti accompagna alle casse e raramente ti lascia scampo. 
Tacco12cm suggest: collage di foto di caffè americano Starbucks Reserve Roastery Milano.
Prendo la metro che mi porta verso il mio B&B, zona Loreto. Un po' fuori mano per il big evento stampa cui sono diretta in serata ma decisamente facile da raggiungere in metro. 
Tacco12cm: Vietnamonamour, la vista dal mio
terrazzino. 
Scendo a Loreto, altra cosa che voglio sottolineare è la puntualità e la rapidità con cui a Milano ci si muove in metropolitana. Sembra un'osservazione stupida ma vi garantisco che per una romana costretta a muoversi esclusivamente in vespa se vuole arrivare dappertutto per tempo, questo della metro che arriva ovunque e in tempo è un lusso che non ha pari. Un lusso perché a Milano la metro comunque non è proprio economica e se esci per una fermata e rientri subito dopo il biglietto va rifatto. Quindi bisogna farsi bene i conti se non si vuole spendere in una giornata cifre che giustificherebbe l'uso di un taxi. 
Scendo a Piazzale Loreto, che non è certo la fermata del Duomo, che non è certo la fermata del Colosseo o di Piazza di Spagna (perché è pure bello tutto ma diamo a Cesare quello che è di Cesare, della serie "ognuno ha il suo") e mi dirigo, navigatore alla mano verso Vietnamonamour. 
Tacco12cm a Milano vi racconta la Milano segreta... 

La passeggiata accompagnata da un pomeriggio limpido e soleggiato, altra cosa che voglio smentire su Milano dove più volte ho visto splendere il sole, mi mostra uno scorcio urbanistico della città da lasciare a bocca aperta. Mi sento catapultata in una piccola Soho, in una parte di Londra. Parchi e palazzi vittoriani, portoni alla Harry Potter e attici con giardini pensili da desiderare di essere Trilly per farci un piccolo volo così, tanto per darci un'occhiata. 
Vietnamonamour è in via Alessandro Pestalozza 7. 
Improvvisamente sei in Asia. In un mondo dalle suggestioni colorate e dai profumi speziati. Dalle pareti tappezzate di stoffe e foto in bianco e nero. 
Al piano terra il ristorante confina con la porta che conduce al B&B e alle stanze nei piani superiori. 
La mia stanza si chiama Rise, com'è scritto sulla porta che è personalizzata come tutte le altre. Ogni stanza ha il suo stile e tutto è opera della proprietaria del posto che ha selezionato tappezzeria, carta da parati e mobili per rendere questo posto accogliente e unico. 
Tacco 12 cm : Vietnamonamour, la porta Rise
La mia singola ha un letto a una piazza e mezza molto comoda, mi allungo cinque minuti e il soffitto mi appare come un trionfo di farfalle e natura. Una meraviglia. 
Quando mi alzo sposto la tenda di tessuti pesanti con fantasie che vanno dal verde smeraldo al blu elettrico in combinazioni damascate con lucentezze tipiche di seta cruda o raso e intarsi dorati. 
Davanti ai miei occhi un enorme albero di magnolia rosa mi dà il suo benvenuto. Apro la finestra e sul piccolo ballatoio un manichino con un vestito mi appare alla mia destra. Sono in un angolo segreto di Milano tra giardini nascosti e ballatoi fashion. 
Tacco12cm: Vietnamonamour, il B&b che raccomando

Tacco12cm: Vietnamonamour particolare del soffitto della mia stanza. 

Respiro a pieni polmoni e mi dico che era proprio il posto che speravo di trovare. Adesso devo solo prepararmi per festeggiare un'amica speciale. 
Appuntamento alle 19.30 all'Arco della Pace in Piazza Sempione. La festeggiata si chiama Barbie.. la conoscete? 
( Continua.... )

Tacco12cm: vi racconto l'esclusivo Party di Barbie a Milano per i suoi 60 anni!

21 gennaio 2015

Fab for a Jellyfish, un'artista tra Milano e Parigi

 
Le scoperte di Tacco12 cm: Fab for a Jellyfish, una storia da raccontare

Mamma, sarta e creativa. La storia di Fabiana e di Fab for a Jellyfish.

Si chiama Fabiana Maria Tristana, un nome importante da portare per una ragazza piccola a prima vista. L'esperienza insegna però che non è quel sembra ciò che realmente è, così parlando con Fabiana, in arte Fab, ti accorgi della sua grandezza.


Le Scoperte di Tacco 12cm: Fabiana stilista e creatrice di Fab for a Jellyfish

Chi è Fab?


La sua vita è cambiata quando nel 2007 parte per un anno di Erasmus a Parigi. La sua casa era proprio davanti a Le Bon Marché (per chi non lo sapesse uno dei centri commerciali più belli e lussosi che esistano), a rue de Babylone.
Insomma era caduta nel paradiso della moda senza colpa né peccato. Una splendida chambre de bonne piena di luce e poi vetrine luccicanti di meravigliosi oggetti. Accecata da tanto splendore la piccola Fab ha così deciso di dare una svolta "pratica" ai suoi studi.
Dopo il Liceo Classico e l'Accademia di Brera, segue il consiglio di una sua conoscenza parigina e si lancia nell'avventura della sua vita: iscriversi a una scuola per stilisti e modellisti vecchio stampo.
Nasce così Fab for a Jellyfish.
In realtà Jellyfish sarebbe dovuto essere il nome che lei e un suo amico volevano per un'associazione che non trovò mai vita. Allora perchè non usarlo per qualcosa che stava prendendo vita davvero???
Bastava aggiungere il suo nome in una forma abbrevviata e il gioco era fatto: Fab for a Jellyfish nacque così, un po' per caso, un po' per gioco.
Per chi non lo sapesse Jellyfish è il nome in inglese di medusa. Era perfetto perchè racchiudeva nelle lettere e nel suono la fusione tra gioco e metafora.
La medusa è un animale dalle mille sfumature, pronta a cambiare forma e a sputare veleno per difendersi. Sa essere incantevole e velonoso insieme, proprio come la verità, quando esce dalla bocca di un bambino.
Insomma quella di Jellyfish oltre che una parola è una filosofia che bene si adatta ai tempi moderni, tempi che corrono e si evolvono di continuo.
Come i progetti che prendono piede, uno di questi è quello di un'associazione culturale con laboratorio su strada a Milano, dove vendere le creazioni ma anche impartire corsi di cucito, di moulage di altra gamma, di arte.

Le scoperte di Tacco12 cm : Fab for a Jellyfish, giacca per bimbi


Parigi e Milano


Due città a confronto in un settore che le vede protagoniste come quello della moda. Fabiana, da brava milanese, non poteva che venire contagiata dal fascino dello stile parisienne. Come lei stessa ammette:

"A Parigi, tutti ma proprio tutti, si lasciano prendere dall'amore per la moda. E' praticamente impossibile trovare qualcuno che non tenga a vestirsi con un minimo di eleganza".

In Italia, invece, questo gusto nel vestire è meno radicato. La popolazione si divide in categorie: quelli che vestono con gusto e quelli che si vestono in modo esagerato; quelli che prendono la prima cosa che capita nel loro armadio e i dark o gli outsider. Insomma in Italia puoi essere un hipster o uno sfigato.
In Francia essere di tendenza è un vero e proprio stile di vita, puoi trovare signore settantenni che corrono a comprarsi i pantaloni lanciati da Isabel Marant, insomma per una com Fab, che voleva fare la stilista, Parigi era decisamente pià stimolante. Cosi decide di tentare. Quanto le chiedo della sua prima creazione, la risposta è lapidaria: "Un'orribile gonna dritta!"
Con il tempo il suo stile si è personalizzato passando da tessuti barocchi e sbrilluccicosi, per arrivare a uno stile pop o a un più classico tweed inglese.
Fabiana prende ispirazione dai tessuti e dalle loro fantasie. Quando il suo sguardo ne incontra uno che le piace, nella sua testa prende forma l'oggetto, il vestito che ne uscirà fuori.
Da qualche tempo è diventata anche mamma di una bellissima bambina ed è stato questa a spingerla a creare delle collezioni speciali, delle "capsule" per i più piccoli.
Il suo è uno stile "pulito", "classico" nel senso moderno, adatto per ogni occasione: dalla passeggiata domenicale al vernissage stiloso.
Insomma il suo motto è "ricicliamo!" Usiamo quel che abbiamo in tutte le forme in cui è possibile farlo. Il riciclo è  uno dei principi base di Fab for a Jellyfish e anche per questo Fab ci piace. 
Un mondo colorato quello di Fabiana, tutto da scoprire, talmente vario d'accontentare donne, bambini, uomini e bambini che restano i suoi clienti preferiti. 
Uno stile che avrà successo, perchè la creatività è cosa rara e preziosa. Se Fab for a Jallyfish vi è piaciuta sappiate che il prossimo appuntamento è a Milano il 1 Febbraio presso East Market dalle 10.00 alle 21.00. Non lasciatevelo scappare!

Le scoperte di Tacco12 cm: Fab for a Jellyfish, una borsa spaziale


Fab for a Jellyfish | sito : www.fabforajellyfish.com | facebook: https://www.facebook.com/FabForAJellyfish?fref=ts | instagram: http://instagram.com/fab_forajellyfish


29 settembre 2014

Roma - Verona 2-0: un abbraccio, un grazie e un dajeee.


Roma - Verona: Destro segna e corre ad abbracciare Rudi Garcia

Roma - Verona: Florenzi e Destro trascinano la Roma a 15 punti!

Se c'è una cosa difficile per un tifoso è lavorare durante lo svolgimento della partita della sua squadra del cuore. 
Soprattutto quando questa gioca in casa e si ha l'abbonamento in tasca, in particolare nel giorno in cui il Capitano, che del calcio e di quella squadra ti ha fatto innamorare, compie 38 anni
Insomma una tortura senza fine ma così è stato per me sabato 27 Settembre. 
Roma - Verona scorreva sulle televisioni d'Italia, nelle radio accese delle macchine in partenza per il week end e davanti gli sguardi di 30 mila spettatori seduti al loro posto nella Curva più bella del Mondo e tutto ciò mentre intrattenevo un bel po' di amanti del gelato nell'aula didattica del Gelato Festival tappa Milano Tributo all'Expo. 
Potete immaginare la mia tensione o forse no. Allora ve la spiego. 
Mentre Fabrizio Fenu iniziava a spiegare la preparazione del suo gelato al gusto: Pecorino Dop con Pere caramellate al Miele di Sulla e Pane Carasau lo incalzavo con domande legate alla stagionatura del cacio usato e delle quantità da bilanciare. 
Le sue risposte mi apparivano come degli schemi e la mia testa, in automatico, trasformava 100 gr nel numero 10 e 380 gr in 38 gli anni del Capitano.
Il nome di questo procedimento assurdo non è pazzia ma tifo. 
Dato che sono una professionista, non ho lasciato trasparire alcuna tensione sul mio volto (o almeno non credo), anche se un paio di battute le ho fatte, così per smorzare la mia tensione e strappare due risate alla platea: 
"Non c'è nessun tifoso di voi in sala?"
Si sa il calcio è uno dei pochi argomenti di conversazione che coinvolge tutti: dal bambino al novantenne, dal professionista al disoccupato e persino le donne e gli uomini. 
Si sa, è così ma di tifosi in aula a Milano alle 18.00 ce ne erano davvero pochi... del resto Milan e Inter avrebbero giocato il giorno dopo e anche se Milano è piena di bella gente del Sud, certo questi non tifavano As Roma ma certamente Juventus. 
Compresa la mia agonia, dovuta alla mancanza di notizie (anche se Mirko mi aveva inviato l'Inno che aveva registrato allo stadio con il suo cellulare, scaldando il mio animo ulteriormente), qualcuno ha pensato bene di tenermi aggiornata e così, mentre  Fabrizio Fenu (che per inciso è il migliore Gelatiere d'Italia 2013)  riempiva le coppette del suo 'originale' gelato e lanciava la sfida di un gusto al sapore di Porceddu Sardo, un ragazzo mi confessava che la Roma era passata in vantaggio.
"Chi ha segnato?" riesco a chiedere come se la cosa m'importasse relativamente.
"Florenzi!"
La mia esclamazione a quel punto esce spontanea:
"Alessandro! Dajeee! Dajeee!" 
Parole dette con il cuore prima che con la testa. Un cuore tanto pieno di amore e affetto d'arrivare a Roma, all'ingresso 15 della Curva Sud dove simbolicamente e mentalmente il mio corpo si sentiva. 
Quando inventeranno l'autotrasporto??? Anche solo per dire: "Dajeee" e poi tornare al proprio posto?

14 settembre 2014

La Colazione da Lidia, oltre il social eating

La Colazione della Domenica da Lidia, oltre il social eating | photo Lidia

Avete mai sentito parlare di Social Eating?


Se lo sentisse mia nonna a distanza di 10 anni dalla sua morte probabilmente si farebbe una risata. Si perchè il "social" che, per la nostra generazione e' esclusivamente virtuale, ai suoi tempi era molto pratico. Era tutto "social" : la camera da letto, il bagno sul balcone o nel cortile, un pranzo e una cena e addirittura un bel vestito che poi non entrava più diventava social.
Sarà che le vecchie generazioni figlie delle grandi guerre avevano capito tutto, ossia che povertà e socialità sono un binomio perfetto. Questo spiegherebbe come la crisi di questi anni abbia risuscitato tutta questa voglia di social.  E così è l'era dei social eating, ossia la condivisione del cibo con persone che non si conoscono.

Lidia lo sa bene. Da milanese, poco nordica nel senso che ha sempre amato ospitare i suoi amici per colazioni memorabili, ha deciso di cucinare anche per degli sconosciuti. Stiamo atteti però, da molti il fenomeno del social eating è vissuto come "luogo segreto", "persone misteriose" puntando questo business esclusivamente sull'aggettivo "sconosciuto". Qui la situazione è diversa, l'aggettivo da usare per le Colazioni della Domenica di Lidia è "ospitale".

La Colazione della Domenica da Lidia è colorata e sana | photo Lidia

Procediamo con ordine. 

Lidia è una libera professionista nel mondo della comunicazione legata prevalentemente al food. Ha viaggiato molto vivendo in due città tanto belle quanto diverse: Roma e a NewYork. Ama molto essere circondata da amici e, come scrivevo già, ama cucinare.
Queste passioni l'hanno spinta a creare un sito Nonsolofood che condivide con una sua amica Ilaria.

Poi un anno e mezzo tutto ha avuto inizio. Perchè non organizzare una domenica o due al mese un evento che si chiamerà La Colazione della Domenica? Detto fatto.
La Colazione di Lidia ha avuto un grande successo ed è diventata un appuntamento imperdibile. Un pasto tutto italiano che inzia a metà mattinata e termina a metà pomeriggio. 
"Un brunch!" potrebbe obiettare qualcuno. 
Non proprio, il brunch è qualcosa che in Italia ha un nome diverso. Per rendere bene l'idea, questa Colazione si avvicina molto a quella della mattina di Pasqua, che nell'immaginario degli italiani porta alla mente una tavola bandita di qualsiasi cibo, dal dolce al salato. Un pasto completo da gustare con calma e gioia, realizzato da Lidia con gusto e cura anche per l'apparecchiatura della tavola (ceramiche colorate e fatte a mano dalla brava artigiana Maria Vera).

Vediamo insieme come funziona la Colazione di Lidia. 

Se una persona decide di fare questa esperienza, deve tenere d'occhio il calendario sul sito Nonsolofood. Qualche giorno prima della Colazione della Domenica, Lidia pubblicherà le date. 
A quel punto i più veloci riusciranno a prenotarsi perchè la disponibilità è di massimo 9 posti. 
E' possibile anche iscriversi alla newsletter di Nonsolofood per ricevere la notifica dei nuovi eventi per tempo. Un paio di giorni prima della Colazione il calendario eventi apparirà anche sui social. 
Lidia comunica solo a ridosso dell'invito il proprio indirizzo per evidenti motivi di riservatezza. 

Una volta che si ha avuto la fortuna di rientrare tra gli ospiti ecco cosa succede. 
Suonerete al campanello di Lidia e...

21 dicembre 2013

La Cotoletta indigesta e il ritorno del Re

Francesco Totti

Sazia di Fiorentina e vino rosso ho perso il tempo e mi sono ritrovata direttamente a Milano, anzi alla vigilia di Roma-Catania.
Questa volta però la cotoletta mi è andata di traverso.
Una mia saggia amica ha scritto: "Milano rende brutto tutto, pure una bella Roma".
Non riesco ad immaginare una sintesi migliore.
Una Roma perfetta come quella contro la Fiorentina l'ho vista scendere a San Siro, meno precisa certo e decisamente troppo sciupona, però bella è stata bella.
Non si possono vincere tutte le partite e un pareggio contro il Milan è un signor risultato ma... quanti ma...
Seduta sul divano di casa mia non posso fare a meno di prendermela con la tv.
La Roma segna il suo primo gol quando avrebbe potuto segnarne già tre. Nonostante ciò applausi a un grandissimo Destro, due partite, due gol, l'attaccante che ci mancava.
Cerco di mantenere la calma, siamo evidentemente più forti, non c'è storia.
Daniele vola in area di rigore, nessuno lo vede, nemmeno i telecronisti.
Mi giro verso Mirko:
"Ma Daniele? No dico, l'hai visto? E' volato così da solo?!"
Tutto tace e io non mi do' pace.
Da Romanista conosco a memoria certe partite, conosco a memorie certi epiloghi.
La Roma é padrona del campo eppure basta un affondo del Milan per beccarsi il castigo.
E' 1-1 per via di un gol fortuito con il ginocchio di Zapata.
C'è da soffrire e ancora deve finire il primo tempo. Il secondo non può iniziare meglio.
La notizia buona è che il secondo portiere Gabriel rileva Abbiati e al 9' il suo intervento su Gervinho regala alla Roma un rigore. Strootman è sul dischetto: Gol!!!
La Roma è di nuovo in vantaggio.
Al momento del fallo Gabriel rimedia solo un giallo. Capisco poco, ho la sensazione, l'ennesima, che il rigore non ci venga concesso, mi tolgo uno dei miei stivaletti Ugg e lo tiro addosso allo schermo.
Mirko si gira e mi fa:
"Guarda che ce l'hanno dato il rigore eh..."
Cerco di ricompormi. Mi alzo a recuperare lo stivaletto, tirato invano, e nello stile Guru borbotto:
"E ti credo, sarebbe stato vergognoso e che cavolo, già quello di De Rossi non ce l'aveva fischiato ma che davvero, davvero...".
La partita procede, la Roma non morde, non chiude.
Balotelli non fa altro che buttarsi in area di rigore e per sua fortuna non rimedia ammonizioni, se non alla fine e non per essersi buttato.
Al minuto 64' entra in campo la Luce.
Capitan Totti è finalmente in campo. C'è un'ovazione. Lui entra con quella camminata sicura, come il Re Leone entra nella sua giungla. Si guarda attorno. Studia amici e nemici e prende posizione.
Lui entra e tutti si zittiscono. Lui entra e tutti gli portano rispetto.
Il Milan ci crede e la Roma sembra non trovare la sua strada. Mentre la cerca disperatamente prende il secondo gol, questa volta firmato Muntari.
Niente da fare Gervinho corre, Totti crea assist ma il fato ci è avverso. Mi alzo dal divano, ho il fegato arrovellato. Penso a Michele, il mio amico regista de l'Infedele, che da SanSiro ha avuto un pensiero per me:
"Che dici Chiara? Sono allo stadio, ti saluto Totti?"
Risposta mia:
"Tutto bene Michele, non ti disturbare sarà lui a salutarti da parte mia!" gli invio uno smile e più i minuti passano più m'illudo che la mia profezia si avveri.
Bradley quasi segna. Ci va vicino, vicino ma niente il pallone rimane lì sulla linea.
Maledizione. Mi alzo, mi scrocchio, controllo l'orologio. Niente. Nulla succede e tutto capita.
Arriva il 90' accompagnato da 4' minuti di recupero. La speranza è appesa ai secondi.
Rocchi fischia la fine e la Roma incassa la sua ennesima lezione: se non si chiudono le partite, non le vincerai mai.
L'ennesima volta, a quante lezioni dovremo ancora assistere?
La Juventus ci prende altri due punti. La vetta si allontana ma la Speranza no. Quella è l'ultima a morire, quella resiste a tutto e pure Papa Francesco l'ha detto: "Mai perdere la Speranza" e se l'ha detto lui che è stato eletto l'uomo dell'anno, noi ci crediamo.
Noi siamo Romanisti, ci siamo nati con la Speranza nel Dna e con un Capitano che finalmente è tornato.
Nessun problema se non che domani è il turno di Roma - Catania e il centrocampo titolare è squalificato.
Servono i tre punti. Serve la grinta.
Questa volta la Curva non sarà chiusa, questa volta hanno capito che Balotelli lo fischiano solo perché è un cattivo esempio di giocatore e non per il colore della sua pelle. Nessuno ha fischiato a Zapata o a Muntari, eppure sono neri pure loro, quindi perché fischiare il centravanti della Nazionale italiana?
Mentre il dubbio continua ad insinuarsi nelle menti di chi decide dei destini degli altri, gli altri (cioè Noi) andremo allo stadio sicuri che la Roma risplenderà della sua Luce.
Del resto Natale è arrivato, ognuno ha il suo puntale sul suo albero e la sua Stella Cometa sul Presepe. La nostra ha il n.10 sulle spalle, chi la segue non si perde mai...Parola di Tacco12.

PostScriptum: La Lazie non ha mai vinto due partite di seguito dall'inizio del Campionato. Non è detto che debba iniziare domani, non trovate?

25 maggio 2012

Consigli romani per sopravvivere a Milano...


Bea ieri sera mi ha scritto un messaggino:
"Cosa ce l'hai a fare un blog se non ci scrivi mai?"
Ha ragione, mea culpa. Troppo spesso mi dimentico che una parte delle mie tacchine non è minimamente interessata al Diario della Tifosa ma attende con fermento le avventure di Chiara&TheEternalCity. Racconti di una trentenne dispersa nella Capitale, un'incrocio tra casalinga disperata (devo chiamare l'Amministratore! Consegnare il 730. Telefonare a Mia Madre. Andare a trovare mio Nipote) e una donna in carriera (insomma lunedì non c'è il collegamento da Roma? Sarò a Milano? a Brindisi? a Monza? Il collegamento in radio è posticipato, cxxo faccio che ho un'intervista alle 17. 30?) E allora eccomi qua per non deludervi, con La Chiara, sempre più un ibrido tra una milanese e una romana.
In redazione mi chiamano la Ragazza con la Valigia. Mi piace. Un po' meno quando la valigia la devo chiudere la mattina stessa. Questo mi comporta uno stress notevole, soprattutto perchè il distacco dal mio innamorato, se pur momentaneo, implica ogni volta un piccolo dolore. Sapete come sono gli uomini quando ti allontani? Disperati! Poi se gli sei tra i piedi tutti i giorni si lamentano. Valli a capire, poi dicono che le strane siamo noi. Questa volta (circa 3 giorni fa) avevo deciso che Milano non era poi così male. Basta con questi luoghi comuni che è una città triste e che il Treno per Roma è la cosa più bella della Capitale del Nord (il Frecciarossa è effettivamente bellissimo, consiglio quello delle 17.00 che in tre ore scarse ti porta diretta a Termini).
Così mi sono armata del mio, ormai, inseparabile Iphone e ho cercato di trovare gli angoli più belli della città della Madonnina. Li ho anche fotografati.
Intorno alla redazione, zona Navigli, vi assicuro che ci sono scorci che meritano, soprattutto ora che è primavera. Altra osservazione utile per i naviganti è che a Milano i taxisti sono più simpatici. Non se la prenda qualcuno che ha a che fare con la categoria ma a Milano mi è capitata una cosa davvero carina. Una volta un taxista (e non tassinaro), abbastanza giovane, mi ha chiesto di lasciargli una frase ricordo sul suo diario di bordo "Voglio pubblicarlo" mi ha confessato mentre sotto scorreva la colonna di un gruppo musicale niente male. Beh, la sua iniziativa mi ha reso di buon umore per tutta la serata. E' stata un'idea carina. Un'idea nuova.  
Si perchè a Milano sono avanti. Inutile mentire al riguardo. Roma è più bella (é come paragonare un bel piatto di lasagne della nonna con un panino anoressico della stazione Centrale) però Milano si difende (ci sono panini che non sono affatto male).
Se si parla il meno possibile è meglio. Lì al Nord nessuno ha mai tempo e se in redazione squilla il telefonino le soluzioni sono due: o si risponde in cortile (per non disturbare i colleghi) o si trasecola quasi schifati perchè qualcuno ha osato disturbarti e si mette il cellulare in modalità vibra perchè tu stai lavorando e non ammetti pause.
Milano è così. E' uno snack dalle mille cucine. Questa cosa è fantastica. A Roma o si va al ristorantino diventato la mensa de la7, perchè è proprio sotto l'ufficio, oppure pizza e alimentari.
Milano, no. Milano è avanti. Puoi scegliere tra: pizza, insalata, kebab, ristorante greco con insalatone e yogurt, crepes salate, gelato, ristorante cinese o giapponese...tutto in 100mt...addirittura frittura di pesce in un chiosco che vende pesce fresco.
Milano è avanti, non lo si può negare.
Per cercare di convincere i miei colleghi trapiantati al Nord di questo, ho fatto una visitina alla produzione tg. Il DirettuR di Produzione era al suo posto. Mi ha accolto con un grande sorriso e alla domanda: "Dove sono i romani?" Mi ha risposto: "A Roma!"
Sul mio volto è apparsa una smorfia della serie: sempre queste figure mi fate fare??? un po' rassegnata un po' felice (bravi!)
Noi romani siamo così soprattutto a Maggio. A Roma c'è il Mare e quello a Milano proprio non c'è. Ci sono i navigli anche se sono tenuti un po' male, quasi fossero terroni viene da dire. Poco puliti e un po' prosciugati.
Milano è sempre di corsa, è precisa e per questo noiosa. E' trendy, forse troppo, al punto che ti fa sentire inadeguato. Ogni volta che prendo la metro t'incrocio una modella. Non è per dire, è una modella vera. Un'odiosa modella vera...in ossa...Milano è pieno di modelle (e questo mi ha spiegato a posteriori il perchè il mio ex ragazzo, dopo essere andato a lavorare al Nord, mi abbia mollata. Motivo per il quale il mio compagno non vedrà Milano e la sua Metro nemmeno in cartolina). Tutte ragazzine con età media 20 anni e altezza media 1.80m.
"Queste sono figlie di persone normali?" viene da chiedermi per poi aggiungere: "che si mangerenno!" Bea che a Milano ci vive dice che non mangiano. Temo abbia ragione.
Bea è una Milanese speciale. Vive a Monza, come la famosa Monaca e mi sopporta nelle trasferte padane rendendole allegre e uniche.
Se Milano non è poi così male lo è anche per lei...bisogna che ve la presenti!
Vi ho convinte tacchine? Ancora no ho idea, perchè non ho parlato di scarpe ma per la Capitale della Moda dovrò scrivere un Capitolo a parte, giuro che lo farò.
Prima di chiudere volevo salvare un'altra cosa vista l'ora: l'aperitivo.
Ragazze l'aperitivo a Milano è strepitoso. Niente a che fare con l'elemosina che ti danno a Roma dopo aver sborsato almeno 10 euro! L'Aperitivo al Nord è una cena e per chi ama bere e mangiare come me, è una gioia vera. Insomma Milano non è da buttare ma per fortuna oggi sono a Roma.
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