TinyDropdown Menu
Visualizzazione post con etichetta Francesco Totti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francesco Totti. Mostra tutti i post

26 agosto 2017

Francesco Totti. L'addio.

90 giorni dopo Totti si torna allo Stadio Olimpico

 

Anno 2017 - 90 giorni D.T. (Dopo Totti)

Sono passati 90 giorni, 90 come i minuti di una partita e 90 come la "paura" e finalmente sono pronta a scrivere. 
Fino a oggi non ci sono riuscita perchè quando si tratta di sentimenti tutto diventa molto complicato. 
Parlare di Francesco Totti è qualcosa di meraviglioso e tragico insieme, di talmente meraviglioso e tragico che contempla la catarsi e la catarsi richiede: immedesimazione e purificazione allo stesso tempo. 
Bisogna essere pronti per passare attraverso il dolore e arrivare a purificarsi. Credo di esserlo finalmente. Credo di avere ancora un po' di paura proprio come il mio Capitano ma oggi tornerò allo Stadio Olimpico dopo il 28 Maggio e tutto sarà diverso.
C'ero quella domenica in cui Francesco ha fatto l'ultimo giro di campo e c'ero anche il 17 Giugno 2001, data dello scudetto e unica domenica degli ultimi anni in cui ho visto stipata tanta gente quanta quella del 28 Maggio.
Francesco Totti non è morto (per fortuna!) è semplicemente cresciuto, allora perchè abbiamo pianto così tanto? 
La gente è questo che si chiede. La gente che non ama il calcio eppure si era commossa davanti alla tv. A spiegare il fenomeno Totti sono stati in molti: giornalisti, professionisti della parola e dello sport. Ognuno ha usato aggettivi, ha raccontato anedotti e storie per definire Francesco Totti una leggenda, il numero 10 più importante degli ultimi decenni, uno che nasce ogni 50 anni. 
Quella domenica sono tornata a casa in uno stato emozionale davvero confuso ma poi è accaduto qualcosa che mi ha fatto capire chi è stato ed è Totti per me. 
All'improvvisto il mio cellulare ha inziato a funzionare di nuovo. Così ho ricevuto una serie di messaggi da amiche che con il calcio non hanno nulla a che fare.
Da Monza mi ha scritto Beatrice "Oggi come non pensarti" e poi da Roma Michelangela "Ti sono vicina in questa giornata...basta guardare la mia foto del profilo (Totti), sto consolando Edo (il marito) comunque il Capitano è proprio un grande!!!"
E ancora un messaggino da Verona da parte di mia cugina Sara: "Forza Chiara !" e poi Patricia,  un'amica brasiliana sposata con Zitto, grande romanista, che mi ha inviato una foto sua e della piccola Lea, 6 mesi, con una maglia giallorossa con su scritto: Vi ho purgato ancora!
Sono arrivati uno dopo l'altro, come pillole d'amore, come caramelle, da ogni parte d'Italia e del mondo. Si perchè anche Raquel e tutta la mia "famiglia spagnola" hanno mandato messaggi di amore e riconoscenza al mio Capitano. Da Londra la romanista Valentina mi ha scritto emozionata e commossa.
Dolci pensieri per me perché tutti sapevano che l'addio di Francesco Totti era anche un po' l'addio di uno di famiglia per me e per tutti i romanisti che quella sera dentro lo stadio erano una sola persona. Il vero miracolo è stato proprio quello.
Francesco Totti è stato amico di tutti noi, ci ha accompagnato in ogni giorno della nostra esistenza dall'adolescenza alla maturità; ci ha portati per mano tenendoci stretti tutti insieme come si fa nelle famiglie. 
Da quell'addio tante volte ho messo le dita sulla tastiera per cercare di mettere in ordine le parole, per tentare di esprimere il mio sentimento su un Campione che ho avuto la fortuna di conoscere e veder giocare. Tutto mi sembrava retorico e privo di senso. Così ho deciso di smaltire quel concentrato di emozioni e di restare a guardare dove voleva andare Francesco.
Come una mamma guarda i figli imparare a camminare, così ho voluto prendere la giusta distanza e controllare che tutto procedesse e alla fine mi sono accorta che stavo solo aspettando che mi facesse strada, che mi dimostrasse che "si doveva fare" anche senza di lui.
Quando si scrivono storie per il cinema o per la tv o per l'editoria, beh un bravo scrittore sa esattamente dove il suo eroe deve andare. Deve fare delle scelte e poi può rischiare una ricaduta ma alla fine, se il tipo di storia che stai scrivendo è una commedia (e a mio avviso per Totti non può essere altrimenti) , allora sai che il tuo protagonista avrà fatto la scelta giusta, anche se può incontrare qualche difficoltà alla fine andrà tutto bene.  
Così Francesco ha continuato la sua vita lontano dal prato verde, sempre con il suo "migliore amico" il pallone attaccato al piede, prima su una spiaggia greca e poi tra uno yacht e un altro nel bel mare di Ponza con un lancio che ha fatto il giro del web.
L'ho visto mancare il primo ritiro estivo con l'As Roma degli ultimi 25 anni e non partire per la tournée americana. L'ho visto indossare giacca e cravatta seduto in tribuna a Verona per la prima di Campionato e poi volare come rappresentante dell'As Roma per il sorteggio Champions dove ha ritirato anche un premio speciale alla sua carriera e alla sua fedeltà a un solo club.
L'ho visto prendere le misure con quella che è la sua nuova vita e credo che inizi a piacergli. Così se piace a lui credo che anche a tutti noi può iniziare a piacere.
Andrò allo Stadio Olimpico oggi per la prima di Campionato 2017 - 2018 in casa contro l'Inter di Spalletti.
In pochi mesi ci sono stati tanti cambiamenti. Non ci sarà Totti in campo e Spalletti siederà sulla panchina della squadra avversaria.
Tuttavia questa sera sarò al mio posto, ingresso 15, Curva Sud per tifare As Roma più forte di prima perchè non cambia tutto, alcune cose non cambiano mai.
In campo scenderà un nuovo Capitano: Daniele De Rossi. Non ci sarà nessun numero 10 e anche se sono pronta ad affrontare questa nuova Roma senza Francesco Totti credo di avere un po' paura ma imparerò... imparerò.

09 maggio 2016

Francesco Totti e quel giro di campo...


Roma - Chievo Verona, Francesco Totti a fine partita

Non mi é piaciuto oggi il giro di campo di Francesco, mi è sembrato teso e serio.
Quando è entrato ho pianto, perché la sola idea di non vederlo con la maglia giallorossa la prossima stagione mi ha svuotato l'anima.
Chi vestirà il numero 10? Chi sarà il nostro Capitano?
Mi sono sentita persa, senza una guida, l'unica che conosco essere, negli ultimi 20 anni, per la mia squadra. Una squadra che non può contare su una società ma su un Capitano si.
Si scrive Totti ma si legge Roma, scrive la Tribuna Tevere ed è questa una sacrosanta verità.
Qualche settimana fa, sulla Gazzetta dello Sport, un giornalista che conosco bene ha scritto un pezzo che somigliava molto alla mia vita in relazione con il personaggio Francesco Totti .
Francesco l'ho conosciuto a 16 anni, all'epoca era in classe con un mio amico del mare. La prima volta che l'ho incrociato lungo via Vetulonia, era in motorino e vestiva un bomber in pelle alla TopGun. Aveva 18 anni e un futuro (e che futuro!) tutto da scoprire. Chi glielo avrebbe mai detto a quello sciupafemmine che amava il pallone. Era tondo e massiccio, ancora non aveva conosciuto Mister Zeman.
Francesco Totti, giro di campo Roma - Chievo

Francesco era, ed è, per me uno di casa al punto che lo invitai alla festa dei miei 18 anni. Ricordo che sulla busta avevo scritto: Per Francesco Totti via Vetulonia con tanto di numero civico e cap. Era un'invito di carta. Un invito intriso di un'altra epoca, di altri sogni, di altri rapporti umani (per la cronaca non venne). Non lo vedevo ancora come un "dio", per me lui era la promessa della Roma, uno che sarebbe diventato proprio forte.
Io e lui abbiamo fatto la maturità lo stesso anno: maturità classica io, Ragioneria lui. Mentre lui svolgeva il servizio militare, io frequentavo l'Università. Poi lui è diventato il grande Totti e io sono diventata solo più grande.
'Pane e Totti', eccoci qua, generazione dal cuore spezzato perché perdere lui è perdere un pezzo della nostra gioventù.
Perché la sua grandezza la respiri e, quando lo vedi giocare con il figlio Cristian, pensi: 'è talmente un fenomeno che per non lasciarci orfani sta preparando già il suo erede? '
e allora come si fa a non piangere??? Come si fa, davanti a una scena come quella vista oggi, a non capire di avere davanti un Campione, uno che nasce una volta ogni 100 anni?
Beh, non riesco davvero a pensare alla mia Roma senza di lui e se lui se ne vuole andare lo voglio sapere e lo devo sapere, perché Francè io ti voglio salutare e voglio piangere fino a consumare tutto il tuo dolore, che quel giorno sarà anche il mio .
Il bacio tra Ilary Blasi e Francesco Totti a bordo campo

Sono passati ormai 7 anni da quando ho lasciato il mio monolocale per trasferirmi nella mia bella casetta. L'ultima volta, prima di chiudermi la porta alle spalle, sono scoppiata in un pianto liberatorio. Quel posto mi stava stretto eppure quel posto aveva una parte della mia vita che non tornerà mai più. Un po' come te France', che m'hai preso il cuore e adesso te ne porterai via un pezzetto. Si piange quando si perde qualcosa, si piange quando c'è un lutto da elaborare.
Quindi, Capitano mio Capitano, sorridi sempre quando indossi la tua maglia N 10 e quella fascia al braccio, perché solo quando toglierai quella maglia inizieremo a piangere e lo faremo tutti insieme, perchè siamo tutti...Totti.

07 settembre 2015

Roma - Juventus: 2-1 : il Gigante Dzeko e la Juve lillipuziana

Roma - Juventus 2-1: il Gigante Dzeko schiaccia una lillipuziana Juventus

Roma - Juventus 2-1 mettiamo subito le cose in chiaro


C'è qualcosa di più bello di un lunedì che segue la domenica della vittoria della Roma sulla Juventus?
Due lunedì dopo la vittoria della Roma sulla Juventus!
Non scrivo il diario della Tifosa dalla fine di Aprile, quando lo scoraggiamento per una stagione calcistica deludente mi ha completamente pervasa, lasciando la mia testa priva di elaborare concetti originali in merito alla mancanza di gioco della squadra. Nemmeno il derby con la Lazio, vinto grazie al gol di Yanga Mbiwa (aspettato da me per un anno intero) mi aveva fatto cambiare idea.
Certo quel successo avera risollevato il mio umore ma il dispiacere per i punti persi nel girone di ritorno non li avremmo più recuperati e un'altra stagione era terminata "solo" con un prezioso secondo posto, per l'ennesima volta.
Così quando sabato 22 agosto il Campionato 2015-2016 ha avuto inizio, dopo un mercato estivo questa volta decisamente gratificante, ho visto la Roma scendere in campo contro il Verona, ero certa che ne avrei avuti di concetti da esprimere.
Purtroppo il debutto finito 1-1 non ha fatto che tirar fuori di nuovo i vecchi problemi. Come una coppia che si ama e si allontanta per qualche mese, nella speranza che una pausa di riflessione sia il rimedio sufficiente per appianare i diverbi cronicizzati dall'abitudine e alla prima occasione capisce che nulla è cambiato.
Così dopo Verona - Roma non ho scritto nulla e ho aspettato che Roma - Juventus venisse giocata.

Roma - Juventus, la prova del 9


Ai laziali e agli juventini che mi dicono: "Tanto ad Agosto voi vincete sempre il Campionato" rispondo lapidaria: "Nessuno qui ha parlato di Campionato. Abbiamo vinto una partita però, questo lo possiamo dire?"
Allora tacciono, abbassano gli occhi, si mordono le labbra e annuiscono. La verità non si può negare. La Roma finalmente è tornata. Rudi Garcia finalmente è tornato.
Una squadra rinnovata, ancora una volta ma questa con i giusti innesti, Dzeko in primis, che ha saputo gestire una Juventus, rimaneggiata dalla perdita di Pirlo, Tevez e Vidal, e vincere uno scontro diretto importantissimo.
Dopo un'estate all'insegna di colpi di mercato e una Curva Sud da dividere, con conseguente perdita di posti per gli abbonati già tesserati, la stagione in casa si è aperta con la protesta della Sud.
Una Curva Sud piena e muta, capace di cantare solo cori contro la polizia e i celerini mandati irresponsabilmente a offrire la propria pelle a 10 mila tifosi arrabbiati.
Un esordio pessimo sugli spalti che per fortuna non ha rispecchiato quello in campo. Lo Stadio strabordava di tutto. Il sole scioglieva i volti abbronzati e rilassati, il numero 10 di Totti campeggiava sulle spalle di donne, uomini e bambini mentre bicchieri di acqua fresca e birra gelata dissetavano bocche pronte a schiarire la voce per esultare.
Il numero 10 di Francesco Totti, il nostro Capitano che per la prima volta  a Verona non è stato schierato in campo e non è subentrato nei 90' per "scelta tattica".
Il nostro Capitano che anche contro la Juventus resterà in panchina, perchè gli anni passano per tutti e di lui avremo bisogno molto quest'anno e dobbiamo farlo giocare quando è necessario.
La banda degli Ultras Gonzaga era al completo: Marco, Christian, Sandro, Matteo, Mirko, Chiara e Antonella.
Sugli spalti Alma e i suoi 80 anni superati da tempo, aspettavano l'ennesima stagione dell'As Roma con lo stesso fremito di un ragazzino di 5 anni .
Marco torna all'Olimpico da papà, Christian da uomo innamorato, Sandro da padre attento e lavoratore premiato, Matteo da adolescente sempre meno bambino, Mirko da collezionista attento, Chiara da scrittrice curiosa e Antonella da cinquantenne favolosa.
Ognuno al suo posto, pronto per affrontare una nuova stagione proprio come Massimo che fisicamente si trovava davanti a un forno a sfornare pizza ma con il cuore era proprio dove eravano noi.

La partita


La formazione della Roma non era quella tipo.  Daniele De Rossi viene schierato come centrale di difesa, ruolo in cui si rivelerà perfetto (e guai a chi mi parla male di Daniele) ma che non è certo il suo, almeno non lo era stato fino a quel momento.
Francesco Totti è spettatore, un leone in gabbia. La partita inizia ed è subito Roma - Juventus con un rigore a favore della Roma, non concesso, dopo nemmeno un minuto di gioco.
La Roma non si arrende, continua a pressare mentre la Juventus si chiude nella sua area come una squadra provinciale, incapace di uscire fuori se non con sterili contropiedi .
Pogba è nervoso, forse troppo per essere un fuoriclasse, dimostra che la Juventus ha paura... che fine hanno fatto gli schemi di Conte? E Allegri che cosa è in grado di fare adesso che è orfano di un'eredità che ha sciupato con maestria nella scorsa stagione?
Nonostante qualche giallo non distribuito da Rizzoli e un predominio giallorosso evidente, chiedetelo al palo sotto la curva nord, la partita finisce i primi 45' con un risultato di parità 0-0.
Pieghiamo i giornali disposti sui sedili blu e ce li portiamo con noi mentre scendiamo le scale del settore 15 alla ricerca di un caffè e di un po' di acqua prima che di sgranchirci le gambe.
La Roma ci sta piacendo. L'ottimismo trapela dagli occhi del vecchio con la sigaretta in bocca, dalle fossette del bambino che divora il gelato e soprattutto dal chiacchiericcio divertito dei tifosi in fila al bar. La Roma c'è e questo oltre ad essere un conforto è una gran bella notizia.
Il secondo tempo assomiglia al primo: la Roma pressa mentre la Juventus aspetta.
Questa volta però la Roma attacca verso la Curva Sud. E' il 61' quando Pjanic batte una punizione al limite dell'area e lascia Buffon fermo. L'esplosione di gioia è incontenibile. Mi aggrappo a Mirko e non voglio si muova, ho bisogno di stritolare qualcunoper essere certa che quel gol meraviglia sia vero. La Roma vince 1-0 meritatamente.
La Curva Sud smette di protestare, di prendersela con l'altra Curva Sud che incita la squadra, e si accorge del vero motivo per il quale è allo stadio: tifare.
La Roma continua a pressare, Mister Garcia sostituisce Salah con Iturbe che rimedia subito un giallo per la Juventus e poi.. poi Evra viene espulso  ( del resto sempre meglio che mettere fuori Pogba) e al 79' Dzeko corre sotto la Sud per abbracciarla tutta: è 2-0 e Dzeko segna il suo primo gol giallorosso lasciando Chiellini inebetito. 
Lo Stadio impazzisce letteralmente. La gente salta da una fila all'altra. Mi giro per dare un cinque ai ragazzi dietro di me, non trovo nessuno. Sono tutti corsi verso il campo, come se potessero abbracciare quel gigante arrivato dal Nord, il gigante Dzeko - Gulliver cui basta una pedata per schiacciare gli juventini - lillipuziani che cercano di legare mani e piedi a una Roma troppo grande per rimanere vinta.
Un gol bianconero all'87' di Dyabala non rovina la festa a nessuno, anche se una parata incredibile di Szczesny allo scadere della partita, per un attimo blocca la digestione a una vittoria che aveva già profuso il suo sapore di pasta fatta in casa, un sapore autentico.

La vittoria

Un successo voluto, ecco il significato di Roma - Juventus.  Una Roma coraggiosa che ha inflitto alla Juventus, per la prima volta nella sua storia, la seconda sconfitta successiva in campionato lasciandola a 0 punti.
Qualcosa forse sta cambiando lo dice l'arbitro che nonostante la sua direzione di gara insufficiente non è stato capace di fermare il successo giallorosso. Lo dice il palo che ancora trema e lo dice Pogba miracolosamente sfuggito al cartellino rosso, oltre al rigore negato di cui tutti dobbiamo parlare perchè è quando si vince che certe cose vanno dette.
Una vittoria voluta dal gruppo che significa: Totti in panchina e Digne, appena arrivato e già combattente, in campo. Signifia Falque titotale e Gervinho a guardare.
Significa De Rossi Capitano vero, con buona pace di chi gli vuole male. La Roma è pronta per raggiungere un traguardo e siamo pronti anche noi. 

24 marzo 2015

Cesena - As Roma 0-1 Daniele De Rossi, anima romanista

Cesena - As Roma 0-1, Daniele De Rossi segna e la Roma vince.

 Daniele De Rossi segna e l'As Roma vince una partita fondamentale.


Daniele De Rossi, il giocatore più discusso degli ultimi tempi, ha siglato una rete importantissima. Inutile scendere in tecnicismi, mettersi a parlare di una partita ancora una volta poco interessante. Non voglio raccontare la desolazione del vedere una squadra senza le gambe, sono mesi che non si parla di altro. Quindi oggi voglio esprimere le mie riflessioni su una squadra che, pur senza le gambe, ha tirato fuori di nuovo la sua anima, un'anima romanista, un'anima vera, un'anima con un nome e un cognome: Daniele De Rossi.

E già lo so, perchè l'ho sentito dire e l'ho letto, che qualcuno lo continua a mettere sulla gogna Daniele quello che "un gol casuale lo salverà per sempre", "misterseimilioniemezzo all'anno" e tante altre cattiverie. Per carità ognuno può pensare quello che vuole, e non sono certo io a dover convincere una parte del tifo giallorosso a perdonare un calo vistoso e indiscutibile di prestazioni da parte del nostro numero 16.
Quello non è discutibile, ahimè e sarebbe fazioso e poco obiettivo ammettere che negli ultimi tempi Daniele De Rossi ci ha fatto più ridere che disperare.
Quello che invece voglio mettere, e lo voglio mettere fortemente, in discussione è il concetto di "anima" di una squadra. 

Il Capitano e le sue due anime


Cosa s'intende per Anima di una squadra?
Il Capitano è colui che la squadra la trascina, la supporta e la motiva in campo e negli spogliatoi. A Roma questo ruolo è sdoppiato.
Ci sono giocatori che sono dei campioni, il loro ascendente è talmente forte che chiunque giochi con loro non può che subirlo e positivamente esserne vittima, come se la forza del campione lo motivasse a dare e fare del suo meglio.
La maggior parte questi campioni sapendo di esercitare questo potere, non si sforzano di motivare la squadra e i propri compagni in un modo diverso da quello che può essere l'esempio in campo, il gesto atletico, la generosità nel gioco, il rispetto delle scelte. I campioni di questo tipo sono come i primi della classe, quelli che raramente cogli impreparati. Loro sono fighi e tanto basta.
Poi ci sono quei giocatori che hanno una marcia in più anche se non sono dei fuoriclasse. Quelli che non ci stanno a prerdere, non ci stanno a giocare male e soffrono quando questo accade. Questa categoria è rara, talmente rara che se mi chiedete un'esempio della prima specie mi viene facile dire : Totti, Del Piero, Baggio. Mentre della seconda tipologia mi vengono in mente esempi come De Rossi, Inzaghi, Mancini. Giocatori rari e ormai passati... eppure noi due di loro ancora li abbiamo in squadra.
Ecco la Roma ha un Capitano solo fatto di due animequelle di Francesco e Daniele ed è questa la sua più grande fortuna.
E non esiste un Capitano Futuro perchè Daniele è da tempo che interpreta l'anima grintosa e passionale di Capitano, lui è un Capitano vero. 

Le critiche di chi non capisce

Chi critica queste due anime vuol dire che non è meritevole, a mio avviso, di essere considerato un romanista per il semplice fatto che nega l'identità di una squadra, nega la sua peculiarità più bella.
L'As Roma a differenza di altre realtà calcistiche ha un cuore, ha dei giocatori romani, romanisti che quando scendono in campo (nel bene come nel male) credono davvero nei colori che indossano e non è retorica o fantasia, ci credono e soffrono per quella maglia. 
Loro sono la nostra ricchezza, sono quelli che ci distinuguono dalle altre squadre fatte per vincere o sopravvivere, fatte di giocatori che la maglia la cambiano ogni anno o quasi. A cui non interessa essere ceduti durante il mercato di gennaio. Giocatori che vivono il calcio come un mestiere senza nessun particolare attaccamento ai colori che indossano.
Per questa ragione  bisogna avere il doppio del rispetto per Francesco e Daniele.

L'esultanza

Basta vedere la sua esultanza, quella vena sul collo (anche quella sono stati capaci di criticare) che mi piace tanto perchè quando Daniele è corso dopo il gol segnato contro il Cesena, ha urlato cosi forte da far andar via la mia voce, ha corso così tanto da farmi perdere il fiato.
Una partita sofferta ma con una certezza rinnovata, questa Roma non si è venduta l'anima, questa Roma c'è ancora. 


02 dicembre 2014

As Roma - Inter 4-2: i conti tornano sempre.

 
AsRoma - Inter 4-2: Miralem Pjanic autore di una doppietta

As Roma - Inter è finita 4-2, in clima di euforia amplicato dal provocatorio comportamento dell'ex di turno Pablo Daniel Osvaldo.

Già nei giorni precedenti era salita un po' di tensione. La partita con l'Inter è sempre una specie di derby per me, vuoi per il loro gemellaggio con i cugini laziali, vuoi perchè il mio ex capo è interista e soprattutto per colpa di un ricordo che ha segnato il mio tifo nel lontano 3 maggio 1999. 
Era un Roma - Inter finito 4-5 con un gol di testa di Diego Simeone al minuto 87 proprio sotto la Curva Sud. Una delusione che ancora brucia.
Ne è passato di tempo da quella partita in cui i bagarini ci avevano venduto gli unici biglietti disponibili fuori dai cancelli e io e Andrea M. (il mio migliore amico di tanti anni fa) avevamo trovato solo posti in piedi, appoggiati alla fine delle scale d'ingresso di uno dei settori della Sud. Uno stadio pieno come quello non lo ricordo, se non per occasioni davvero speciali. 65.966 spettatori, recitava il tabellino post match. Roba da capogiro, roba di un calcio che è scomparso davanti a sua maestà la "diretta televisiva".

A distanza di 15 anni però i conti tornano.

AsRoma - Inter 4-2: l'esultanza sotto la Curva Sud

Il tempo restituisce quello che ti prende ed è così che è arrivato il 30 novembre 2014, silenzioso e galantuomo, pronto a ridare il maltolto.
In campo una Roma superiore a quella del lontano 1999 e un'Inter probabilmente meno forte. Insomma le parti si sono capovolte ma in campo è sempre una gara avvincente.
Sugli spalti eravamo al completo: io, Mirko, Christian, Marco, Antonella, Sandro e Matteo. Ancora increduli per la partita di Mosca ma convinti della forza della nostra squadra, una forza che non svanisce con qualche pareggio e un paio di sconfitte.
Daniele, altro fedele abbonato, mostra ancora un po' di malcontento e inizia si lancia in una serie di lamentele che arrivano alla provocazione con la seguente frase: 
"Dodò pure le punizioni ora batte, che non lo rimpiangi Dodò?" 
Sapeva che a una frase del genere Christian avrebbe ceduto con la sua veemenza, un misto di urla e romanistità che si trasforma nella risposta:
"'O rimpiangerai tu Dodò, 'n vedi questo. Che me toccà sentì? Nun ce venì allo Stadio no? Che ce vieni a fà, tanto mo' pe' 'na partita pareggiata è un miracolo se 'namo a ffà l'Intertoto". 
In fila ai tornelli per entrare in Curva si ride, l'aria è distesa nonostante la notizia della vittoria della Juventus a 4 secondi dalla fine del derby.
"Nun ce se crede! Er Padreterno dalla parte loro c'hanno".
Qualcuno non si trattiene, a me rode dentro ma taccio. Concentrazione è la parola d'ordine. A dire la verità un po' c'avevo sperato nell'impresa del Torino. Poche ore prima avevo detto a mio padre, sicuro che i bianconeri avrebbero vinto 4-0, che poteva essere la domenica buona per l'aggancio.
"Ma che stai a dì? Noi con l'Inter non abbiamo una partita facile".
Un "mah" era uscito spontaneo dalla mia bocca cucita su una faccia dall' espressione dubbiosa. 
Non c'è stato un solo momento nel quale ho temuto una defaillance della mia Roma. Un romanista si distingue anche per questo, un romanista sa... ma questo già ve l'ho spiegato la volta scorsa.
Con i panini pronti, uno con il polpettone e una mini baquette (scusate i francesismi ma è tutta colpa di mister Garcia), con mozzarellina di bufala e prosciutto, ero pronta ad affrontare qualsiasi nemico.
La Roma scende in campo e la Curva Sud non esita a fischiare Osvaldo che, da quando è diventato ex, dimostra la sua rabbia nei confronti di noi tifosi, come se fossimo la causa dei suoi fallimenti sportivi. 
Un atteggiamento da "poveretto" il suo che, preso dalla smania di dover dimostrare quanto fosse forte, ha iniziato a esibirsi in capovolte nell'area di rigore, alla ricerca di un gol che, ovviamente, è arrivato al minuto 12 del secondo tempo seguito da un' esultanza decisamente fuori luogo del "poveretto" argentino, soggetto affetto da egocentrismo compulsivo.
Un'esultanza per un 2-2 che ha definitivamente segnato la sconfitta della squadra di Mancini, perchè se non avesse provocato fuori luogo la Curva Sud (e quindi i giocatori in campo) forse la reazione non sarebbe stato tanto accanita. 
Facciamo un passo indietro quando a minuti rovesciati, ossia al 21esimo minuto del primo tempo, a sbloccare la partita era stato un veloce Gervinho che aveva scheggiato la palla nell'area di rigore dell'Inter mandando in estasi l'Olimpico. 
Un vantaggio durato appena quindici minuti quando Ranocchia butta la palla alle spalle di De Sanctis
Il primo tempo si conclude così mentre la pioggia cominciava a cadere, rompendo un caldo che sembrava più primaverile che invernale. L'ora del panino era arrivata sul pareggio, anche un tifoso gioca e ha bisogno di recuperare le forze.
"La Roma c'è si può fare".
La sensazione della vittoria è comune e si consolida quando al 2' del secondo tempo Holebas inizia a correre, a correre, a correre finchè non segna un meraviglioso 2-1.
"Non ci posso credere, Holebas mio che hai fatto!"
Che ha fatto???  Hai segnato mentre addentavo la mini baquette? Che modo è, senza avvisare, per poco mi strozzo! Tutti saltati in piedi mentre io a bocca piena rimanevo seduta. Mai mangiare un panino durante la partita, rischi di morire strozzata.
E poi arriva lui "il guastafeste", quello che se non sta al centro dell'attenzione si sente male. Osvaldo segna, non ha il coraggio di mostrare la maglietta bianca che porta sotto quella ufficiale e instiga tutto lo stadio alla rabbia collettiva. Pensate urla sotto la sua curva, inpiega 5 minuti per tornare in campo e con le braccia e i pugni chiusi continua ad agitarsi rivolto alla tribuna Montemario e alla Curva Sud. Riesce a fare tutto ciò senza nemmeno prendersi un cartellino giallo eppure Francesco Totti per molto meno contro la Juventus un cartellino giallo l'ha preso e come: inspiegabile.
Sarà stato questo il motivo che ha ispirato l'ennesima magia del Capitano che da terra, ancora una volta, dimostra di avere gli occhi dietro la testa creando un assist per quel fenomeno di giocatore che si chiama Miralem Pjanjic che segna di potenza e porta la Roma in vantaggio.
A questo punto accade qualcosa, forse l'arbitro si ricorda che non ha ammonito Osvaldo per l'esultanza poco appropriata, forse è solo stanco e non ce la fa più a correre, fatto sta che tira fuori un cartellino rosso per Mancini l'allenatore protestatore.
La Roma però non ha finito. 

10 novembre 2014

As Roma - Torino: il ritorno di Kevin, Totti e i Tigri

 

AsRoma - Torino 3-0 : Totti e Ljajic festeggiano il 3-0

La Roma vince contro il Torino 3-0. Altro che crisi: 6 partite su 6 in casa vincendo e senza prendere gol.

L'appuntamento è alle 19.15 davanti casa di Sandro.
Arriviamo un po' aggravati, per via di un pranzo luculliano con digestione difficile al seguito. La Juventus ha rifilato 7 gol al Parma del povero Donadoni ed è saldamente prima a 28 punti in classifica.
"Dobbiamo vincere non esiste altro risultato" Marco lo dice serio, perchè ogni domenica è una lotta alla conquista di quel primo posto così vicino, eppure sempre troppo lontano.
"La buona notizia è che la Lazio ha perso" prosegue.
"S'erano già montati la testa, s'erano" conferma Mirko tirando un sospiro di sollievo.
Arriva Christian, la "squadra" è al completo si può marciare verso l'Olimpico.
Una domenica sera di novembre, troppo calda per essere in autunno inoltrato, troppo serena perchè una sconfitta la possa rovinare.
Un po' di umidità ti afferra la pelle e le ossa, come un accappatoio bagnato o l'odore dello spogliatoio di una piscina. 
La preoccupazione non ci appartiene. Nonostante le due sconfitte con il Bayern e quella con il Napoli abbiamo tutti la sensazione che la Roma c'è, che Nun C'è Problema.
Manca ancora un'ora quando Campo Testaccio inizia la sua strofa tra le voci di chi già anima la Curva Sud sempre presente. 
Qualcuno racconta della trasferta a Monaco, di quanto sono organizzati fuori dal nostro Paese, il nostro maledetto Paese su cui non facciamo che sputare lamentele ma dal quale non riusciamo ad andare via. 
"Devi vedere la metro, ogni 5 minuti!" Massimo è tornato soddisfatto nonostante la sconfitta, Monaco è bella come tutto il resto anche con la neve.
Intanto in campo una vecchia conoscenza si riaffaccia a palleggiare. Riappare lo stesso, con la sua faccia ingrughita e il naso rosso, secco e lungo. Un fumetto di un eroe antico, un tipo dall'aria cattiva ma dal cuore tenero: Kevin Strootman, dopo 8 mesi è di nuovo in campo. 
Lo Stadio lo accoglie con un applauso lunghissimo che destabilizza il suo carattere serio. Un applauso che contagia anche i suoi compagni di squadra, emozionati di vederlo in campo quanto noi dagli spalti e che cominciato ad applaudirlo come se lo vedessero anche loro per la prima volta dopo tanto tempo.
"Eh, mo' che tornano, perchè devono tornà tutti devono,voglio vede' se ridono gli altri" mi gonfio di orgoglio e mi compiaccio che tante attese stanno per concludersi. Immagino di nuovo Castan, Maicon e Astori al loro posto. Ora che Kevin è al centrocampo a breve riavremo la nostra "vera" Roma.
La partita inizia ed è evidente, da subito, che la Roma è padrona del campo, tanto che non si arriva nemmeno al minuto 10' che Torosidis (quello che in Champions magari no ma in Campionato certo che si ) la butta dentro ed esulta come un matto, come noi. 
Francesco Totti lo trovo sublime: distribuisce palle a destra, a sinistra e al centro sempre con la testa alta, sempre alla sua maniera. Gli manca solo il gol. 
Roma - Torino procedeva come una commedia americana, una di quelle che non hai mai visto ma che già sai come va a finire, tanto sono tutte uguali.
Siamo al minuto 27' e a segnare il suo primo gol in Campionato questa volta è Keita. 
Grande e fragile Keita, sempre pronto a lavorare. Lui che segna e poi disegna nell'aria un cuore gigante con le dita e bacia la maglia. Si, bacia la maglia un gesto tanto antico, quanto meraviglioso pieno di archetipi la cui lettura passa tra mille partite e mille anni fa. 
La partita prosegue mentre si chiacchiera dell'Inter, che pareggia con il Verona, e di Yaya Touré, che manda la palla in curva e colpisce al volto una bambina. 
Chiacchiere da Stadio che si fanno per deconcentrarsi un po', stemperando la tensione che, seppur latente, non abbandona mai un tifoso. 
Al secondo tempo nulla cambia, anche il gol arriva dopo 10 minuti. Questa volta ad insaccare è Ljajic che dopo azzittisce tutti. Lo vediamo solo un attimo però perchè De Rossi corre a coprirgli la faccia con la scusa dell'esultanza per il gol. Grande Daniele, Capitano nell'anima. 
"Chi ha azzittito quello?" la Curva è risentita da un gesto così stupido, così stupido che non vale la pena per me spenderci una sola parola in più. 
"Bambini" biascico mentre applaudo per un gol davvero bello. 
La partita prosegue con un Gervinho che corre come un pazzo e che così sento commentare da una voce che proveniva dalle mie spalle: 
"Quello è abituato a core, è nato in Africa. La mattina se svegliava e coreva perchè altrimenti se lo magnavano i tigri e i leoni..."
I tigri è stata la cosa più bella di tutta la partita. Una partita bellissima macchiata da qualche gesto poco intelligente. Compreso quello del Capitano che non si discute e si ama ma è caduto nuovamente nella sua definizione di ragazzino della parocchia. Quello che gioca per vincere e per segnare incurante di un cartellino giallo e di una squalifica da non peggiorare. 
Contrattempi del mestiere, di chi gioca sempre e soprattutto per un solo scopo: dimostrare di essere il n.10 sempre, anche a 38 anni, anche quando lo sanno tutti che sei un fuoriclasse. 
La classifica compare sullo schermo: Roma 25. 
Siamo secondi e la Lazio non è più terza. Papà al telefono è di nuovo contento. Lo sento distratto e mi alleggerisco anche io un po', lo vorrei sempre sentire così: felice.
Ci sono situazioni in cui certe parole non dovrebbero esser dette, nemmeno pensate forse. Situazioni in cui la "pancia" prende il posto del "cuore" e che puntualmente le azioni che ne conseguono si dimostrano sciocche e nocive per tutti. 
Parlo della vita come dell'As Roma, che è una famiglia pure lei, e quello che capita nelle famiglie è che a volte qualcuno perda la pazienza e dica la cosa sbagliata. Così Francesco ha fatto la cosa sbagliata, uscire dal campo senza sedersi in panchina lui che è il Capitano e deve essere d'esempio a tutti non dovrebbe mai uscire dal campo in quel modo. 
Ho sempre amato il calcio perchè lo ritengo la parabola della vita è per questo che voglio concludere oggi con la frase di un Capitano, il nostro Capitano prima di Francesco, Ago che scriveva così: 

"Nel calcio si vince insieme, la squadra e quello che le sta intorno: riserve, massaggiatore, allenatori ecc. - siano essi professionisti o semplici amatori - e aiutarsi è il primo dovere di tutti, dentro e fuori dal campo, sempre". 

E aiutarsi è il primo dovere di tutti, dentro e fuori dal campo, sempre...

AsRoma - Torino 3-0: il ritorno di Kevin Strootman

27 ottobre 2014

Sampdoria - AsRoma 0-0 : non si può vincere sempre.

 
Sampdoria - As Roma: Stefano e Christian in campo con i giocatori e nei cuori di tutti

Sampdoria - As Roma reti inviolate e c'è chi la chiama crisi

Sabato pomeriggio è stato un sabato strano. La mattina ero andata a trovare la mia amica Michelangela e i suoi cuccioli Giorgio e Bianca. La città era bloccata dalla manifestazione della Cgil e tutta Roma era avvolta in un solo colore: il rosso. 
Rossa la rabbia, rosso il cuore a vederla così illuminata dal sole e abbracciata dal vento, Roma sembrava pulsare sangue
Il pomeriggio poi è passato alla ricerca di un caffè e di un pasticcino da comprare per un dessert da mangiucchiare durante la partita ed ecco che le 20.45 sono arrivate subito. 
Susan e Fabio ci avevano invitato a vedere la partita da loro ma contro la Samp è una partita strana da guardare in religioso silenzio. 
Tanto per cominciare sulla panchina della Sampdoria c'è Sinisa Mihajlovic, ex romanista ma soprattutto ex laziale. Poi la Samp ci ha regalato la gioia di uno dei più bei gol di Francesco Totti ma anche la delusione di sonore sconfitte come quel 3-1 all'esordio in panchina di Andreazzoli. 
Insomma Sampdoria - Roma è una partita mai scontata, soprattutto quest'anno che i blu cerchiati non hanno mai perso e sono terzi in classifica. 
Quindi concentrati e ai soliti posti di combattimento. 
"Come la vedi sabato?" 
Al ristorante Fabio voleva una parola di conforto mentre zio Fabrizio storceva la bocca, rispondevo con quella spalvederia tipica di chi ha fiducia nei propri mezzi: 
"Facile, cioè quest'anno in Campionato non mi voglio proprio preoccupare mica crederete a questa storia "giornalistica" della crisi?"
"No, No, non ci penso proprio" Fabio è troppo romanista per cascare nel tranello. 
Così sabato speravo in una bella vittoria ma mi sono dovuta accontentare di un pareggio e un po', un po' tanto, mi rode. 
Diciamo subito una cosa: la Roma non è in crisi, ha pareggiato una partita contro una buona squadra che tra i suoi grandi meriti ha quello di avere un bravissimo portiere. 
Ha avuto un possesso palla schiacciante, ha preso un palo e subìto una parata da parte di Romero che nemmeno se la ripete altre 100 volte gli riesce di nuovo così. 
Quindi la Roma c'è nonostante le molte assenze e non è in crisi. Come si può parlare di crisi di una squadra che ha perso in Champions malissimo ma contro una squadra fortissima (fatta da nazionali che hanno vinto la Coppa del Mondo) e che ha pareggiato una sola volta in Campionato?
La Juventus sta facendo lo stesso percorso con la differenza punti nello scontro diretto vinto alla loro maniera. Allora??? Allora siamo primi sul campo, no??? 
Papà si lamenta un po' ma non troppo: 
"Magari i cambi andavano fatti prima"
Eh, già ma se l'allenatore non l'ha fatto ci sarà un motivo. Una cosa è certa: il turno infrasettimanale che vedrà la Roma contro il Cesena, ci aiuterà a scrollarci di dosso gli insetti. 
Gli insetti, chiamo così laziali e juventini, che hanno ricominciato a ronzare. Basterà una vittoria per vederli di nuovo sparire, storditi da uno schiaffo e rimessi al loro posto. 
La partita di Genova ha poi avuto un altro importante compito. Ha celebrato, prima di entrare in campo, due persone che non ci sono più, un padre e un figlio, due angeli. 
Volutamente lo scorso post su Tacco 12 cm non ho parlato di loro. 
Una tragedia troppo grande che le parole e il ricordo potevano far scadere nella retorica, nel detto cento volte, svuotando di significato quella che è stata un'ingiustizia divina o del destino. 
I giocatori della Roma hanno deciso di ricordare Stefano e il piccolo Christian con una t-shirt con sopra impressa una foto dei due tifosi. Quello che è stato ancora più importante e che Stefano e Christian non li ha ricordati solo l'As Roma ma molti tifosi anche negli altri stadi. 
Ogni curva li ha accolti nel loro cuore a dimostrazione che non è tutto perso, che davvero davanti alla vita il calcio non ha colori e si ferma a ricordare.

21 ottobre 2014

AS Roma - Chievo Verona: Tea, Totti ed è già Bayern

As Roma - Chievo: Francesco Totti segna il 3-0.

As Roma - Chievo Verona, basta un tempo.

La Storia Mia con l'As Roma continua.
Sono passate due settimane da quella partita che, ad oggi, con l' ammissione di colpa dell'arbitro Rocchi, continua a far parlare di lei. 
Sono passati tre giorni da una conferenza stampa che ha visto protagonista Rudi Garcia, il Capo Branco, una conferenza stampa che ha fatto tremare le gambe a molti. 
Il nuovo Mourinho è stato definito l'allenatore della Roma, personalmente non vedo alcuna somiglianza con Mourinho un allenatore che protegge i suoi giocatori ma tratta tutti gli altri senza rispetto. Garcia rispetta tutti.
Comunque sono passati due giorni da sabato pomeriggio alle 18.00 quando l'As Roma è scesa in campo contro il Chievo Verona e ha vinto.

"Il Capo Branco sono io ma i Lupi sono loro"

E i Lupi sabato erano davvero arrabbiati. Non sono bastati 15 giorni per smaltire il nervoso e la delusione di una partita mal arbitrata e tanto importante. Ricominciare. Questa era la parola d'ordine, il monito che ogni tifoso si ripeteva nel cuore e nella testa.
Come sbollire la rabbia in un giorno in cui bolliva anche la testa per via di un clima che sembrava più appropriato a una giornata di fine Maggio che a un sabato di metà Ottobre?
Solo una vittoria avrebbe dato l'effetto "ghiaccio" su una ferita tanto gonfia e arrossata. La Sud lo sa. Inneggia alla sua Roma con più voglia e più forza che mai. 
Si sfoga la Curva Sud contro quella Juventus "padrona" non solo del Campionato ma di un sistema che sembra non trovare mai fine. 
Roma - Chievo era la partita che tutti volevamo vedere perchè si presentava come la prova del 9, la partita dove dimostrare quello che la sconfitta di Torino ci aveva insegnato: essere i più forti.
Era il momento di far di nuovo vedere che : la "Roma è forte, fortissima e vincerà lo scudetto".
Era la partita della Roma ed era la partita di Tea
Tea è una bella bimba dai capelli biondi e gli occhi azzurri, che porta il nome di un fiore e ha un cuore giallorosso. Sorella minore di Viola, è figlia di Daniela e Stefano, due persone appassionate, rispettivamente tifosi di Parma e Ascoli per nascita, poi trascinati dal tornado giallorosso dato che vivono a Roma da anni e le loro bimbe stanno crescendo nella Capitale.
Tea non ha dormito venerdì notte e, a dire la verità, sono giorni che non riusciva a prendere sonno, tanta era l'emozione. In casa hanno cercato di tenere i toni bassi ma alla fine mal si maschera l'euforia, anzi non la si maschera affatto. 
Tea vuole una foto con Totti, spera di aver il coraggio di avvicinarlo e di avere la fortuna di essere ascoltata. Deve trasformarsi in Viola per qualche minuto, sua sorella maggiore che non è timida come lei. Me la immagino la sua emozione e quella di Daniela e Stefano, tutta la loro euforia mi contagia, mi porta indietro nel tempo e mi ricorda che tifare per l'As Roma significa non crescere mai. 
Conosco bene Daniela e Stefano, conosco l'amore e la passione che trasmettono alle loro bimbe e la loro emozione, quella delle persone vere, non può che contagiarti perchè è pura come l'innocenza. 
I bambini vestiti come piccoli giocatori scendono in campo prima del fischio d'inizio per andare a fare la foto con la moscotte Romoletto come da routine. 
Vedo Tea con la divisa del Chievo, buon segno penso, vuol dire che scenderà in campo mano nella mano con un giocatore della Roma. 
Daniela, Stefano e Viola mi salutano dalla tribuna Montemario, poi Daniela m'invia un sms che urla "USCIRA' CON IL PORTIERE"! 
Grande Tea, la tua emozione è un po' anche mia
Saluto Alma, che è di nuovo all'Olimpico a farci compagnia, con i suoi anni e i suoi occhi di ricordi, mentre il mio pensiero vola a Marina che allo stadio questa sera non c'è e non ci sarà più. Che la Bionda delle Bionde tifi dal cielo come sa fare, noi da qui la sentiamo lo stesso. Ciao Sacra Sfinge.
La vita scorre nelle lancette che segnano le 14:58. 
L'Inno l'abbiamo cantato e Tea esce mano nella mano con De Sanctis proprio dietro a Francesco Totti. 
"Guarda! Guarda! Tea è dietro al Capitano" mi esalto indicando a Mirko verso il campo. 
"Sicuramente avrà fatto la foto allora!" 
Già. L'aveva fatta e l'aveva vista tutta Italia in tv. 
As Roma - Chievo: Tea con il Capitano

15 ottobre 2014

Tonino Cagnucci l'As Roma, 55 secondi e un Cielo da prendersi

Tonino Cagnucci durante la presentazione del suo libro '55 Secondi | foto Gino Mancini e Riccardo De Luca

Tonino Cagnucci: Juventus - Roma dice una cosa sola, questa Roma è forte


Lo scorso fine settimana il Campionato di calcio di serie A si è fermato perché scendeva in campo la Nazionale Italiana per le qualificazioni agli Europei. 
Per molti è stato un sospiro di sollievo, per altri una domenica "vuota". 
Per riempire questa mancanza, che solo noi tifosi "doc" possiamo capire, ho deciso di farmi una chiacchierata con Tonino Cagnucci. 
Tonino è giornalista, scrittore, autore, tifoso giallorosso e attualmente opinionista e collaboratore per Roma Radio , l''emittente radiofonica ufficiale dell'As Roma
Prima di tutto però, per me, Tonino è un poeta ed è questa la ragione per la quale ho voluto parlare con lui dopo la prima sconfitta dell'As Roma di quest'anno. 
Avevo bisogno di conforto, cercavo delle risposte e, dopo tutte queste polemiche, ero alla ricerca di pace e si sa che i poeti sono fatti di pace, non lo dico io ma un tale Pablo Neruda:

La Poesia è un atto di Pace. La Pace costituisce il Poeta come la Farina il Pane
    

Dunque chi meglio di Tonino avrebbe potuto aiutarmi? L'ho chiamato e abbiamo iniziato a parlare così... come due amici, due giornalisti, due tifosi feriti ma certi che la loro Roma ha un destino preciso...

Il tuo ultimo libro s'intitola "55 secondi", esattamente la durata del tempo in cui la Roma ha "vinto" la Coppa dei Campioni nel 1984 nella finale contro il Liverpool. Durante la conferenza stampa di presentazione di quel libro Baldissoni, direttore generale giallorosso, ha dichiarato: "Le sconfitte sono alla base delle vittorie".  Ecco prendendo a prestito questa frase ti chiedo: può la sconfitta contro la Juventus essere alla base di una vittoria?
Innanzitutto dipende cosa s'intende per "sconfitta". Il concetto di "sconfitta", così come quello di "vittoria" sono suscettibili a varie interpretazioni. Conta il modo in cui si vince o si perde. La partita contro la Juventus del 5 ottobre 2014 per me dice una cosa sola: che la Roma è forte. La seguo dal 1978 e posso dire che la Roma di quest'anno è ai livelli di quella Roma per me "intoccabile" degli Anni 80. Del resto è stato imbarazzante il modo in cui la Juventus ha vinto. 

Il dottor Alicicco con Ago Di Bartolomei
Si però alla fine ha vinto e molti romanisti nelle chiacchiere nei bar, sui giornali e in Parlamento mostrano una certa rassegnazione.
Già... e la rassegnazione si combatte combattendola. Anche la Roma del 1983 prima di diventare Campione d'Italia s'è presa l'episodio di Turone. Il punto è, che se sei più forte, alla fine vinci e basta. Ci vorrà del tempo ma alla fine vinci. Punto. Non sopporto i romanisti del "Mai 'na gioia" perché non appartiene all'indole romanista quel tipo di atteggiamento. Immaginati Falcao o Batistuta arrivare a Roma e dire: "Mai 'na Gioia". I vincenti vogliono vincere, per questo vincono. 
A questo punto mi viene naturale chiederti come giustifichi lo sfogo post partita del Capitano Francesco Totti?
In quel momento ha detto quello che tutti i tifosi romanisti avrebbero voluto dire. Lui però ha parlato anche per dire "qualcosa", per mandare un "messaggio" attraverso le telecamere. Conta il momento. Il giorno dopo è già un'altra storia: secondo voi Totti non ci crede allo Scudetto? Secondo voi Totti quando va a dormire non lo sogna questo scudetto? 
Nei giorni seguenti anche il Presidente giallorosso James Pallotta ha dichiarato: "... torneremo presto e lotteremo per arrivare in alto. Cominciate ad abituarvi". Molti hanno mal interpretato queste sue parole, tu cosa ne pensi?
Mi sembra evidente che il suo messaggio vada letto come un "Ragazzi andiamo a vincere".  Se c'è una società in Italia che ha combattuto i poteri forti e per poteri forti intendo: Figc, Lega, Osservatorio, palazzinari e politicanti vari questa è la Roma. "Cominciate ad abituarvi" è puro violese. Lui parla a tanti e a diversi livelli. 
In Champions quale credi sarà il cammino dell'As Roma. Ti aspettavi una squadra così forte?
Il mio augurio è di continuare così. La Roma ha già dimostrato di essere ai livelli dei campioni di Russia e Inghilterra (e d'Italia) ora sfidiamo quelli di Gerrmania. Mi aspetto di stare tra le stelle e brillare di luce propria e magari un giorno di prendere tutto il cielo. Per il momento seguiamo la scia. All'inizio pensavo che uscire dalla Champions e giocare l'Europa League potesse essere meglio se si voleva vincere qualche trofeo. Però la Roma è così bella che mi ha fatto cambiare idea. Spero vada avanti il più possibile. Che brilli. Anzi affinché "Roma nostra brillerà". 
Ci sono stati 55 secondi in cui la Roma si prese il cielo... come li ricordi?
Beh, sono stati 55 secondi in tutto, fino al coro della Sud "Roma! Roma! Roma!". Li ho scoperti adesso, con il tempo. Quella di Roma - Liverpool è stata una ferita dalla quale spurga ancora dignità, orgoglio, futuro. Noi siamo destinati a tornare lì, dove siamo rimasti. 
Tra i tuoi progetti ci sono altri libri?
Tutto quello che avevo da dire sulla Roma l'ho scritto nell'ultimo capitolo del libro 55 secondi. Se scriverò un libro sarà su altri argomenti. Adesso sono contento di lavorare in Radio e a Roma Radio. Mi piacerebbe di nuovo poter scrivere un programma come la "Domenica del Romanista" (Retesport) per poter parlare di cultura romanista e raccontare qualcosa di originale. Il più possibile almeno. Perché la Roma è un pezzo della vita di tanta e tanta gente....

Ringrazio Tonino con un "Forza Roma!" Mi sento meglio. Più sollevata, felice di appartenere a una categoria di tifosi fatta di gente per bene, appassionata e innamorata. Rileggo nei miei appunti le risposte che Tonino mi ha rilasciato ed ecco che mi appare nitida quella pace che andavo cercando, una pace fatta di versi e di parole messe in un equilibrio perfetto:

... che la Roma sia tra le stelle e brilli di luce propria e possa così un giorno prendersi tutto il cielo...

Dino Viola, del resto, già ce l'aveva insegnato quando, dopo una sconfitta in un  Roma - Juventus del 1983,  disse: "Sono proprio le cadute che fanno risorgere" e allora è da tempo che abbiamo imparato la lezione e anche se a volte la delusione ci assale noi non piangiamo, perchè piange il debole, i forti non piangono mai. 

Dino Viola, Presidente As Roma



06 ottobre 2014

Juventus - Roma 3-2: Ecco cosa non si può rubare.

Juventus - Roma per un romanista vero è peggio di un derby. 

Una partita diversa dalle altre perchè non sai mai come potrà andare a finire, anzi è più corretto scrivere perchè sei curioso di capire cosa succederà questa volta. Cosa s'inventeranno per vincere questa volta, come riusciranno a "rubare" una partita. 
Questo è quello che hai in testa e quasi sempre, alla fine, il tuo presentimento prende forma e ammetti con te stessa "lo sapevo".
La Roma di quest'anno però è una Roma forte. Lo scrivo e lo penso, senza timore, senza scaramanzie.
La mia Roma quest'anno è davvero una gran bella squadra e la Juve, che è forte a sua volta, aveva solo un modo per fermarla, il solito... ottenere dei favori arbitrali. Giocare sporco, stile Juventus.
Il fatto è che questa volta è stato così palese e sfacciato da non crederci. A differenza delle volte precendenti non si sono limitati a un rigore, a un gol all'ultimo minuto o a uno in fuori gioco. No, questa volta hanno preso tutto insieme il pacchetto e ce l'hanno sbattuto in faccia con la linguaccia di Bonucci davanti alla telecamera.
Una faccia piena di rabbia come se qualcuno stesse rubando al ladro un pareggio che, nonostante i due rigori inesistenti per loro, sarebbe pure potuto essere giusto perchè la Juve è una squadra forte, molto forte. 
Ti ritrovi avvelenata a urlare e a intossicarti l'anima, l'anima e non il fegato perchè è quella che ci metti tutte le volte che guardi la tua Roma, che tifi la tua squadra.
Ti avveleni e ti ripeti con razionalità: "Chi te lo fa fare? Chi? E' ora di piantarla". 
Hai superato da un po' i trenta e ti viene da piangere.
Le lacrime le trattieni solo per rispetto di te stessa, solo perchè ti sentiresti ulteriormente fuori posto e non è giusto. Le ingoi le lacrime come le ingiustizie che già subisci nella vita di tutti i giorni e ormai ci hai fatto "il callo" , che vuoi che sia una in più o una in meno soprattutto se si parla di calcio.
Eppure non ci riesci a mantenere un certo distacco, non ce la fai proprio perchè il cuore e la ragione da sempre percorrono strade parallele e non s'incrociano mai.
Finisce una partita che sembra frutto di una droga leggera (anzi pesante!) tale è il livello di allucinazione che assume e vedi comparire sullo schermo lui: il tuo Capitano.
Gli vedi gli occhi lucidi, la faccia rassegnata, stanca... come la mia, come quella di Mirko, come quella di mio Padre e di tutti i padri che hanno trasmesso a un figlio un "credo" o una "malattia" come dice mia mamma che aggiunge:
"Che vi arrabbiate a fa' se tanto lo sapete, non capisco perchè continuate a perdere tempo con il calcio".
E per la prima volta ti accorgi che tua madre sul calcio può avere ragione.
Ci dobbiamo rassegnare? Dobbiamo smettere di andare allo stadio di parlarne, d' incazzarci??? Smettere d'indignarci, di credere che il Calcio sia un gioco e basta?
La Juventus avvelena tutto.
Anche l'esultanza di De Rossi che era così esausto che al gol d'Iturbe invece di essere felice sembrava voler ammazzare qualcuno.
Loro, la Juventus e gli Juventini (con le dovute eccezioni), hanno questa capacità di tramutare la gioia in dolore, di vincere una Champions con i morti sul campo (i morti veri).
Loro sono quelli che a fine partita, dopo aver sputato sugli avversari (sputato davvero e non per reazione a qualcuno ma per il puro gusto di schifare chi è alla loro altezza) hanno pure il coraggio di parlare di stile.
Loro cui tutto è  permesso, loro che hanno i tifosi che invece di vergognarsi (non tutti se devo essere sincera) si sentono più forti e più arroganti che mai. Scrivono "zitti" sui post perchè loro azzittiscono le persone. Loro comandano. Loro dettano legge.
Loro che, facendo così, occupano le pagine di giornale e del web della Loro presenza invece di lasciare spazio alla meraviglia del rigore realizzato da Francesco, allo spettacolo e alla gioia del gol del veloce e piccolo Iturbe. All'eleganza di Gervinho che invece di buttarsi in area di rigore resta in piedi, alla poesia dei tifosi corsi fino a Torino, alla bellezza di una squadra che ha dimostrato di essere fortissima nonostante la sconfitta e alle parole ancora più belle del nostro Capitano che la definisce la squadra sconfitta :
"...non so se dall'arbitro o meno, ma non dalla Juve...con loro è sempre così"
Già e allora ti definiscono piagnone o pippa, perchè quando uno non ha argomenti usa sempre le stesse parole. Un vocabolario fatto d'insulti il Loro, insulti e basta. 
Mister Garcia sviolina come a dire "la solita musica" e sul calcio ieri si è steso un altro velo di tristezza, come un lutto inaspettatato nonostante sei al corrente della grave malattia.
Spegni la tv con il cuore a pezzi perchè ogni volta Loro ti distruggono una speranza, quella di un Calcio migliore. Ti fanno entrare in guerra con il cuore che ti hanno appena stropicciato. 
Ma io ho deciso che voglio crederci, devo crederci a questo Sport perchè se ci togliete pure questo ditecelo che cosa ci rimane. 
Potete toglierci la certezza di un lavoro, di una famiglia, di un futuro ma la bellezza del Calcio no, mi dispiace. 
Il Calcio ha troppe varianti libere, il Calcio ha i giocatori, la gente, i campi bagnati prima di essere calpestati; ha bambini che rincorrono un pallone e sogni che profumano di terra scottata dal sole. 
Ha le ginocchia sbucciate, i capelli sudati. 
Il Calcio ha maglie strette e calzettoni da lavare, scarpini da pulire prima di andare a giocare. 
Il Calcio ha il cuore di fare gol davanti a mamma e papà, ha gli occhi azzurri del mio Capitano che non si è voluto muovere dalla sua città. 
Mi dispiace cara gente ma io non ci sto. Questo sogno me lo tengo e se non lo troverò più in un campionato di serie A poco importa
Andrò a cercarlo la domenica pomeriggio nel campetto della scuola calcio sotto casa mia, su una spiaggia in una sera d'estate, in un film di qualche tempo fa, in una foto dimenticata tra gli album di famiglia. 
Loro questo non me lo possono rubare e nemmeno la gioia sulla faccia del mio Capitano dopo aver segnato un gol, nemmeno quella me la ruberanno mai.

Juventus - Roma 3-2: la gioia del Capitano dopo il pareggio 1-1


01 ottobre 2014

ManchesterCity - AsRoma 1-1: Totti segna, l'Europa s'inchina

 
Manchester City - AsRoma: Totti segna ed è Storia!

Totti segna contro il Manchester City ed entra nella Storia

Un Amore così grande, un amore così... tanto caldo dentro e fuori, intorno a noi... 

Un Amore Così Grande è la colonna sonora che ho scelto per questa pagina di diario. L'ho scelta perchè esprime bene quello che ho provato "sentendo" Manchester City - Roma

Del resto questa è una pagina che parla d'Amore. 
Solo l'Amore per mio padre poteva farmi rinunciare alla visione di una partita di Champions perchè la potesse vedere lui, tanto per cominciare. Una questione di par condicio: una volta a me e una te e questa volta è toccato a lui. 
Così, armata di buona volontà sono andata a lavorare al ristorante e sono scesa in campo, pronta a sfamare gli affamati di turno. Tutto questo mentre in un altro campo scendeva la mia Roma. 
Adesso voi capirete che quando si lavora in un ristorante al centro non si può avere la televisione o la radio accesi, l'unico lusso che ci è concesso un cellulare posizionato strategicamente per buttare un occhiolino quando si ha un attimo di tregua. 

Ore 20.10
Fabio, uno dei camerieri di sala con cui lavoro di cui ieri era anche il compleanno, mima in cucina a zio Fabrizio l'urlo di gioia al gol del pareggio di Miralem Pjianic lo scorso mercoledì. Sento un urlo e dalla sala faccio un salto:
"Ma che è iniziata?" 
Le lancette mi dicono di no. Torno a lavorare con una tensione che cresce di pari misura con lo scorrere del tempo. 
Ore 20.50
Zio Fabrizio si avvicina mentre passo un'ordinazione a Mario. 
"Perdiamo" mi sussurra in un orecchio. 
Lo guardo come quando si guarda qualcuno per capire se sta scherzando, tanto che lui precisa: 
"Maicon... hanno segnato su rigore, ha fatto fallo Maicon". 
Porca miseria allora è vero. 
So' passati solo 4 minuti, so'! Eccheccazzo! Penso.
Sta serio quando me lo confessa come se avesse sbagliato a cucinare un piatto, anzi peggio. Non so se dirlo a Fabio, quello poi si agita... cerco di non incrociare il suo sguardo. 
Un indiano con famiglia al seguito non ha prenotato ma vuole mangiare lo stesso. Continuiamo a dirgli che non abbiamo posto. Lui non molla resta fermo. Mario gli spiega che vorrebbe accontentarlo ma non può, lui è irremovibile. 
"Ora gli do una capocciata" dice Mario mentre io già isterica di mio rischio davvero di mandarlo a quel paese. La Roma perde e pure l'indiano ce se mette! 
Ore 21.05 
Nessun urlo dalla cucina, un silenzio fastidioso: come si fa a lavorare sereni quando la Roma perde? La gente chiede e rompe e parla un'altra lingua ma che vuole??? ma che scassa??? Ma a questi del calcio non gliene frega niente?
Guardo zio sperando di trovare una risposta. Lui di scatto si gira esulta. Mi precipito in cucina: 
"Cucchiaio!"
"Che cucchiaio ti serve, ce l'hai già" gli indico le posate.
"Totti!!! Ha pareggiato il Capitano, ha fatto er cucchiaio!"
Totti ha fatto er cucchiaio! Totti... solo lui può fare queste cose. Mi viene da piangere. Fabio chiede nervoso dalla sala qualche notizia, gli basta un cenno, una parola. Mi avvicino e gli dico "Totti". 
Si continua a lavorare più leggeri. Manca ancora tanto ma la Roma c'è! Totti c'è, come sempre e da sempre. 
Ore 21.45 
Fine primo tempo, corro in bagno a guardare il cellulare di straforo. Riesco a leggere al volo i commenti di Mirko che iniziano con un: 
"già perdiamo cazzo, rigore assurdo" 
proseguono con:
"traversa di Maicon" e concludono con un "Francesco dajeee, Cucchiaio dajeee". 
Faccio appena in tempo a rispondere; "Amore registraaaaa!" e a leggere un messaggio di Luciana che scrive: 
"Da pauraaa, tifiamo anche per te!"
Mi ributto in sala rosicando per non potermi godere una partita bellissima.
Ore 22.10 
La partita è ricominciata da un po'. Nessuno dice niente. Tutti evitiamo d'incrociare gli sguardi. Salgo in cucina.
"Caffè doppio" chiede Andrea dalla sala. 
Per conferma faccio un due con le dita e Fabio capisce che stiamo perdendo 2-1. Rimane per un attimo in silenzio poi : "Che è, perdiamo???" 
Mi viene da sorridere. Gli dico di stare tranquillo che la Roma lo sa che è il compleanno suo e che non gli farebbe mai un torto del genere. Tutto sottocontrollo ancora 1-1.
Ore 21.21 
Papà scrive: "Adesso stiamo soffrendo! Totti è uscito!"
Come al solito papà mi deve mettere l'ansia. Faccio finta di non aver letto. Tiro dritto fino alle 22.30 quando controllo quanti minuti mancano. Ancora 5 di recupero. Non ce la posso fare. Vorrei tanto sapere perchè cavolo uno deve soffrire in questo modo.
Ore 22.38 
Papà : "E' finita, si poteva pure vince!!!" 
Mirko:"Daje finita pari ma quante occasioni perse porca miseria!" 
Ho anche 29 notifiche dal gruppo della famiglia Celata&Co. ma non riesco a leggere tutto.
L'entusiamsmo è palpabile. Tutti sembriamo soddisfatti ma così stanchi, così stanchi che "pare che abbiamo giocato pure noi" e mentre il mondo celebra Francesco Totti con un nuovo record, quello di giocatore in attività più anziano ad aver realizzato un gol in Champions League, il mio appagamento cresce. 

    C'è il cuore che batte , sempre più veloce
Ad ogni rincorsa , esplode una voce
Chi grida vittoria , non sa darsi pace
Disegna la storia, Solo chi è capace

Un Amore Così Grande torna a girarmi in testa e non vedo l'ora di tornare a casa, di vederlo in faccia il mio Capitano mentre fa quello scatto e la butta dentro, come un ragazzino, come al campetto sotto casa sua qualche anno fa. 
Un Amore così Grande quello dei tifosi per lui, lui che gli applausi li prende negli stadi di Spagna e Inghilterra, lui che ha scelto una maglia per sempre, lui omaggiato da tutto il Mondo meglio di quanto faccia il suo stesso Paese. 
Voglio tornare a casa per vedere se qualcuno ha ancora il coraggio di mettere in discussione un Campione, voglio vedere le prime pagine che lo celebrano e quel cucchiaio di Manchester che lo ha fatto diventare Storia.
Un Amore Così Grande perchè è solo Nostro ed è per questo che la gente è 'nvidiosa. Per questo chiacchiera e se addanna cercando di smontare qualcuno che vive come una condanna.
E sapete che ve dico? Noi lasciamola parlà, tanto quello che ci godiamo è qualcosa che nessun altro tifoso mai capirà, si chiama Amore.


Fabio Caressa su Sky : "Francesco Totti, Il più grande giocatore di sempre"

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...