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15 ottobre 2012

Primo allenamento in palestra

Mercoledì scorso sono tornata in palestra. Con una mise sobria mi sono avvicinata all'istruttore (un bel ragazzo dagli occhi ghiaccio che potrebbe essere il mio fratellino più piccolo, considerando le altre due sorelle nel mezzo). Lui si è informato sul mio allenamento e mi ha porto la seguente domanda:
"Da quanto tempo è che non ti alleni?" La prima considerazione è che mi ha dato del "tu" quindi tanto vecchia non sono. Poi ho dovuto pensare un attimo. Davanti a un uomo che fa domande così intime, e lo fa guardandoti dritta negli occhi, hai solo due vie possibili da percorrere:
1. Dire la verità cercando una giustificazione che regga; 2. Mentire spudoratamente.
Trovando il secondo punto controproducente, perché avrei rischiato di morire sotto il rullo del tapirulan, ho optato per la prima soluzione aggiungendo:
"Purtroppo a Giugno ho preso una distorsione e sto recuperando".
Ha funzionato talmente tanto che Jacopo dagli occhi blu ha iniziato a interrogarmi in modo serrato:
"Come l'hai presa? hai fatto solo la lastra o l'ecografia? c'era una lesione ai legamenti? hai fatto la fisioterapia? conosci la tavoletta di freeman per esempio?"
Volevo morire. Rispondevo muta con i cenni della testa e la maledizione costante nel cervello:
"Chi me l'ha fatto fare???"
Non so come mi sono ritrovata su una ciclet pedalando "al massimo a velocità 80, per 10 minuti".
Dopo il riscaldamento alle gambe è giunta l'ora dell'incontro ravvicinato con gli addominali. Li odio. Di tutte le parti del mio corpo, gli addominali (di gran lunga) superano in antipatia le altre.
Ero pronta per iniziare la seconda serie, lo giuro ma non riuscivo ad alzarmi! Loro non rispondevano. Tiravo il collo e cercavo con le mani di afferrare il manubrio della panca, e loro giacevano immobile, senza dare cenni di vita (se non il giorno successivo e quello dopo ancora...).
Sbarravo gli occhi verso il mio stomaco e sussurravo minacciosa: "Perché fate così??? lo so che ci siete, vi prego...non fatemi fare una figura di merda". I miei addominali erano sordi come una novantenne con la televisione a volume massimo. Ho cercato conforto nello sguardo della mia vicina di panca che tutta sudata ha scosso la testa:
"Sono bastardi" mi ha confessato.
Ok se anche la pupetta di vent'anni me lo conferma, posso procedere senza vergogna. Jacopo occhi blu, si avvicina e mi guarda.
"Non ce la faccio" confesso "Vorrei ma niente, più in alto di così non è possibile".
Jacopo mi confida che non c'è bisogno di salire troppo e allora mi riprendo:
"Ah, se è così ce la faccio" spavalda che non sono altro.
Il tour prosegue. La macchina per i dorsali, per le gambe, per le braccia e per l'interno e l'esterno coscia...alla fine 15 minuti sul tappeto con pendenza 3. Pendenza 3???? Anche quando ero super allenata ero molto attenta a tenere la pendenza zero.
Ed è quando ho quasi terminato che temo l'irreparabile: si slaccia la scarpa. mi asciugo il volto e cerco di non pestare il laccio traditore. Già mi vedo cadere rovinosamente con la guancia schiacciata sul pavimento. La  palestra è piena. Il tipo al mio fianco corre a velocità 12 da 20 minuti. Cerco di aumentare la mia velocità però c'è da dire che lui ha pendenza zero, il furbetto. I lacci vanno per fatti loro. Ancora più imbarazzante sarebbe se si avvicinasse qualcuno a dirmi: "Ehi, hai il laccio sciolto". Come potrei fermarmi?
Quando smetto di correre sul tappeto ho ancora la testa che gira. Devo fermarmi bene perché rischio di caracollare giù. I lacci sono ancora lì belli sciolti e io, bella sciolta, scendo e mi allaccio la scarpa. Sono salva, non sono inciampata.
Prossima tappa lo spogliatoio. Evvai!!! Decido che non farò la doccia. Non ho tempo e ho dimenticato : shampoo, bagno schiuma e balsamo. C'è sempre qualcosa che dimentico e ci vuole tempo perché rientri nella filosofia della palestra. E poi odio la doccia in palestra.
Fortuna non ci sono troppi fighetti ma l'orario del tardo pomeriggio è proprietà privata dei liceali. La cosa mi rilassa, perché essere le più vecchie è garanzia di assenza di vergogna. I grandi fanno quello che vogliono senza temere i giudizi dei più piccoli. Dall'altra, hai come la sensazione che la tua faccia esploda di rughe e le tue gambe siano decisamente poco toniche.
Decido che la seconda lezione sarà all'ora di pranzo e la terza di mattina, forse con compagni di palestra più adulti potrò aumentare la mia autostima. Del resto un'ora di palestra è anche un'ora di seduta psicologica. Infatti , come ogni prima lezione, penso che sarò costante e avrò un fisico bestiale per la prossima estate.
Prendo al volo la mia vespa e penso alla cena...me la sono guadagnata.

12 ottobre 2012

Ragazzi è venerdì e lo sapete che, il venerdì, il mio umore è sempre buono. 
Strano perché con il brutto tempo dovrei essere nervosa e giù di morale, invece no. Sono qui che pregusto il weekend senza Roma e con la Nazionale. 
Voglio proprio assistere allo strano caso di DiDiErre e CapitanFuturo. Il primo è un eroe che calca la scena da anni. Un gladiatore in mezzo al campo, una specie di mastino della serie "De qui nun se passa". Un piccolo genio che distribuisce palloni e segna da metà campo. 
Mentre il secondo è, come si dice: il fratello gemello?, una specie di fantasma che c'è e si sente ma non in modo incisivo e indiscutibile. 
La questione è stata oggetto di discussioni per tutta la settimana e non ho idea di proseguire sull'onda di chi difende Daniele e chi lo mette in croce. Direi piuttosto di goderci il nostro Danielino questa sera alle 19 contro l'Armenia. Non solo Daniele perché la nostra Roma sarà in campo anche con Osvaldo (che se si finisce di fare male è la volta buona che vado a Coverciano e metto sotto con la macchina tutto lo staff medico!) e Destro. Mattia, anche se in panchina, potrebbe entrare e chissà che non si sblocchi segnando un bel gol. Nel frattempo noi romanisti tiriamo il fiato e ci rilassiamo in vista dell'incontro con il Genoa di domenica prossima. Prepariamoci bene anche psicologicamente a incontrare di nuovo una vecchia conoscenza in gran forma: Marco Borriello. Un bomber mai compreso in quel di Trigoria. Che peccato. 
Il week end Tacco12 mi auguro sarà tranquillo anche se il Guru e signora hanno bisogno di una mano per una specie di trasloco, ora che ho iniziato la palestra sarà una passeggiata. Dopo la seconda lezione mi sento già una piccola Michelle Obama. Eh, mi piacerebbe avere i suoi bicipiti. 
Il resto della città, calcio a parte, mi sembra piuttosto agitato. Oggi sono scesi in piazza gli studenti e permettetemi di esprimere tutto il mio appoggio (anche a lei Prof. Marcacci). Il vero futuro, qualsiasi esso sia (sportivo, lavorativo, di relazioni sociali) nasce tra i banchi di scuola. Quando questo Paese lo capirà, forse avremo qualche possibilità di uscire da una crisi prima di tutto di valori e poi economica...parola di Tacco12. 

PostScriptumFilippi: La Filippi "costretta" a lasciare il nuoto. Grazie Italia anche per questo.

PostSCriptumLazi(E): I cugini si divertono a chiedermi se ho comprato il libro del Capitano E Mo te spiego Roma. Fanno la risatina per deridere il talento narrativo di Totti. Non capisco che c'avranno da ridere...non penseranno mica che qualcuno farà spiegare Roma a Mauri...sarebbe molto rischioso, non trovate???

10 ottobre 2012

Femme: una storia che voglio raccontarvi


Oggi voglio raccontarvi una storia. Una storia che mi ha dato speranza e per questo  merita di essere raccontata. 
Conosco Giorgia da circa 6 anni. Aveva appena terminato il liceo, quando ha deciso di seguire un corso per la ricostruzione delle unghie. Una passione, solo una passione. Infatti Giorgia, che è una ragazza piccolina e formosa ma con una grinta da donna navigata, si era iscritta all'università e aveva iniziato a lavorare come impiegata. La passione però è il motore che tutto muove. Così, con il passare degli anni, la piccola Giorgia ha deciso d'investire sulla sua passione. Ha lasciato i lavori che la distraevano dal suo obiettivo e si è dedicata anima e corpo alle mani delle donne. Non solo alle mani. Giorgia ha capito che se si sceglie di dedicarsi a una passione, perché questa diventi una professione svolta con serietà, è necessario conoscere a fondo ogni sfumatura e novità dell'ambito che la riguarda. Dopo le mani, ha iniziato a seguire corsi di make up, di sopracciglia e ha puntato su prodotti di qualità. Ha investito ancora e, dal piccolo spazio che affittava dentro il negozio di parrucchiere dove l'ho conosciuta, è passata a un piccolo negozio che gestirà da sola con l'aiuto di una ragazza. 
Notare la vetrinetta piena di smalti di tutti i colori possibili
Un negozio che vanta una vetrinetta con tutte le gamme di colori di smalto possibili immaginabili. 
"Non ce l'ha nessuno" mi ha fatto notare con una gioia negli occhi che solo chi ha tanto lavorato e faticato può capire. Giorgia è contenta. Sabato 6 ottobre ha inaugurato il suo negozio, che si affaccia su Piazza San Giovanni di Dio nel cuore di Monteverde. 
Mi ha raccontato con entusiasmo come ha scelto di arredare il negozio e quanto ha impiegato per decidere un nome che rimanesse impresso ma non fosse legato solo alle mani: 
"Il mio è un negozio che si occupa di rendere bella la donna. Non sono ammessi gli uomini". 
Guardo il lavoro che ha fatto, mentre bevo un Nespresso dalla macchinetta che ha appena comprato ma non sa usare. La parete dorata vicino alla postazione pedicure è molto cool e l'arredamento bianco rispecchia lo stile giovane e moderno di chi l'ha scelto. Ha ancora tante idee che le frullano nella testa e piano e piano le metterà in pratica, c'è da giurarci. Finisce di mettermi lo smalto rosso e continua a distribuire bigliettini alle donne che si affacciano curiose di conoscere che sta nascendo dentro quel piccolo negozio. 
"Signori, qui nascono i sogni" avrei voluto dire. 
Vi ho raccontato questa storia, perché Giorgia è una ragazza Tacco12. E' una che non si arrende e che, nonostante la crisi, crede in quel che fa. Giorgia ha 25 anni e un lavoro che ama. Voglio augurarle ogni gioia e regalarvi questa storia, perché sia d'esempio per tutte noi. Volere è potere, sempre...parola di Tacco12.

Walk a mile in her shoes


La notizia è vecchia di qualche giorno...esattamente il 27 settembre a Toronto circa 1000 uomini hanno indossato un bel Tacco12 per partecipare alla  WALK A MILE IN HER SHOES. La maratona si svolge ogni anno ed è organizzata dalla White Ribbon Compaign. Una corsa per dire basta alla violenza contro le donne. Un gesto dimostrativo che noi donne apprezziamo e che speriamo più associazioni e più uomini mettano in atto. GRAZIE.

PostScriptuM:  Pensate che la sofferenza di un Tacco12 non è niente rispetto a quella di una violenza...parola di Tacco12.


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