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30 gennaio 2013

Marco Bonini presenta: Mr. Dago


Avrei voluto esserci, davvero, quando Marco (Bonini) ha calcato il palco.
Lo conosco da tempo ed è un bravo attore, oltre che una brava persona. Solo se si ha entrambe queste qualità si può portare in scena uno spettacolo per commemorare un fenomeno storico preciso, che va raccontato e ricordato: quello della Shoah. 
Ha deciso così di scrivere (insieme a Joe Bologna) e d'interpretare Mr Dago. La storia racconta di un cabarettista ebreo che decide di fuggire dall'Italia dopo la proclamazione delle leggi razziali nel 1938. Mr Dago emigra in America, negli Stati Uniti, dove potrà trovare la libertà dal suo Paese e nello stesso tempo una Little Italy. Come ogni artista sceglierà la sua arte per combattere il fascismo, lo farà dal palco con lo humor jewish e la sua bravura. 
A rendere ancora più importante il debutto di questa piece teatrale in Italia è stata anche la collaborazione, per la prima volta, di un'associazione cattolica. 
Mr Dago è andato in scena lunedì 28 e martedì 29 gennaio, per il "Giorno della Memoria". Volutamente non ho parlato di questa giornata quando tutti ne scrivevano e volutamente Tacco12 ha aspettato oggi per raccontarvi questa storia. 
Perché nutro la speranza che Marco e il suo Mr Dago possano tornare sul palco anche in altri giorni. Magari in giorni lontani da quelli definiti "istituzionalmente" della Memoria. Quando un ebreo rimane ebreo e porta con sè la sua storia, il suo dolore, senza che lo possa condividere con chi di quel dolore non sa niente e non saprà mai niente. 
Sono passati oltre 60 anni e, prima o poi, il tempo inghiottirà i ricordi e tutti quei morti. Finiranno i testimoni di quella tragedia e si archivierà quel terribile genocidio come fatto "storico", come qualcosa di lontano e in quanto tale, forse, neanche vero. 
Per fortuna ci sono persone che non dimenticano. Artisti che decidono di parlarne anche in un ambiente come il teatro, troppo spesso vittima di storie e commedie classiche. Il teatro troppo spesso fermo ad un'epoca lontana tanto da farci percepire l'olocausto come qualcosa di moderno. 
Scrivo questa recensione per ringraziare Marco per il suo coraggio e per invitarlo a tornare, con quest'opera, in scena il prima possibile, perché l'Italia ha bisogno di ricordare e un po' di ridere. 


Intanto v'invito a dare un'occhiata....

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