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Visualizzazione post con etichetta Ljajic. Mostra tutti i post
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18 marzo 2015

As Roma - Sampdoria, il silenzio di chi ama

As Roma - Sampdoria 0-2, il silenzio di chi ama

 

As Roma, assente ingiustificata


L'As Roma è assente ingiustificata, io no. Dopo 21 giorni torno a scrivere e chiedo scusa ai miei lettori. Lo so ogni tanto inizio i miei post così ma devo confessarvi che dopo le ultime partite ho avuto seriamente difficoltà a esprimere un giudizio su quanto stava capitando all'As Roma.
Dopo la vittoria con il Feyenoord ho sperato nella previsione di Capitan Totti quella che recitava:
"Se vinciamo giovedì, vinceremo anche lunedì contro la Juventus" ma così non è andata e la delusione ha prevalso sulla razionalità.
Una partita, quella contro i bianconeri, che si poteva perdere ma anche vincere. Una partita che serviva per riscattare quella "pagliacciata" dell'andata, che doveva rimettere in gioco tutto, ma che non ha rimesso in gioco niente.
Così priva di umore e di parole, dopo la fallita profezia di Totti, ho mantenuto il silenzio in attesa di un segno.

As Roma - Chievo 0-0


La settimana successiva il segno non c'è stato. Uno 0-0 contro il Chievo ci ha tenuto inchiodati miracolosamente al secondo posto, più per demerito di chi insegue che per merito della Roma stessa. A colpire, ancora una volta, la totale assenza di gioco e d'idee.
Nel mirino dei colpevoli entrano (o sarebbe giusto scrivere: entrano di nuovo) i due pilastri della squadra: Totti e De Rossi. Il primo perchè "vecchio" il secondo perchè "morto".
Certi soggetti che si definiscono tifosi ne hanno dette e scritte di tutti i colori senza vergogna, senza memoria. Penosi.
Anche per amore di Totti e De Rossi ho continuato a tacere. Ho voluto vedere fino a che punto il mio silenzio doveva protarsi. Fino a dove si può mantenere il fiato senza prendere ossigeno.

As Roma - Sampdoria 0-2: Totti e De Rossi


Fiorentina - Roma 1-1 di Europa League

Poi è stato il turno di un incontro tutto italiano per un trofeo internazionale. Quello dei Viola di Montella, presi a schiaffi dalla Lazio in Campionato, contro l'As Roma al Franchi alla ricerca ormai continua di riscatto.
Daniele De Rossi questa volta la combina davvero grossa, un suo errore procura il vantaggio della Fiorentina. Cosi "si butta malato" (si dice a Roma) ed esce, in preda ai sensi di colpa forse e alla consapevolezza che le critiche che gli vengono mosse da mesi, iniziano davvero a trovare terreno fertile.
La Roma soffre ma piano piano esce fuori.
L'uomo di questa rinascita si chiama Keita, che dopo aver pareggiato la partita con Juventus all'Olimpico, infila la testa su un cross dal calcio d'angolo di Florenzi e insacca alle spalle di Neto, che aveva già parato un rigore a LjaJic (l'unico ex che non segna).
E' ancora una volta 1-1 ma questa volta è un pareggio buono. Lo dicono tutti. Sprazzi di Roma tornano a farsi vedere. Daniele De Rossi a parte, la Roma sembra esserci, forse si può tornare a prendere fiato.
Aspetto ancora un po' prima di scrivere un post, prima di dire la mia. Come un pesce fuor d'acqua, che per paura di perdere ossigeno continua a boccheggiare, in attesa di un Roma - Sampdoria che potrebbe definitivamente getterami nel mare a nuotare.

As Roma - Fiorentina 1- 1, il gol di Keita

As Roma - Sampdoria 0-2


Si sa che, se per le quote della Snai l'As Roma è data favorita, la Roma porterà a casa il risultato meno scontato. Così è stato. Poteva vincerla, dato che non vinceva in casa dallo scorso 30 novembre 2014, e poteva addirittura pareggiarla, nessuno ne sarebbe rimasto sorpreso, ma no, no  la Roma questa partita ha deciso di perderla.
Rimanendo ancora inspiegabilmente al secondo posto ma guardando dall'alto a una sola distanza l'odiata Lazio che ha preso il volo e zitta, zitta ha ridotto la distanza.
Ecco starei trattenendo ancora il fiato se l'epilogo che mi si mostra non mi apparisse tanto tragico da togliermi definitivamente la parola. E allora ho deciso di parlare.
Per quanto ancora l'As Roma potrà rimanere incollata a questo secondo posto?
Ce la farà a vincere all'Olimpico contro la Fiorentina giovedì prossimo? Come si può risollevare una squadra che perde quando gioca bene e pareggia quando gioca male?
Che ci siano problemi grossi è evidente da tempo.
Anche se già da tempo avevo espresso il mio punto di vista, e se c'è una cosa che odio è ripetermi e dire "L'avevo detto", a questa Roma manca una Società. 

Manca una Società


Vorrei chiamare all'appello tutti quelli che se la prendevano con la famiglia Sensi, che sono gli stessi che dicono che Totti è finito o, peggio, che Totti è un problema.
Contro i blucerchiati Totti è stato il migliore in campo, unico fuoriclasse di una squadra senza palle.
All'As Roma manca una Società seria, in grado di essere presente e di tirare per le orecchie chi marcia male. Impariamo a dare un vero nome ai problemi.
Questa Società manca come un genitore in carriera, preoccupato dei suoi business e pronto a fare dei regali spropositati ai suoi pargoli per compensare le sue assenze.
"Eccoti lo Stadio, eccoti lo sposor Nike e il Roma Village. Poi un bel restyling a Roma Channel e una Radio tutta tua, contenta??? Facciamo un precampionato in Australia allora!"
Ecco le promesse di un genitore assente, uno che guarda le partite da Boston e non fa altro che viziare i suoi figli.

As Roma - Sampdoria 0-2 : il silenzio di chi ama, Emma Ferrero giallorossa

Il silenzio di chi ama


Contro la Sampdoria sono rimasta a casa. Fuori pioveva e l'umidità m'invadeva le ossa. Non avevo voglia di bagnarmi per questa Roma. Mi sono anche sentita in colpa. Mi sono detta "che razza di tifosa sei? Cosi vecchia ti sei fatta? " Poi ho aspettato.
Ho aspettato sul divano di casa di vedere una reazione in campo della squadra, di sudarsi una vittoria ma questa volta, oltre al danno anche la beffa.
Viviano para la qualunque e la Roma non concretizza anzi rimedia due gol. Sinisa dal bordo campo fa i salti di gioia, mentre il "Viperetta" si presenta alle telecamere con la figlia Emma e la sua sciarpa giallorossa al collo. Lui sbraita, inventa qualche gag e dichiara amore al suo allenatore.
Emma tace, parla solo quando interpellata. Tace con la sua sciarpa al collo e gli occhi tristi che guardano in giù.
Emma tace in un silenzio che parla d'amore, proprio come il  mio perchè chi ama aspetta in silenzio, certo che il proprio amore sarà ricambiato.
Quando uno ama con tutta l'anima, dove va a finire quella passione?  Prima o poi ritorna, ritorna per forza.

As Roma - Fiorentina, l'epilogo?

Giovedì nello Stadio Olimpico di Roma ci sarà il ritorno di Europa League contro la Fiorentina, non so come finirà e, a questo punto, sono relativamente preoccupata.
Potrebbe essere la svolta o la conferma di una stagione partita con aspettative altissime e finita a puttane.
Resterò muta, in silenzio, qualunque sarà il risultato, perchè chi ama non si accontenta di una carezza, chi ama merita molto di più. Merita amore eterno e rispetto.

27 febbraio 2015

Feyenoord - As Roma 1-2 e la previsione di Capitan Totti continua...

 
Feyenoord - As Roma 1-2: il primo gol di Adem Ljajic

Feyenord - As Roma 1 - 2 : il gioco continua...


Qualche giorno fa avevo iniziato il post sul dopo Hellas Verona - Roma con la seguente considerazione:
"Trovare le parole per consolare qualcuno tradito dal suo amore a volte può essere davvero difficile. Soprattutto se il primo a sentirsi ferito è chi deve consolare, perchè l'amore per la Roma è oltre la comprensione di qualcuno che non sia tifoso. A volte è oltre la comprensione dello stesso tifoso al punto che se qualcuno ti chiede: "Ma chi te lo fa fare?"
Poi mi ero fermata, incapace di scrivere considerazioni originali su quanto stava accadendo alla mia Roma. Così non avevo pubblicato il post in attesa che la partita di Europa League mi desse qualche spunto.

Impeccabilmente, dopo Feyenoord - As Roma 1-2, con gli spunti arriva anche la risposta alla domanda che poco sopra mi sono posta: ma chi me lo fa fare?
Il calcio me lo fa fare. Un gioco in cui si può vincere e perdere, si può avere fortuna o sfortuna, si può morire e risorgere.

Se nell'incontro di Verona, l'unico che meritava la mia nota di merito, era l'immenso Capitano Francesco Totti che al minuto 25' aveva segnato il suo gol n. 240 portando la Roma in vantaggio, in quel di Rotterdam voglio parlare di tutti, perchè finalmente ha giocato una squadra.

Feyenoord - AsRoma 1-2 : finalmente gioco di squadra

Il segreto della vittoria

La partita di Rotterdam ha dimostrato due cose: 1. Quando l'As Roma gioca da squadra, vince;
2. L'As Roma non ha dimenticato come si gioca e questa è la notizia più notevole. 
Certo non è stata una Roma impeccabile, ma nel complesso ha gestito una gara difficile, in un ambiente ostico e in uno stadio dove il Feyenoord non aveva mai perso. 
Il tutto con un atteggiamento maturo, che non ha ceduto alle provocazioni, e che l'ha premiata facendole guadagnare 3 punti e un passaggio di turno che, in questo momento, era fondamentale. 

Ogni maledetto giovedì

Ogni maledetto giovedì lavoro al ristorante di famiglia Armando Al Pantheon, del resto tra una cameriera e una giornalista la differenza è minima (se non per il trattamento economico che per il cameriere è migliore ovviamente). 
Potete immaginare cosa significhi per una famiglia di malati romanisti non vedere la partita? Qualche volta già ve ne ho parlato ma vi assicuro che ogni volta è un'agonia.
La tensione è sempre altissima, soprattutto se si gioca in Europa e se le altre squadre italiane si stanno qualificando tutte. Inoltre considerando il periodo poco "felice" della Roma, è ovvio che l'umore non sia proprio alle stelle.
In cucina zio Fabrizio è talmente agitato che non vuole sapere nulla, mentre mio cugino Flavio si sintonizza con il cellulare sulla frequenza radio che trasmette il match. 
Il mio via vai, dalla cucina alla sala, non mi permette di cogliere nessuna notizia. Ogni tanto chiedo frettolosamente a Flavio: "'Mbè come va?" e lui mi risponde con un: "Totti palonetto fuori" e dopo qualche minuto "Totti palo"!
"Eh cavolo però! Allora c'ha ragione papà siamo pure sfigati!!!" Papà che, da romanista malata, ha preferito una serata al teatro senza sapere cosa si sarebbe perso.
Zio mi azzittisce : "Non comincià adesso!"
E chi comincia??? Mi defilo in sala alla ricerca di piatti da alzare, di dolci da consigliare e caffè da distribuire. 
Intanto dalla radio si sentono solo fischi, tanti fischi, assordanti, fastidiosi, fino al minuto 47 del primo tempo quando Ljajic segna e allora ai fischi, si sostituisce un unico e fragoroso urlo di gioia del radiocronista. L'ansia si rompe e, in quel momento, quell'urlo interpreta lo stato d'animo di tutti noi all'ascolto. 
Salgo in cucina (scrivo salgo perchè ci sono 3 scalini che dalla sala conducono alla cucina a "vista") e mi nascondo nell'angolo, dove si trova mio cugino per un'esultanza muta ma tanto liberatoria. 
Il primo tempo termina così con Fabio, il cameriere di sala, che chiede: 
"Che succede? Chi ha segnato? Che dice Mirko (infatti Mirko di solito mi aggiorana via whatsapp)?" per poi commentare a risultato positivo raggiunto: 
"Tanto lo sapevo". 
Eppure a me quando la Roma segna la gioia dura un attimo. Vorrei che la partita terminasse, che tutto si concludesse all'istante perchè l'ansia mi uccide. 

Feyenoord - As Roma 1-2: il raddoppio di Gervinho


Il secondo tempo riprende sommerso da fischi. 
Il radiocronista parla di oggetti in campo e Mirko mi scrive di "partita cattiva" e "continue provocazioni da parte dei giocatori del Feyenoord". 
All'ansia si unisce un po' di preoccupazione: Perchè una partita di calcio deve trasformarsi in un incontro di pugilato?
Pochi minuti e Flavio mi avverte che la partita è sospesa.
Sospesa? E fino a quando? Dieci minuti non passsano mai. Dalla radio si sente di nuovo qualche fischio e una voce che descrive il gioco. 
Flavio è serio e mi comunica che il Feyenoord ha pareggiato
Non ci voglio credere. Questi hanno avuto un comportamento inadeguato in trasferta, oggi tirano oggetti in campo fermando una partita e tutto è "normale"? Magari passano pure il turno? 
Non parlerò di questo perchè non voglio rubare la scena alla festa... quindi proseguiamo.
Flavio dice che tanto la Roma fa ricorso ma l'assurdità della situazione m'innervosisce, senza considerare che dal minuto 9', esattamente quando la partita è stata sospesa, il Feyenoord giocava in 10 per l'espulsione di uno che ho soprannominato Tè Verde, per l'assonanza del suo nome alla bevanda, ironia della sorte nota per le sue doti calmanti.
Scendo di nuovo in sala. 
Meglio sparecchiare e scambiare qualche chiacchiera con i clienti. 
Dalla cucina trascorrono pochi minuti e si affaccia Flavio che, con le mani infilati nei guantoni gialli di gomma per pulire i piatti, mi indica un 1 con la destra e un 2 con la sinistra. Sorride e il nome di Gervinho arriva fino a Piazza del Pantheon. 
Ora bisogna solo tener duro. 

Appuntamento a lunedì sera

Quando l'arbitra fischia è finalmente vittoria. E allora a quel paese i mulini, i tulipani, gli zoccoli di legno e la sirenetta. A quel paese l'Olanda e la paura, la sfiga e la violenza. 
La Roma ha ritrovato un po' di quella fiducia che era sparita. Ha capito che l'Europa League si può fare, che la squadra non è sparita, che la vittoria ha un gusto più buono della sconfitta o del pareggio. 
Ed è fondamentale che tutto ciò sia successo alla vigilia di una partita tutta da giocare, di una rivincita tutta da vincere. 
Nel calcio ci sono match che durano 90' e match che durano una vita. 
Roma - Juventus è uno di quei match. L'As Roma lo sa e dopo la vittoria di ieri ne è certa: As Roma - Juventus è  pronta per essere giocata. 
Lo ha detto anche Capitan Totti ieri in conferenza stampa e in Totti we trust.
La vendetta va servita fredda... alle 20.45 di un lunedì 2 Marzo 2015, in uno stadio Olimpico pieno. Loro contro noi. 11 contro 12 e questa volta non basteranno 3 gol in fuori gioco per vincere.


10 febbraio 2015

Cagliari - As Roma, 1-2 : Verde stile Rockwell


Cagliari - As Roma 1-2, Daniele Verde premiato come migliore in campo | photo: www.romaforever.it

Cagliari - As Roma 1-2, il colore della speranza è il Verde

Ieri sera si è conclusa la giornata di Campionato n.22, siamo oltre la metà e tra poche settimane la matematica farà i suoi conti. 
La mattina di domenica ero andata a vedere per la seconda volta la mostra di Norman Rockwell, quel fottuto genio che ha raccontato tramite le sue illustrazioni (al limite del realismo fotografico) un secolo di Stati Uniti d'America. 
Chissà se i "nostri di americani" ci sono stati alla mostra e chissà quale delle copertine del Post ritengono la meglio riuscita. 
Personalmente le adoro tutte per l'espressività autentica con cui Rockwell riusciva a riprodurre fedelmente le emozioni. Un'espressività che vorrei poter riconoscere sui nostri campi da gioco. Un misto di agonismo, divertimento e fatica. Una miscela che bene si coniuga con l'infanzia e l'adolescenza, tempi in cui una partita è solo un incontro che si vuole vincere a ogni costo perchè è ogni volta "la partita". 
Ecco mi domando come e chi avrebbe rappresentato Norman Rockwell oggi se gli fosse stato commissionato un ritratto dei nostri giocatori. Sarebbe stato in grado di trovare un modello ideale nella rosa dei giallorossi? Avrebbe potuto cogliere sui loro volti, tra le linee della bocca corrugata o del naso schiacciato, tra le piccole pieghe delle palpebre e la pelle arrossata dopo un calcio ricevuto sotto il ginocchio, quei dettagli di "autenticità" che rappresentano la fatica dello sport? 

Cagliari - As Roma 1-2, l'agonismo nello sport secondo Norman Rockwell


Contro il Cagliari finalmente si torna a vincere

Sulla strada del ritorno, mentre salivamo le scale di casa, Mirko se ne usciva così: 
"Scemi come sono, vuoi vedere che questi a Cagliari vanno a vincere?"
Ho sorriso, mentre salendo l'ennesimo gradino osservavo con disappunto un fiatone figlio della mancanza di sport. Un sorriso di assenso, da una parte, di rassegnazione dall'altra. 
Arrivata davanti alla porta gli ho risposto: 
"'Mbè non mi sorprenderebbe, ne sono capaci". 
 La Roma scende sul campo dello stadio Sant'Elia di Cagliari e mette in scena la formazione più rimaneggiata di sempre. Tra i titolari, figura il quasi sconosciuto Daniele Verde, un ragazzo napoletano di 18 anni che non ha mai giocato una partita nella massima serie per 90'. 
"Era ora! Almeno questi hanno voglia di correre" osservo mentre sparecchio la tavola.
Si gioca alle 15.00 eppure non si riesce a mangiare mai in tempo per stare tranquilli e concentrati. 
La vigilia della partita era stata scossa dalle numerose e note assenze e dall'influenza di Capitan Totti, comunque in campo. 
La partita inzia e la Roma sin dai primi minuti dimostra che non è in giornata. Gioca male, come sempre nelle ultime settimane. Questa volta però almeno uno fa la differenza. Quel ragazzino napoletano ce la mette davvero tutta perchè il suo esordio non passi inosservato. Così al minuto 38 manda Ljajic in porta ed è 0-1. 
Non sembra vero, finalmente la Roma in vantaggio. 
Nel corso degli altri 45 minuti assistiamo alla sostituzione di Totti, evidentemente poco in forma, per Sanabria e poi quella di Adem Ljajic per Leandro Paredes
Questa volta Verde, che ha un po' rallentato nella seconda parte della gara, l'assist lo disegna per Paredes e il secondo gol, arrivato al 40' del secondo tempo, ci getta tutti in una tranquillità dal sapore nostalgico. 
"Fosse che abbiamo chiuso una partita" dice Mirko esausto dallo stress che lo rode. 
Nonostante i 5 minuti di recupero e un gol subito al 95' l'As Roma questa volta ha vinto ed è una sensazione bellissima.
Cagliari - As Roma 1-2, Paredes segna il gol del raddoppio

Considerazioni


Dopo questa vittoria si è soliti cancellare tutto a zero, come se la Roma non avesse più problemi e tutto si potesse fare. Alla fine abbiamo ristabilito i vecchi equilibri, della serie: la Lazio a -12. 
Beh, non è così a mio avviso. Avere dei giovani sui quali puntare è una rassicurante ripartenza ma dover risanare il gioco continua a essere una priorità assoluta
Tanto per cominiciare dalla prossima settimana torneranno in formazione i vincitori della Coppa d'Africa: Gervinho e Doumbia, aspettati per giovedì a Trigoria. 
Insomma due belle notizie che possono togliere peso alle scuse che nell'ultimo mese hanno avuto il ruolo di protagoniste. 
Infortuni a parte, si può tentare di dare nuovamente priorità alla lotta scudetto e quindi alla necessità di mantenersi saldi al secondo posto senza perdere punti

Ce la farà la Roma a tenere il passo? 

Alla fine di Cagliari - As Roma posso dire con certezza che se Norman Rockwell avesse cercato un modello avrebbe scelto Daniele Verde... forse perchè è ancora un ragazzo e quindi appartiene a quella fase della vita in cui l'entusiasmo è ciò che si mette in mostra, forse perchè la sua intervista a fine partita era davvero commovente, dipingendosi da sola come il ritratto di un bambino cresciuto nel giorno del suo esordio. 
Ecco, "Il ragazzo nel giorno del suo esordio in campo" così l'avrebbe intitolato Rockwell e l'avrebbe disegnato bellissimo. 

Cagliari - As Roma 1-2, Adem Ljajic segna il gol del vantaggio




26 gennaio 2015

Fiorentina - As Roma 1-1, siamo come Willy Coyote con Road Runner

 
Fiorentina - As Roma 1-1, Ljajic al momento del gol del pareggio giallorosso

Fiorentina - As Roma 1-1 ha ridimensionato le aspettative dei giallorossi sulla vittoria scudetto


A dirlo sono in molti, forse troppi. Le categorie di persone che ne sono eccole suddivise nei seguiti tipi: "Quest'anno vincemo tutto", ossia il tipico energumeno da spiaggia che inizia a sparlarla grossa già dal pranzo di Ferragosto, complice il sole o il vino verrebbe da pensare, invece no.
"Non vinceremo mai niente", soggetto depresso cui la porola ottimismo risulta un foresterismo più che un termine italiano, pronto sempre a vedere il bicchiere vuoto se non rovesciato a terra.
Infine la categoria del "E' colpa dell'allenatore che non capisce un cavolo" con variante "di De Rossi che prende troppi soldi" oppure "di Totti che è un fenomeno ma ormai ha 38 anni" e infine "E' colpa de Ilary", perchè dare la colpa a una donna ci sta sempre bene.

La categoria "Ci manca la mentalità" 

Poi c'è la categoria nella quale m'inserisco che è un insieme di "Ci manca la mentalità", "Ci manca Pogba e quindi un campione che risolva le partite da solo".
Ci tengo a precisare che non mi ritengo una catastrofista. Siamo alla prima del girone di ritorno e ci sono ancora tantissimi punti a disposizione, il problema però resta la mentalità e più passa il tempo e più è evidente.
Su questo purtroppo non riesco più a mentire. L'As Roma sa reagire a uno svantaggio, sa giocare un bellissimo calcio quando è in vena ma non ha la rabbia, la cattiveria, la voglia di portare a casa 3 punti come dovrebbe essere.
Il perchè lo ignoro, come pure continuo a non capire come mai il nostro Mister non azzecca più un primo tempo che sia uno e mi viene il dubbio che non l'abbia mai azzeccato, tanto che lo scorso anno la Roma nel primo tempo segnava pochissimo.
Dobbiamo sempre "risistemare" schemi e testa alla fine del primo tempo, perchè?
Non voglio togliere merito alle squadre avversarie come la Fiorentina di ieri, fiera e padrona del campo, orgogliosa e bramosa di mordere l'AsRoma alla giugulare in uno dei suoi momenti di sonno. Brava la Viola e il suo allenatore, un ex-giocatore che mai potrà attirare le mie ire.

La partita dell'As Roma 


Ho cercato di guardare con poco coinvolgimento la partita di ieri, almeno nel primo tempo. Quando però i minuti iniziano a scorrere memorabili e senza pietà alcuna, l'agitazione mi coglie all'improvviso e inizio a urlare come una matta in preda al "Perchè? Perchè passate la palla indietro, cazzo!!!" 
La grinta c'è stata nei soliti minuti iniziali del secondo tempo, quando un Iturbe ispirato (finalmente) ha imboccato un Ljajic, sempre tra i miei preferiti, che l'ha buttata dentro come il più classico pronostico "gol dell'ex" prevedeva.
Nainggolan, pur non disputando una delle sue gare migliori, ha comunque tirato fuori la grinta. Totti, lui è stato il solito fuoriclasse, l'unico che la Roma abbia mai avuto. L'unico che si gira al volo e lancia la palla nella pallida speranza che qualcuno lo capisca e, purtroppo, nessuno lo capisce. Una coperta di cachemire su un'isola caraibica, un piatto di matriciana nelle mani di un vegetariano.
De Rossi ha salvato una palla quasi in porta (questo lo scrivo per chi ce l'ha sempre con lui) e Strootman si è fatto male, niente di serio sembra. Per il resto incornicerei l'espressione di Maicon e Mexes che prende per il collo Mauri... ops scusate quella è stata un'altra partita.

SS Lazio - Milan, Mexes perde la testa con Mauri


Siamo come Willy Coyote e Road Runner

 

Ed è mentre mi sedevo alla mia scrivania, intenta a buttar giù questo Diario della Tifosa che mi è venuto in mente il paragone con i famosi personaggi della Warner Bros.

Chi non conosce Willy Coyote e Road Runner con il suo "Beep Beep"? Solo uno che non è mai stato un bambino e immediatamente, per associazione d'idee o forse più di parole, ho cominciato a canticchiare la canzone di quel genio di Eugenio Finardi...

"Io mi sento come Willy il Coyote che cade ma non molla mai, che fa progetti strampalati e troppo complicati e a quel Beep Beep lui non lo prenderà mai...
Ma siamo tutti come Willy il Coyote che ci ficchiamo sempre nei guai, ci può cadere il mondo addosso, finire sopra un masso ma noi non c'arrenderemo mai... "



E dato che alla fine "Siamo tutti Willy il Coyote" ho trovato che la metafora tra AsRoma e Juventus con il cartonanimato disegnato da Chuck Jones potesse davvero dimostrarsi calzante.

L' As Roma "Willy Coyote" è lì pronta che progetta, compra giocatori, studia moduli vincenti e la Juventus "Beep Beep" le passa davanti seminandola, proprio quando sembrava che questa volta la Roma ce la potesse fare. Succede così a Willy ogni puntata, come ogni campionato succede all'As Roma.
Il povero Willy corre dietro a Road Runner dal 1949 fino a quando nell'ultimo episodio, dopo decenni di corse ed esperimenti a vuoto, Willy riesce a catturare il veloce nemico.

Chissà che non capiti anche alla nostra Roma qualche volta sbruffona e sognatrice, decisamente "umana" di acchiappare la Juventus Beep Beep proprio all'ultima giornata... tanto si sa che... 
ci può cadere il mondo addosso, finire sopra un masso ma noi non c'arrenderemo mai. 

10 novembre 2014

As Roma - Torino: il ritorno di Kevin, Totti e i Tigri

 

AsRoma - Torino 3-0 : Totti e Ljajic festeggiano il 3-0

La Roma vince contro il Torino 3-0. Altro che crisi: 6 partite su 6 in casa vincendo e senza prendere gol.

L'appuntamento è alle 19.15 davanti casa di Sandro.
Arriviamo un po' aggravati, per via di un pranzo luculliano con digestione difficile al seguito. La Juventus ha rifilato 7 gol al Parma del povero Donadoni ed è saldamente prima a 28 punti in classifica.
"Dobbiamo vincere non esiste altro risultato" Marco lo dice serio, perchè ogni domenica è una lotta alla conquista di quel primo posto così vicino, eppure sempre troppo lontano.
"La buona notizia è che la Lazio ha perso" prosegue.
"S'erano già montati la testa, s'erano" conferma Mirko tirando un sospiro di sollievo.
Arriva Christian, la "squadra" è al completo si può marciare verso l'Olimpico.
Una domenica sera di novembre, troppo calda per essere in autunno inoltrato, troppo serena perchè una sconfitta la possa rovinare.
Un po' di umidità ti afferra la pelle e le ossa, come un accappatoio bagnato o l'odore dello spogliatoio di una piscina. 
La preoccupazione non ci appartiene. Nonostante le due sconfitte con il Bayern e quella con il Napoli abbiamo tutti la sensazione che la Roma c'è, che Nun C'è Problema.
Manca ancora un'ora quando Campo Testaccio inizia la sua strofa tra le voci di chi già anima la Curva Sud sempre presente. 
Qualcuno racconta della trasferta a Monaco, di quanto sono organizzati fuori dal nostro Paese, il nostro maledetto Paese su cui non facciamo che sputare lamentele ma dal quale non riusciamo ad andare via. 
"Devi vedere la metro, ogni 5 minuti!" Massimo è tornato soddisfatto nonostante la sconfitta, Monaco è bella come tutto il resto anche con la neve.
Intanto in campo una vecchia conoscenza si riaffaccia a palleggiare. Riappare lo stesso, con la sua faccia ingrughita e il naso rosso, secco e lungo. Un fumetto di un eroe antico, un tipo dall'aria cattiva ma dal cuore tenero: Kevin Strootman, dopo 8 mesi è di nuovo in campo. 
Lo Stadio lo accoglie con un applauso lunghissimo che destabilizza il suo carattere serio. Un applauso che contagia anche i suoi compagni di squadra, emozionati di vederlo in campo quanto noi dagli spalti e che cominciato ad applaudirlo come se lo vedessero anche loro per la prima volta dopo tanto tempo.
"Eh, mo' che tornano, perchè devono tornà tutti devono,voglio vede' se ridono gli altri" mi gonfio di orgoglio e mi compiaccio che tante attese stanno per concludersi. Immagino di nuovo Castan, Maicon e Astori al loro posto. Ora che Kevin è al centrocampo a breve riavremo la nostra "vera" Roma.
La partita inizia ed è evidente, da subito, che la Roma è padrona del campo, tanto che non si arriva nemmeno al minuto 10' che Torosidis (quello che in Champions magari no ma in Campionato certo che si ) la butta dentro ed esulta come un matto, come noi. 
Francesco Totti lo trovo sublime: distribuisce palle a destra, a sinistra e al centro sempre con la testa alta, sempre alla sua maniera. Gli manca solo il gol. 
Roma - Torino procedeva come una commedia americana, una di quelle che non hai mai visto ma che già sai come va a finire, tanto sono tutte uguali.
Siamo al minuto 27' e a segnare il suo primo gol in Campionato questa volta è Keita. 
Grande e fragile Keita, sempre pronto a lavorare. Lui che segna e poi disegna nell'aria un cuore gigante con le dita e bacia la maglia. Si, bacia la maglia un gesto tanto antico, quanto meraviglioso pieno di archetipi la cui lettura passa tra mille partite e mille anni fa. 
La partita prosegue mentre si chiacchiera dell'Inter, che pareggia con il Verona, e di Yaya Touré, che manda la palla in curva e colpisce al volto una bambina. 
Chiacchiere da Stadio che si fanno per deconcentrarsi un po', stemperando la tensione che, seppur latente, non abbandona mai un tifoso. 
Al secondo tempo nulla cambia, anche il gol arriva dopo 10 minuti. Questa volta ad insaccare è Ljajic che dopo azzittisce tutti. Lo vediamo solo un attimo però perchè De Rossi corre a coprirgli la faccia con la scusa dell'esultanza per il gol. Grande Daniele, Capitano nell'anima. 
"Chi ha azzittito quello?" la Curva è risentita da un gesto così stupido, così stupido che non vale la pena per me spenderci una sola parola in più. 
"Bambini" biascico mentre applaudo per un gol davvero bello. 
La partita prosegue con un Gervinho che corre come un pazzo e che così sento commentare da una voce che proveniva dalle mie spalle: 
"Quello è abituato a core, è nato in Africa. La mattina se svegliava e coreva perchè altrimenti se lo magnavano i tigri e i leoni..."
I tigri è stata la cosa più bella di tutta la partita. Una partita bellissima macchiata da qualche gesto poco intelligente. Compreso quello del Capitano che non si discute e si ama ma è caduto nuovamente nella sua definizione di ragazzino della parocchia. Quello che gioca per vincere e per segnare incurante di un cartellino giallo e di una squalifica da non peggiorare. 
Contrattempi del mestiere, di chi gioca sempre e soprattutto per un solo scopo: dimostrare di essere il n.10 sempre, anche a 38 anni, anche quando lo sanno tutti che sei un fuoriclasse. 
La classifica compare sullo schermo: Roma 25. 
Siamo secondi e la Lazio non è più terza. Papà al telefono è di nuovo contento. Lo sento distratto e mi alleggerisco anche io un po', lo vorrei sempre sentire così: felice.
Ci sono situazioni in cui certe parole non dovrebbero esser dette, nemmeno pensate forse. Situazioni in cui la "pancia" prende il posto del "cuore" e che puntualmente le azioni che ne conseguono si dimostrano sciocche e nocive per tutti. 
Parlo della vita come dell'As Roma, che è una famiglia pure lei, e quello che capita nelle famiglie è che a volte qualcuno perda la pazienza e dica la cosa sbagliata. Così Francesco ha fatto la cosa sbagliata, uscire dal campo senza sedersi in panchina lui che è il Capitano e deve essere d'esempio a tutti non dovrebbe mai uscire dal campo in quel modo. 
Ho sempre amato il calcio perchè lo ritengo la parabola della vita è per questo che voglio concludere oggi con la frase di un Capitano, il nostro Capitano prima di Francesco, Ago che scriveva così: 

"Nel calcio si vince insieme, la squadra e quello che le sta intorno: riserve, massaggiatore, allenatori ecc. - siano essi professionisti o semplici amatori - e aiutarsi è il primo dovere di tutti, dentro e fuori dal campo, sempre". 

E aiutarsi è il primo dovere di tutti, dentro e fuori dal campo, sempre...

AsRoma - Torino 3-0: il ritorno di Kevin Strootman

25 settembre 2014

Parma - Roma 1-2: Miralem, il nostro miracolo!

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Parma-Roma: la squadra torna a casa vittoriosa!


Parma - Roma: quattro su quattro!!!

La Storia Mia é iniziata tanti anni fa urlando: 
'Roma!!!' per tre volte ed ogni volta sempre più forte a mio padre che, prima di andare allo stadio e chiudere la porta di casa, chiedeva a me e a mia sorella:
'Forza?' 
E noi :
'Roma!'
E lui: 
'Più forte! Forza???' 
E noi:
'Romaaa!'
E lui non contento: 
'Ancora di più, non sento!!! Forza???' 
E noi piccole, con il volto paonazzo per l'impegno: 
'Romaaaaaaaaa!!!'
Ecco più o meno ieri al minuto 88 di una partita lunghissima, l'urlo di gioia é stato intenso allo stesso modo di quel "Roma!!!" gridato a più non posso circa 30 anni fa. 
Miralem batte la punizione e vince una partita fondamentale contro il Parma, in trasferta!
Miralem sta per Pjanic, ovviamente, noi tifosi chiamiamo per nome i giocatori perchè li consideriamo amici, frattelli, figli. 
Ieri la partita l'ho ascoltata a tratti per radio, perché  ogni tanto vado a dare una mano (anzi due) nel ristorante di famiglia. 
In cucina mia padre fremeva. In sala soffrivo insieme a Fabio.
La partita inizia. Radio spenta per scaramanzia ma cellulari a portata d'occhio,  per controllare sms o notifiche dai siti sportivi.
La sala è piena, come sempre. Italiani e stranieri. Un signore chiede timidamente se sappiamo che cosa sta facendo il Torino. 
Tra gli ospiti di questa sera c'è il mio amico Dario, grande romanista anche lui.
Si soffre tra un piatto di Cacio e Pepe e uno di Pollo con i Peperoni.
In cucina Willy, l'aiuto cuoco, non appena intuisce che il Parma ha pareggiato al gol che Ljajic aveva fatto nel primo tempo, comincia a prendere in giro:
"Che c'avete? Siete tristi? Tanto avete già vinto lo scudetto no?"
Fabio mi chiede di rispondere alla provocazione prima che lo faccia lui malamente. 
Intanto la Juve ha sbloccato il risultato con il solito rigore inesistente.
"Se siamo forti vinciamo anche noi" dice papà, che era sceso in sala per salutare alcuni amici e conoscere Dario dal quale si congeda con le seguenti parole:
"Scusate un attimo vado in cucina a far segnare la Roma" 
Detto, fatto.
Continuo a parlare con Dario e il suo amico di musica e calcio, quando a un certo punto, un urlo soffocato (ma non troppo) attira l'attenzione di tutti.
Il nervosismo che avevo, via via si trasforma in un sentimento di goduria e appagamento. Conosco i miei polli so che quell'urlo vuol dire solo una cosa: Goal!
Dico a Dario che vado a sentire chi è stato l'autore dell'impresa, un goal a fine partita è uno dei motivi per i quali i tifosi amano il calcio. Una di quelle gioie paragonabili a poche.
E' come acciuffare le ferie un giorno prima o tornare un giorno dopo. Quando il peggio o l'invetabile sta per verificarsi, arriva puntuale il miracolo!
E quanto è bello il miracolo alle 22.30 di sera dopo quasi tre ore di lavoro intenso, con il diluvio universale che si abbatte fuori sulle strade della città  e una sveglia già puntata all'alba.

Mirko mi aggiorna con i commenti.
Alla fine del primo tempo mi aveva scritto: Totti strepitoso. Holebas un mostro!
A metà serata: Troppi gol mangiati, è arrivato il pareggio del Parma da un calcio d'angolo.
A fine serata: Cosi si vincono gli scudetti!!! Miralem su punizione!!! Dajeeeee.... 

Il tifoso vive per quei minuti sospesi tra l'euforia della vittoria, che ti regala un senso di onnipotenza, e quella della sofferenza e tragedia, che ti getta nell'Olimpo delle pippe o nel loop "sempre la stessa storia" "mai 'na gioia".
Nel momento del pareggio il mio stomaco era stretto come in una cintura per pantaloni tg38.
Avevo un umore nero, che mi faceva lavorare male. Ero insofferente, mi mancava l'aria e odiavo tutti.
Poi per magia Miralem ha battuto una punizione ed è stato meglio di un digestive.
Un bel piatto di pasta con le rigaje di pollo, accompagnato da un bicchiere di vino rosso per festeggiare una vittoria fondamentale.
Il locale si svuota. Willy non parla più. Fabio già è pronto per tornare a casa a rimirar l'impresa. Papà commenta la partita per telefono con zio Bri e io mi godo il vino e una classifica che recita: Roma 12 punti. Prima. Quattro vittorie su quattro. 
Ci si sente proprio soddisfatti, come se ogni tanto il mondo fosse meritocratico e la fortuna meno cieca. A volte capita l'evento straordinario, che qualcosa vada in modo diverso dal suo disegno originario. A volte capita ed è capitato a Parma e quando succede si può chiamare Miracolo, lo puoi romanticamente definire Magia oppure lo chiami Miralem, semplicemente Miralem.

02 ottobre 2013

6 su 6 il numero del diavolo ci porta in Paradiso




Domenica sera all'Olimpico l'acqua veniva giù come solo Dio la può mandare.
I lampi e tuoni, poi, facevano da scenario a una partita che, più scorrevano i minuti, più appariva essere surreale.
Sembrava che il Padreterno volessi di', dall'alto dei cieli:
"Ce so' puro io qua! occhio che ve sto a guarda'!" 
Così ogni tanto pe' fasse vede' meglio, mandava giù 'na scarica di corrente che come per magia innescava una sorta di carica divina ai giocatori. L'effetto però era contrario: può quel che arriva dal cielo trasformasse in un diavolo?
La pioggia è iniziata a scendere puntuale alle 19.00 come se c'avesse avuto l'appuntamento con me e Mirko davanti casa di Sandro.
Questa volta siamo arrivati per ultimi. Marco, Antonella, Christian, Sandro e Matteo erano già in sella ai loro motorini. Si respirava una certa preoccupazione.
"Questi (riferito a quelli del Bologna) non hanno vinto mai...e dal 2009 che a Roma non perdono" ho iniziato a ragionare ad alta voce, cercando consolazione in Mirko che seguiva la strada intento nel crearsi una visuale tra le gocce spiaccicate sul parabrezza.
Ogni congettura era urlata in vano al pensiero di aver dimenticato di prendere a casa il mio Nespresso Roma come da tradizione. 

Mmmm... ho iniziato a mugugnare nella mia testa. Troppe cose diverse dal solito...

Quello che non è diverso è il solito caffè di gruppo al bar, questa volta offerto da Christian e poi direzione parcheggio dove ho incontrato il Guru. Si perché, tra le stranezze della giornata c'è stata pure quella di rivedere un duo inedito, quello del Guru e di zio Bri, dopo diversi anni di assenza di nuovo in coppia pronti per la Tribuna Tevere Centrale. 
Vederli mi ha emozionata. Mi ha ricordato che se io ero lì domenica e se mia cugina (Giulia che ha 17 anni ha già l'abbonamento in distinti Sud) il merito è decisamente loro. 
In realtà il Guru è talmente scaramantico che non sarebbe mai venuto allo stadio se mio cugino Flavio non avesse dato forfait all'ultimo. 
Percorsa la navata centrale, di quella che per noi è una delle chiese più belle di Roma, ci siamo ritrovati dentro la Sud con una gradita sorpresa: Alma! 
Finalmente sua signora del tifo sedeva fiera sul seggiolino con la sciarpa al collo e un lupetto per orecchino. Dopo baci e abbracci ha inizio lo show. 
Si, perché come li vedi entrare in campo pensi: "Oh ma che se so' dopati?"
Garcia preferisce Torosidis a Dodò e Gervinho a Ljajic. 
L'inno di Lando Fiorini accoglie la Roma in campo e la Curva esplode. Come uno di quei strani botti di Capodanno, che in sequenza si accende e si spegne, così la Sud ha iniziato a urlare e tacere. 
Al 7', inaspettatamente, arriva sotto la Nord il primo di una serie di gol. A realizzarlo quel piccoletto di Alessandro Florenzi.  
Il resto scorre veloce ed esattamente dieci minuti dopo segna Gervinho. Quello che non c'ha i piedi boni. Quello che i capelli hanno l'attaccatura in cima alla testa per farlo vedere meglio. Quello che qualcuno in curva inizia a soprannominare Bolt, come il numero uno dell'atletica leggera. 
Meno di 10 minuti e arriva il 3-0 targato Benatìa, come domenica scorsa. Il franco marocchino che sta sorprendendo tutti. Il difensore che segna e torna al fianco di Castan. 
Si scende per la pausa su un punteggio rassicurante anche se i corsi e ricorsi non ti fanno essere completamente sereni. 
"Da 2-0 a 2-3 lo scorso anno, te lo ricordi?" chiedo ad Antonella. 
Quella però era un'altra Roma, con altri giocatori e soprattutto con un altro allenatore. 
Infatti il futuro sarà più dolce del passato. Dopo aver finalmente segnato nel primo tempo, nel secondo non stiamo certo a guardare. Sotto la Sud vediamo arrivare più che Bolt un cavallo pazzo. Senti questa sigla in testa: Furia, cavallo del West che beve solo caffè per mantenere il suo pelo più nero che c'è... Gervihno fa tutto da solo. 
Corre, cavalca, salta, dribla e mentre combina tutto 'sto sfacelo mi alzo in piedi sul mio posto e metto le mani davanti alla bocca che mi si era spalancata come una ragazzina davanti ai One Direction. 
Quel cavallo impazzito segna e non riesco nemmeno ad urlare. 
Mantenendo la faccia inebetita mi giro verso i miei compagni di Curva e, come un vecchio al bar del quartiere meravigliato dall'abilità di un avversario che gli ruba la vittoria in una finale a carte con la metà delle briscole, dico solo: 
"Ma che cazzo di gol ha fatto questo??? Ma da dove viene???"
Mi rigiro con la meraviglia negli occhi guardo verso il campo. Applaudo. Applaudo perché il più grande spettacolo del week end merita un applauso forte e sincero. 
La festa sarebbe completa se segnasse il Capitano. Così Totti Totti Totti Gol si leva dalla Sud. Francesco ce la mette tutta ma è stanco e quando Ljajic cogliendo alle spalle, gli ruba una palla per mandarla in rete, con la rabbia di uno che festeggia i suoi 22 anni, lui non può far null'altro che sorridere e andarlo ad abbracciare. 
Ci sarà tempo Francè per buttarla dentro. Del resto non hai mai sbagliato un colpo. Ti sceglierai le partite fondamentali come quel Roma - Juventus dello scorso anno, quando hai buttato giù la porta con una forza che nemmeno un quindicenne possiede. 
L'uscita è tutto un carosello (pure esagerato) per un 6 su 6 partite vinte che la Storia della Roma non aveva mai registrato ad inizio Campionato. 
La testa della classifica in solitaria è la ciliegina sulla torta. 
Papà e Zio Bri sono più euforici che mai: 
"Siamo dovuti torna' allo stadio noi perché segnassero al primo tempo, potere del duo" fanno in coro. 
Mirko li avverte: 
"Ve voglio allo stadio tutte le domeniche!" 
Intanto il diluvio che si era abbattuto sulla Capitale scema. Il Padreterno s'è calmato. 
L'abbiamo capito che tutta la sua serata c'ha dedicato. Deve aver ceduto solo verso la fine quando Furia Cavallo del West ha lasciato il campo. S'è visto all'improvviso un lampo, come ha di' :

Er ppiù s'è compiuto, adesso vado a Ninna, ve saluto! 



PostScriptumLazie: Lazialetto non essere in pena. Tieni le braccia distese sulla testa e la Coppa bella alta e stai tranquillo perché anche dalla cima della classifica noi vedendola pensiamo a te. Pensiamo a te con la Coppa tra le braccia che se continui a tenerla alta prima o poi te fenisce sulla faccia...parola di Tacco12.
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