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26 settembre 2013

Primi su tutti


Qualcuno lo so cosa pensa: I soliti romanisti! e forse c'ha pure ragione ma secondo quelle persone come dovrebbe sentirsi un tifoso condannato ad anni di purgatorio quando finalmente in lontananza vede la porta del Paradiso????
Insomma anche una lucina lontanissima spingerebbe chiunque ad andare avanti ed essere felici. 
Eppure questa regola per noi romanisti ha una variante pericolosa che si chiama "diffidenza" o scaramanzia se preferite (e se si tratta di tifosi ottimisti). 
La prima ti fa sentire dentro una sorta di ansia inspiegabile. Un'angoscia tale che solo un romanista angosciato conosce. 
La seconda è quella che produce la fervente immaginazione a creare dei modi di dire che passeranno alla storia come l'ormai intramontabile: non succede, ma se succede... che alla fine non è successo ed è diventato l'adagio preferito dei cugini per sfotto' clamorosi. 
Come i lazialesi insegnano però: le pecure si contano alla fine e allora che la schiera dei tifosi romanisti, angosciati e scaramantici, per il momento si rallegri pensando a una classifica che li vede soli a 15 punti  con l'ennesimo record conquistato quello di 5 vittorie su 5. 
Ieri sera allo scadere del recupero mi sono sentita avvampare (e vi assicuro che la menopausa è ancora lontana) al solo pensiero che manca un'eternità e che quella classifica non resterà immutata. 
Non sarà possibile per altre 33 giornate...anche se 33 è un numero perfetto e un potenziale produttore di piacevole melodia.  
Vedere la partita in tv poi mi stressa molto di più di quando sono allo stadio. 
Per evitare lo stress ho consumato diverse ciambelline al vino rosso pucciate nel bicchiere di moscato e ho perso il mio tempo preoccupandomi del fantacalcio. Del resto ogni distrazione diventa lecita se serve ad alleviare il cuore, soprattutto se quel fenomeno di Benatia rischia di farmelo scoppiare. 
Infatti quando il francese, da terra, ha calciato un pallone che sembrava perso, nessuno si era accorto che la palla infilava la rete alle spalle del portiere blucerchiato.
Mirko sosteneva che il gioco fosse fermo, mentre Massimo e Luciana protestavano per un fallo da rigore. 
In quel caos io il pallone in rete l'avevo visto ma ero incredula e convinta che il gioco fosse stato fermato. Quando abbiamo realizzato il capolavoro di un giocatore, già apprezzato e stimato come uno dei migliori acquisti degli ultimi tempi, il grido è stato uno solo e così forte, che temo che i miei vicini laziali ne abbiano intuito il motivo con estrema facilità. 
Il raddoppio di Gervinho ha poi coronato una prestazione unica dell'ex Arsenal, complice anche il Capitano generoso che ha inventato una assist con il terzo occhio, quello che non vede ma sa. 
Roma Mia me farai morì. Lo penso appena comprendo che il Napoli pareggia e quando telefono a papà che dal ristorante finge un certo contegno. 
Così non succedeva da anni, non troppi a dire il vero ma di vincerne 5 su 5...beh, questo non era mai accaduto. E ti dimentichi che Garcia è stato espulso (e ancora non ho capito perché) e passi sopra al fatto che Maicon sia uscito per uno stiramento. 
Ti godi la Roma Caput Mundi e i fasti del successo ma pensi subito a domenica sera, contro il Bologna. Pensi che quest'anno iniziato così non potrà finire male. 
Che porca miseria se esiste un Dio del Calcio quello lo sa che abbiamo subito tante ingiustizie e che sarebbe ora di pagare il conto. Allora in fondo senti, che quella strana paura che hai dentro, quell'angoscia di perdere quanto ottenuto è solo il primo scalino verso il Paradiso e che se la Chiesa è tornata al Centro del Villaggio...qualche Santo ci sarà pure a fare il tifo per noi.

Post Scriptum Lazie: oggi si festeggia il quarto mese dell'impresa, come un amico mi ha ricordato. Pare che i lazialesi siano rimasti molto male perché le steelbook speciali per lanciare Fifa14 non abbiano incluso la Lazie tra le squadre scelte (Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma). Dicono che loro hanno vinto la Coppa Italia e che è una vergogna...dicono...Se continuano così non gli crederà più nessuno! Parola di Tacco 12.

24 settembre 2013

La Barberia a Testaccio: da Riccardino barba e baffistraordinari per un old style very fashion

    La Barberia di Riccardo
Je Suis Marie Antoinette è lieta di presentarvi un nuovo personaggio: Riccardo Sanfilippo, proprietario della Barberia, un piccolo locale in via Mastrogiorgio 13, nel cuore di Testaccio.
"Riccardì che alle 8 sei aperto?"
"Riccardì che se scendo dopo cena me li tagli i capelli?"
Riccardì è così che lo chiamano i suoi clienti, quelli che a Testaccio ci vivono o ci lavorano. Riccardino sorride e risponde:
"Si come no? Anche a mezzanotte sono qui".
Le conosce tutte quelle teste un po' matte, le ha plasmate e trasformate proprio come sognava da piccolo quando tagliava i capelli ai suoi amici:
"Ho capito che potevo creare e giocare con le teste come fossero creta da modellare. Ne ho fatto una ragione di vita e il mio mestiere, la mia arte. Le persone portano in giro un volto valorizzato da un taglio, la mia opera d'arte. La loro soddisfazione mi ripaga e mi carica di nuova linfa".
Riccardino, tanto ino non è.  Sul metro e 80 cm, capelli (per ironia della sorte) pochi a dispetto dei muscoli che ne ha molti. Fisico asciutto. Un sorriso con un dente scheggiato più da bambino sdentato che da pirata pericoloso ma la pelle colorata di tattoo proprio come un marinaio navigato. La nostra chiacchierata inzia tra le mura color porpora di un negozio piccolo e dallo stile molto personale.
Barbiere si nasce o si diventa?
Barbiere si nasce e si diventa, se uno si applica può diventare un buon barbiere , se nasci barbiere diventi IL BARBIERE. Se sono diventato quel che sono lo devo alle tante persone che hanno creduto da subito al mio potenziale e hanno tirato fuori ciò che era in me.
Chi ci ha creduto per primo offrendoti la testa, nel vero senso del termine?
Il primo in assoluto un mio amico, così per gioco. Il primo cliente però, dopo tanta gavetta, è stato un signore di circa 70 anni. Entrò nel negozio con aria curiosa, si sedette in poltrona  e mi disse:
"'A morè famme vede' se sai fa' cantà 'ste forbici!" La cosa m'intimidì.
Ricordo che aveva una montagna di capelli ma alla fine andò bene, le forbici cantarono così forte che in pochi giorni si sparse la voce e iniziai a fare sul serio.
Sul serio significa anche accettare le richieste più strane...ne ricordi una?
Il taglio più eccentrico che mi è capitato di eseguire l'ho fatto ad un signore di mezza età che odiava le macchinette e voleva, comunque, che gli rasassi la testa. Ho dovuto compiere tutto il lavoro a mano, o meglio, a forbice! Ricordo di averci impiegato parecchi minuti.
Riccardino all'opera nella sua Barberia
Il Barbiere è un artista. Come tale hai mai inventato un taglio tuo?
I tagli non s' inventano, si ripropongo con il tempo, con l'aggiunta di varianti. Ho sempre avuto la fortuna d'intuire quale sarebbe stata la prossima ondata di moda.
E pare che l'ultima arrivata sia quella Hipster. Puoi spiegare di cosa si tratta?
Non è altro che un miscuglio trash di tante mode anni 80 e 90. In Italia se ne parla ora , ma è una moda ormai vecchia, nata a New York parecchi anni fa. Tutti erano hipster: artisti, skaters, cantanti, qualche rocker addirittura alcuni rapper. Come sempre da noi le ondate arrivano quando in giro x il mondo hanno già allagato tutti da un pezzo.
Questa ultima tendenza è strettamente collegata ad un'altra: quella dei baffi, di Baffistraordinari.
Baffistraordinari è un gruppo facebook nato dalla passione dei suoi fondatori per i baffi come stile di vita. E' un progetto interessante che travalica la rete e si materializza con eventi dove ho avuto il piacere di essere ospitato insieme a personaggi di spicco come il calciatore Davide Moscardelli. In parecchi sono accorsi sia per farsi sistemare la barba che modellare i baffi. Gente che è arrivata a Roma anche da altre città. I fondatori sono ragazzi in gamba che credono molto in quel che fanno e credo che se continueranno così non potranno che avere grandi soddisfazioni.
Quanto tempo occorre per avere BaffiStraordinari?
Dipende dalla persona, per avere un buon baffo occorrono dai 2 ai 6 mesi ma soprattutto molta pazienza.
La tua Barberia è famosa non solo per la tua bravura ma anche perché è un piccolo gioiello, arredato con gusto...un locale old style...
E' vero il locale è un piccolo museo del barbiere . Ho messo parecchio tempo x trovare gli oggetti tramite internet, girovagando per mercatini e ricevendo regali. Quello che amo di più e la barber pole (insegna girevole da barbiere) è originale anni 40 e l'ho fatta venire dall'America. Tutta in legno e metallo ....vecchie maniere......
Dammi la definizione per te di barbiere e un'immagine.
L'aggettivo è Eterno. L'immagine è quella sacra e profana, uno e trino, barber - sedie - cliente....un trinomio che nei millenni è rimasto invariato, intatto, immutevole. Qualcosa di unico e magico tanto da sfuggire anche al progresso e la tecnologia.
Un consiglio a chi vuol intraprendere la tua carriera...
Sacrificio, pazienza e umiltà.
Il cliente famoso che vorresti entrasse nella tua Barberia...
Dave Gahan.
La differenza tra te e un barbiere qualunque...
Questo lo dovresti chiedere ai miei clienti.
Il tuo motto?
Abbassa la serranda solo quando il locale è vuoto.
Vorresti plasmare anche le teste delle donne?
No! No! Scherziamo? Quali donne??? I capelli delle donne li lascio tagliare ai parrucchieri...
Dacci un'anticipazione sulla moda di quest'anno ...
Credo che ancora per un po' di tempo sarà protagonista la rivisitazione anni '30 - '40. Si vede in giro anche con i tweed ride (ndr. ciclisti vestiti in british style, tipo belle epoque che ultimamente hanno invaso anche le strade della Capitale).
...e per gli amanti di baffistraordinari c'è un evento da segnare in agenda?
Basta iscriversi al gruppo Baffistraordinari su Facebook. Loro hanno in mente un inverno ricco di appuntamenti da non perdere. Poi se volete venire da me, l'appuntamento è tutti i giorni, tranne la  domenica.
Il locale è vuoto. Riccardino abbassa la serranda per la pausa pranzo, il tempo di mandar giù un piatto di pasta e poi di nuovo: lui, la poltrona e il cliente. Come un quadro di Norman Rockwell. Come qualcosa di eterno.

Norman Rockwell - Barbieri

23 settembre 2013

Roma - Lazie: con le piccole si vince facile


Il lunedì dopo il Derby vinto è bello come il primo lunedì "dopo un anno di lavoro" per dirla alla Lorenzo. Soprattutto se da mesi vivi l'onta di una finale persa, onta che, badate bene, non viene cancellata ma superata. 
Procediamo con ordine però.
Quelli che il Derby lo soffrono li riconosci subito. Li vedi vagare dalla mattina di Domenica con occhiaie e sguardi assenti. Diventano irascibili per nulla (vedi Mirko) e non mangiano o mangiano troppo. Li vedi partire alle 13 da casa, ma sono pronti già da mezzogiorno. Li vedi carichi, come il sole di settembre che ancora riscalda come fosse Agosto. Quelli che il Derby... li riconosci subito.
Il Derby, soprattutto quello del 22 settembre 2013, è così. Era il Derby che si doveva vincere, non c'era alternativa. Non c'erano forze per pensare a qualsiasi altro risultato. Non c'era pazienza, spazio, fiato. 
No. Ieri, come aveva detto Garcia in conferenza stampa, il derby andava vinto. 
Dato che negli ultimi tempi le scaramanzie non sono riuscite, la forza della disperazione ha preteso di partorire nuove opportunità di superstizione. Dopo la mia settimana benedetta da Papa Francesco (quello vero intendo), un caffè Nespresso Roma, più quello di rito con Antonella, Sandro (che l'ha preso d'orzo perché troppo agitato), Mirko, Christian, Marco e Matteo nel solito bar, è arrivata l'alternativa al percorso da seguire sotto l'ingresso della Sud. Sempre dritto nel centro delle colonne, nessuno slalom a destra dell'ultimo pilone. Dev'essere stato quello a farci vincere. Oppure il nuovo posto,  invece di mettermi seduta terza da destra della scalinata, ho preferito mettermi seconda da destra su una fila più in basso. Pochi accorgimenti ma fondamentali. 
Per non parlare dell'abbigliamento, nel dubbio ho portato tutto: maglia Lazio no Grazie e maglia scudettata di Francesco Totti. Insomma come al solito il mio dovere lo avevo svolto a pennello. 
A differenza dei soliti Derby, questa volta al mio ingresso in Sud vedo la Nord vuota con uno striscione che diceva una cosa tipo..." buon memorial noi ci beviamo 'na birretta e poi entriamo"...una cosa così di quelle che ti dovrebbero far arrabbiare ma che a me hanno solo fatto tirare un sospiro di sollievo. Vedere la Nord vuota è un piacere di gran lunga superiore a quello di vederla piena. 
Sono le 14 e qualche minuto, quando la squadra entra in campo per allenarsi.
"Morgan De Sanctis è proprio scocciato" commenta Mirko quando il portierone passa sotto la sud e i distinti mimando con le mani il gesto di alzare la voce. 
La Curva C'è e lui e molti altri nuovi giocatori la vedono per la prima volta. Un'emozione. Il dodicesimo uomo in campo è arrivato, magico e splendido, addirittura vestito da una coreografia ( o scenografia per i puristi della lingua ) inaspettata. 
All'ingresso in campo delle squadre per l'inizio della partita, dopo aver cantato Campo Testaccio e Roma Roma, la Curva si veste d'oro e porpora e di vessilli e dice a una Curva Nord assente e muta, la più dura delle verità: 
Il MIO NOME E' IL SIMBOLO DELLA TUA ETERNA SCONFITTA : a.s. ROMA
La partita ha inizio. Tra gli spalti c'è chi guarda e chi no. C'è chi sente nelle cuffiette, chi strappa  nervoso pagine di giornale. Il primo tempo di questa squadra, si sa, parte sempre un po' male. La Lazio è ben piazzata, me l'aspettavo fortuna su Candreva c'è la doppia marcatura. 
"Balzaretti da solo non gliela fa'!" è stato questo il ritornello di tutta la settimana. Già Balzaretti, croce e delizia di questa Roma e del mio fantacalcio (per scaramanzia l'avevo messo in tribuna), Balzaretti che invece da' a tutti (compresa me) una lezione: basta correre quando è necessario...anche poco ma bene. 
Grande Balza, che nel momento in cui aveva preso un palo e dagli spalti mi ha fatto pensare "ci risiamo", si è rimesso in piedi e ha trafitto Marchetti. Federico che è corso in Sud ed è tornato in campo asciugandosi le lacrime "Perché Daniele piangeva e ha fatto piangere pure me". 
E pure noi, a tutti. Nemmeno me lo ricordo come ho esultato, so solo che ho visto un 1 sullo schermo e finalmente ho sentito svanire quella sensazione d'ingiustizia che portavo dentro da mesi. 
La partita a quel punto diventava più tesa che mai. Da buona romanista ogni presagio oscuro prendeva forma nella mia mente. 
"Se non chiudiamo questa pratica c'è il rischio di una beffa" come Castroman, anni indietro ci insegnò. 
Concentrati dunque. La Curva è grande. La Curva è oltre. 
Arriva fino a casa di papà e mamma. Arriva a Torino dove zio Bri è scappato prendendo un treno alle 8 pur di evitare lo stress del derby. Arriva da Flavio nel giorno del suo ventiduesimo compleanno festeggiato davanti alla partita. Arriva alla reception dove mia sorella Claudia lavora e mi manda un messaggio per sapere come procede, con più grinta e tifo del solito da quando si è lasciata con il suo ex laziale. La Curva arriva anche da Fabiana, che divide casa con un marito juventino. Alla Garbatella da Alma, che la vecchiaia ha fermato nel fisico ma non nel tifo. Arriva a Salerno dove Serena ritrova qualche ora di svago e gioia. Arriva fino a Piccadilly Circus a Londra, invasa da tifosi giallorossi. 
La Curva arriva sulle montagne dove Giulia ed Elena Vittoria simpatizzano per la mia squadra. A Genova dove Guja ha la Roma nel cuore perché mi vuole bene. La Curva è ovunque ci sia un cuore. 
E' oltre lo Stadio e a concentrarci siamo in tanti, romanisti e gente di buona volontà, quella che non c'è più e guarda da lassù.  
A volte basta il pensiero, si dice, e così è stato. 
Così, quando nei minuti di recupero, Ljajic ha trasformato il rigore in un raddoppio  è scoppiata la gioia che attendeva di evadere dal 13 marzo 2011 quando la Roma vinse con una doppietta di Francesco, non il Papa lui è stato eletto sempre il 13 marzo ma del 2013. Coincidenze di Roma, viene da osservare. 
Grazie Roma accompagna squadra e allenatore in una corsa sotto la Sud. L'allenatore sul quale avevo detto di pronunciarmi solo dopo il 22 settembre, perché prima di tutto andava vinto il derby. 
E allora adesso lo posso dire: Garcia è un grande allenatore, uno che ha rimesso la Chiesa al centro del Paese. Certo con un Francesco in squadra l'impresa sembrava facile. Bravo lui e bravi tutti!
A fine gara telefonata a papà e a Fabiana. Poi Antonella si mette a ridere per un messaggio che gli ha mandato Luca, il fratello: 
"Nun c'è niente da fa' quest'anno con le piccole se vince facile"...quanto c'ha ragione...parola sua e di Tacco12.  

PostScriptumLazie: Vi ostinate a chiamare Memorial un derby che, comunque, valeva 3 punti... a tal proposito non sentite un venticello strano? Le temperature sono calate di botto. 

19 settembre 2013

Una mattina con Papa Francesco




Ieri, mercoledì mattina, sono stata in Piazza San Pietro per l'udienza generale del Papa. 
Ero nella stessa piazza il giorno in cui è stato eletto Papa e con il suo Buonasera ha iniziato a sovvertire i protocolli che la Chiesa, come istituzione, da secoli impone. 
Il Papa argentino ha incuriosito tutti, credenti e non, intellettuali e gente del popolo, giovani e anziani, bambini e bambine. Sul suo modo di far comunicazione sono già stati scritti molti articoli e confezionati diversi servizi televisivi. Eccomi qui dunque per raccontarvi anche la mia versione.
Vivere a Roma spesso fa rima con una serie di disagi, soprattutto legati al traffico, al turismo, alla politica. Tutto vero e a volte molto faticoso per la pazienza e la vita quotidiana di noi romani. Fortuna che ogni medaglia ha il suo rovescio e che a ogni lato negativo se ne accompagni uno positivo. 
Poter incontrare il Papa è senza dubbio uno dei vantaggi di cui godiamo. Si può essere fedeli o non esserlo, la figura bianca che la domenica pronuncia l'Angelus è la più famosa e carismatica del mondo. 
Sveglia presto dunque e alle 8.00 già in Piazza. Fortuna vuole che abbia il biglietto proprio di fianco all'altare, sfortuna che tra me e la transenna, dove il Papa passa a salutare i pellegrini, ci siano altre due file. Pazienza, sono qui per capire e pregare. I miei compagni di spirito e curiosità sono una coppia di Cinecittà, Sergio e Pina, ed una loro vicina di casa (che con tenacia ha raggiunto la transenna più lontana ed è riuscita a toccare e parlare con il Santo Padre). 
Sergio e Pina sono simpatici e le due ore che precedono la celebrazione della messa scorrono veloci. Il sole ci abbronza  e Sergio che è calvo (e non ha portato un cappellino) si bagna con l'acqua della bottiglietta che il buon Eligio (fotografo loro amico che ci ha accompagnati ai posti) gli ha dato. 
Mentre la Piazza si popola e il Mondo viene accolto dal colonnato candido del Bernini, noi chiacchieriamo di nipoti e di Roma. Scopro infatti che la abbiamo la malattia giallorossa e, come vecchi nostalgici e innamorati, raccontiamo le nostre scaramanzie e le partite che ci sono rimaste nel cuore nel bene e nel male. 
Prima che il Papa faccia il suo ingresso in piazza, un cardinale inizia a leggere tutte le delegazioni presenti. E' in quel preciso istante che ti senti una persona fortunata, quando ti accorgi che ci sono centinaia di persone che per essere lì sono partite dal Canada, Messico, Brasile, Argentina, Spagna, Portogallo, Scozia, Norvegia, Francia....da ogni parte del globo. 
All'improvviso si sente un boato. Il Papa ha fatto il suo ingresso in piazza. Gira sulla Papa mobile, scende, saluta tutti toccandoli: 


"Quando andavo a confessare, chiedevo sempre al fedele se faceva l’elemosina. E poi gli chiedevo se quando la faceva guardava negli occhi la persona a cui stava dando dei soldi. E poi chiedevo se gli toccava la mano, o se gli lanciava la moneta. Perché noi dobbiamo toccare la carne di Cristo, dobbiamo prendere su di noi il dolore. La povertà non è una categoria sociologica o di classe. È la prima categoria teologale."



Quanto arriva sull'altare e lo vedo a pochi metri, avverto subito una grande differenza con i Papi che lo hanno preceduto e che ho incontrato. Avverto la sua spiritualità ma non la sua autorità. Sento come se quello che ho davanti è un parroco speciale, uno con cui si può parlare. Un buon amico, di cui fidarsi e non avere paura. 
La messa ha inizio ma è breve, solo una lettura (in tutte le lingue) e la predica. Questa volta Francesco parla della Chiesa come di una Mamma. E' molto legato all'immagine femminile. E' a sua nonna paterna che deve l'avvicinamento alla fede. Dice che le Mamme vogliono sempre il bene dei figli e che l'Università alla quale hanno studiato per diventare Mamme è quella del Cuore. 

Mi cattura l'attenzione Papa Francesco. A differenza di altre volte, riesco a seguire ogni singola parola della predica senza che la mia mente vaghi troppo. Dopo quasi un'ora riceviamo la benedizione che ha valore anche per i nostri familiari e soprattutto per i bambini e i malati. Spero che la mia di benedizione sia sufficiente per estenderla ai miei cari, a Mirko, a mio nipote Adriano e alla mia amica Serena. 
Mi concentro perché Gesù ascolti le miei preghiere tra le tante che lo raggiungono. Poi mi rassereno, vengo a sapere che mia zia Carla e mio zio Orlando sono presenti in piazza e allora sapendo che anche loro sono stati benedetti, so che a casa riusciamo a pregare per tutti. 
Dopo aver accolto i cardinali, il Papa inizia il suo giro tra le persone in prima fila (quelle con il biglietto che hanno diritto al baciamano, anche in chiesa esiste prima e seconda fila...nonostante siamo tutti uguali) e poi benedice i neosposi. Quando arriva ai frati cappuccini davanti a me, lo saluto e lo chiamo. Spero almeno mi veda, non accade. 
Procede dispensando saluti e sorrisi ai bambini, tanti che chiedono la sua benedizione. 
Riesce nell'impresa il piccolo Benedetto di un mese che il gendarme tiene in braccio su richiesta della mamma che non ha un posto in prima fila. Non ci riesce Alessio che ha tre anni e quando gli si chiede:
"Come lo devi chiamare il Papa quando passa?"  
Risponde: 
"Francesco Totti! Francesco Totti!" Strappandoci un sorriso a tutti. 
Alessio che poco prima, sorretto da Sergio sulla transenna, alla vista del Papa aveva detto:
"Queste sono emozioni grandi..." scimmiottando probabilmente un'espressione usata dalla mamma, era accompagnato nella sua impresa di vedere il Papa dallo zio Paolo che di anni ne aveva appena 7.
Zio Paolo che il Papa lo aveva già visto, ottenendo anche una carezza sulla testa, e che non avrebbe mai sbagliato nel chiamarlo perché tifava Lazio. 
Così, vicino al sacro anche il profano amore per il calcio si materializzava. Quel calcio bello però che niente ha a che fare con le cronache, per fortuna. E' ora di pranzo quando Papa Bergoglio sale sulla Papa Mobile e saluta la piazza già svuotata. 
M'incammino verso la mia Vespa, pensando che tanti dubbi riguardo al nostro Dio ce li ho ancora, che spesso la Chiesa mi ha deluso e che a volte mantiene delle posizioni che non mi convincono. Eppure mi sento serena e felice di aver incontrato nello sguardo, nel modo di essere Chiesa, in quello di parlare una Papa, che in fondo, la pensa come me perché è un essere umano. Insomma sono venuta a vedere l'effetto che fa' quello di trovarsi faccia a faccia con questo Papa Francesco e devo dire che è davvero come lo dipingono...un uomo di Chiesa come pochi se ne sono visti negli ultimi tempi. Ben arrivato e buon lavoro Francé....parola di Tacco12.





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