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Visualizzazione post con etichetta Papa Francesco. Mostra tutti i post
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24 aprile 2014

Suor Cristina, Papa Francesco, Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII : quando la Chiesa è Rock


Suor Cristina, star di The Voice

 

Suor Cristina, Papa Francesco, Giovanni PaoloII e Giovanni XXIII non sono i componenti di una nuova band eppure vantano un seguito degno delle grandi star musicali. 


Che la Chiesa abbia trovato la giusta chiave per tornare a coinvolgere i giovani?
 
Sarà questo momento di crisi che spinge tutti alla ricerca di una "sacralità" persa o semplicemente più genuina, fatto sta che Suor Cristina e Papa Francesco sono entrati nelle case facendo breccia anche nei cuori più arrugginiti. 

Ma chi sono questi nuovi missionari del ventunesimo secolo?
 
Suor Cristina Scuccia è una delle concorrenti di The Voice, il reality musicale di Rai2 che ha tra i suoi giudici Raffaella Carrà. La sua partecipazione al trasmissione a spiazzato molti. Inizialmente pensata come trovata pubblicitaria, con il passare delle puntata, la suora canterina sta convincendo anche i più scettici spopolando sui social e vincendo sfida su sfida l'accesso alle qualificazioni successive. 
Ecco qui uno dei suoi video: 


Prossima tappa i Knockout questa sera.
Suor Cristina, classe 1989, è siciliana e ha preso i voti i primi voti nel 2012. 
Una ragazza spigliata, simpatica che ha trovato la fede recitando in un recital delle Suore Orsoline. 
 Se le si chiede "Perchè the Voice?" lei risponde candidatamente che: 

"Ho un dono e ve lo dono!" e poi aggiunge: "Ho capito che il mio è un bel messaggio da trasmettere. Papa Francesco parla di una chiesa madre. Mi piacerebbe che la gente pensasse che la chiesa è ovunque, può stare con tutti. Solo perché siamo suore non possiamo esibirci? Chi lo ha detto? È un messaggio forte quello di una giovane che consacra la propria vita a Dio e continua a fare cose come qualsiasi persona della mia età. Il mio è un messaggio di fedeltà e amore che trasmetto tramite la mia voce".

Suor Cristina con la sua voce ha già superato i confini ottenendo i complimenti di Alicia Keys e Whoopi Goldberg che hanno condiviso i suoi video musicali.

Papa Francesco, un Papa Rock

Di Papa Francesco sappiamo già molto. Dopo un anno dal suo Pontificato il suo modo "rivoluzionario" di concepire la Chiesa ha rotto gli schemi più antichi e dato una speranza a chi l'aveva persa. Ha parlato di gay e di preti pedofili senza timore. Si è schierato dalla parte dei deboli. Ha baciato i fedeli in piazza. Papa Francesco, anno 1936, è Rock come Suor Cristina e un grande appassionato di calcio. 


21 dicembre 2013

La Cotoletta indigesta e il ritorno del Re

Francesco Totti

Sazia di Fiorentina e vino rosso ho perso il tempo e mi sono ritrovata direttamente a Milano, anzi alla vigilia di Roma-Catania.
Questa volta però la cotoletta mi è andata di traverso.
Una mia saggia amica ha scritto: "Milano rende brutto tutto, pure una bella Roma".
Non riesco ad immaginare una sintesi migliore.
Una Roma perfetta come quella contro la Fiorentina l'ho vista scendere a San Siro, meno precisa certo e decisamente troppo sciupona, però bella è stata bella.
Non si possono vincere tutte le partite e un pareggio contro il Milan è un signor risultato ma... quanti ma...
Seduta sul divano di casa mia non posso fare a meno di prendermela con la tv.
La Roma segna il suo primo gol quando avrebbe potuto segnarne già tre. Nonostante ciò applausi a un grandissimo Destro, due partite, due gol, l'attaccante che ci mancava.
Cerco di mantenere la calma, siamo evidentemente più forti, non c'è storia.
Daniele vola in area di rigore, nessuno lo vede, nemmeno i telecronisti.
Mi giro verso Mirko:
"Ma Daniele? No dico, l'hai visto? E' volato così da solo?!"
Tutto tace e io non mi do' pace.
Da Romanista conosco a memoria certe partite, conosco a memorie certi epiloghi.
La Roma é padrona del campo eppure basta un affondo del Milan per beccarsi il castigo.
E' 1-1 per via di un gol fortuito con il ginocchio di Zapata.
C'è da soffrire e ancora deve finire il primo tempo. Il secondo non può iniziare meglio.
La notizia buona è che il secondo portiere Gabriel rileva Abbiati e al 9' il suo intervento su Gervinho regala alla Roma un rigore. Strootman è sul dischetto: Gol!!!
La Roma è di nuovo in vantaggio.
Al momento del fallo Gabriel rimedia solo un giallo. Capisco poco, ho la sensazione, l'ennesima, che il rigore non ci venga concesso, mi tolgo uno dei miei stivaletti Ugg e lo tiro addosso allo schermo.
Mirko si gira e mi fa:
"Guarda che ce l'hanno dato il rigore eh..."
Cerco di ricompormi. Mi alzo a recuperare lo stivaletto, tirato invano, e nello stile Guru borbotto:
"E ti credo, sarebbe stato vergognoso e che cavolo, già quello di De Rossi non ce l'aveva fischiato ma che davvero, davvero...".
La partita procede, la Roma non morde, non chiude.
Balotelli non fa altro che buttarsi in area di rigore e per sua fortuna non rimedia ammonizioni, se non alla fine e non per essersi buttato.
Al minuto 64' entra in campo la Luce.
Capitan Totti è finalmente in campo. C'è un'ovazione. Lui entra con quella camminata sicura, come il Re Leone entra nella sua giungla. Si guarda attorno. Studia amici e nemici e prende posizione.
Lui entra e tutti si zittiscono. Lui entra e tutti gli portano rispetto.
Il Milan ci crede e la Roma sembra non trovare la sua strada. Mentre la cerca disperatamente prende il secondo gol, questa volta firmato Muntari.
Niente da fare Gervinho corre, Totti crea assist ma il fato ci è avverso. Mi alzo dal divano, ho il fegato arrovellato. Penso a Michele, il mio amico regista de l'Infedele, che da SanSiro ha avuto un pensiero per me:
"Che dici Chiara? Sono allo stadio, ti saluto Totti?"
Risposta mia:
"Tutto bene Michele, non ti disturbare sarà lui a salutarti da parte mia!" gli invio uno smile e più i minuti passano più m'illudo che la mia profezia si avveri.
Bradley quasi segna. Ci va vicino, vicino ma niente il pallone rimane lì sulla linea.
Maledizione. Mi alzo, mi scrocchio, controllo l'orologio. Niente. Nulla succede e tutto capita.
Arriva il 90' accompagnato da 4' minuti di recupero. La speranza è appesa ai secondi.
Rocchi fischia la fine e la Roma incassa la sua ennesima lezione: se non si chiudono le partite, non le vincerai mai.
L'ennesima volta, a quante lezioni dovremo ancora assistere?
La Juventus ci prende altri due punti. La vetta si allontana ma la Speranza no. Quella è l'ultima a morire, quella resiste a tutto e pure Papa Francesco l'ha detto: "Mai perdere la Speranza" e se l'ha detto lui che è stato eletto l'uomo dell'anno, noi ci crediamo.
Noi siamo Romanisti, ci siamo nati con la Speranza nel Dna e con un Capitano che finalmente è tornato.
Nessun problema se non che domani è il turno di Roma - Catania e il centrocampo titolare è squalificato.
Servono i tre punti. Serve la grinta.
Questa volta la Curva non sarà chiusa, questa volta hanno capito che Balotelli lo fischiano solo perché è un cattivo esempio di giocatore e non per il colore della sua pelle. Nessuno ha fischiato a Zapata o a Muntari, eppure sono neri pure loro, quindi perché fischiare il centravanti della Nazionale italiana?
Mentre il dubbio continua ad insinuarsi nelle menti di chi decide dei destini degli altri, gli altri (cioè Noi) andremo allo stadio sicuri che la Roma risplenderà della sua Luce.
Del resto Natale è arrivato, ognuno ha il suo puntale sul suo albero e la sua Stella Cometa sul Presepe. La nostra ha il n.10 sulle spalle, chi la segue non si perde mai...Parola di Tacco12.

PostScriptum: La Lazie non ha mai vinto due partite di seguito dall'inizio del Campionato. Non è detto che debba iniziare domani, non trovate?

19 settembre 2013

Una mattina con Papa Francesco




Ieri, mercoledì mattina, sono stata in Piazza San Pietro per l'udienza generale del Papa. 
Ero nella stessa piazza il giorno in cui è stato eletto Papa e con il suo Buonasera ha iniziato a sovvertire i protocolli che la Chiesa, come istituzione, da secoli impone. 
Il Papa argentino ha incuriosito tutti, credenti e non, intellettuali e gente del popolo, giovani e anziani, bambini e bambine. Sul suo modo di far comunicazione sono già stati scritti molti articoli e confezionati diversi servizi televisivi. Eccomi qui dunque per raccontarvi anche la mia versione.
Vivere a Roma spesso fa rima con una serie di disagi, soprattutto legati al traffico, al turismo, alla politica. Tutto vero e a volte molto faticoso per la pazienza e la vita quotidiana di noi romani. Fortuna che ogni medaglia ha il suo rovescio e che a ogni lato negativo se ne accompagni uno positivo. 
Poter incontrare il Papa è senza dubbio uno dei vantaggi di cui godiamo. Si può essere fedeli o non esserlo, la figura bianca che la domenica pronuncia l'Angelus è la più famosa e carismatica del mondo. 
Sveglia presto dunque e alle 8.00 già in Piazza. Fortuna vuole che abbia il biglietto proprio di fianco all'altare, sfortuna che tra me e la transenna, dove il Papa passa a salutare i pellegrini, ci siano altre due file. Pazienza, sono qui per capire e pregare. I miei compagni di spirito e curiosità sono una coppia di Cinecittà, Sergio e Pina, ed una loro vicina di casa (che con tenacia ha raggiunto la transenna più lontana ed è riuscita a toccare e parlare con il Santo Padre). 
Sergio e Pina sono simpatici e le due ore che precedono la celebrazione della messa scorrono veloci. Il sole ci abbronza  e Sergio che è calvo (e non ha portato un cappellino) si bagna con l'acqua della bottiglietta che il buon Eligio (fotografo loro amico che ci ha accompagnati ai posti) gli ha dato. 
Mentre la Piazza si popola e il Mondo viene accolto dal colonnato candido del Bernini, noi chiacchieriamo di nipoti e di Roma. Scopro infatti che la abbiamo la malattia giallorossa e, come vecchi nostalgici e innamorati, raccontiamo le nostre scaramanzie e le partite che ci sono rimaste nel cuore nel bene e nel male. 
Prima che il Papa faccia il suo ingresso in piazza, un cardinale inizia a leggere tutte le delegazioni presenti. E' in quel preciso istante che ti senti una persona fortunata, quando ti accorgi che ci sono centinaia di persone che per essere lì sono partite dal Canada, Messico, Brasile, Argentina, Spagna, Portogallo, Scozia, Norvegia, Francia....da ogni parte del globo. 
All'improvviso si sente un boato. Il Papa ha fatto il suo ingresso in piazza. Gira sulla Papa mobile, scende, saluta tutti toccandoli: 


"Quando andavo a confessare, chiedevo sempre al fedele se faceva l’elemosina. E poi gli chiedevo se quando la faceva guardava negli occhi la persona a cui stava dando dei soldi. E poi chiedevo se gli toccava la mano, o se gli lanciava la moneta. Perché noi dobbiamo toccare la carne di Cristo, dobbiamo prendere su di noi il dolore. La povertà non è una categoria sociologica o di classe. È la prima categoria teologale."



Quanto arriva sull'altare e lo vedo a pochi metri, avverto subito una grande differenza con i Papi che lo hanno preceduto e che ho incontrato. Avverto la sua spiritualità ma non la sua autorità. Sento come se quello che ho davanti è un parroco speciale, uno con cui si può parlare. Un buon amico, di cui fidarsi e non avere paura. 
La messa ha inizio ma è breve, solo una lettura (in tutte le lingue) e la predica. Questa volta Francesco parla della Chiesa come di una Mamma. E' molto legato all'immagine femminile. E' a sua nonna paterna che deve l'avvicinamento alla fede. Dice che le Mamme vogliono sempre il bene dei figli e che l'Università alla quale hanno studiato per diventare Mamme è quella del Cuore. 

Mi cattura l'attenzione Papa Francesco. A differenza di altre volte, riesco a seguire ogni singola parola della predica senza che la mia mente vaghi troppo. Dopo quasi un'ora riceviamo la benedizione che ha valore anche per i nostri familiari e soprattutto per i bambini e i malati. Spero che la mia di benedizione sia sufficiente per estenderla ai miei cari, a Mirko, a mio nipote Adriano e alla mia amica Serena. 
Mi concentro perché Gesù ascolti le miei preghiere tra le tante che lo raggiungono. Poi mi rassereno, vengo a sapere che mia zia Carla e mio zio Orlando sono presenti in piazza e allora sapendo che anche loro sono stati benedetti, so che a casa riusciamo a pregare per tutti. 
Dopo aver accolto i cardinali, il Papa inizia il suo giro tra le persone in prima fila (quelle con il biglietto che hanno diritto al baciamano, anche in chiesa esiste prima e seconda fila...nonostante siamo tutti uguali) e poi benedice i neosposi. Quando arriva ai frati cappuccini davanti a me, lo saluto e lo chiamo. Spero almeno mi veda, non accade. 
Procede dispensando saluti e sorrisi ai bambini, tanti che chiedono la sua benedizione. 
Riesce nell'impresa il piccolo Benedetto di un mese che il gendarme tiene in braccio su richiesta della mamma che non ha un posto in prima fila. Non ci riesce Alessio che ha tre anni e quando gli si chiede:
"Come lo devi chiamare il Papa quando passa?"  
Risponde: 
"Francesco Totti! Francesco Totti!" Strappandoci un sorriso a tutti. 
Alessio che poco prima, sorretto da Sergio sulla transenna, alla vista del Papa aveva detto:
"Queste sono emozioni grandi..." scimmiottando probabilmente un'espressione usata dalla mamma, era accompagnato nella sua impresa di vedere il Papa dallo zio Paolo che di anni ne aveva appena 7.
Zio Paolo che il Papa lo aveva già visto, ottenendo anche una carezza sulla testa, e che non avrebbe mai sbagliato nel chiamarlo perché tifava Lazio. 
Così, vicino al sacro anche il profano amore per il calcio si materializzava. Quel calcio bello però che niente ha a che fare con le cronache, per fortuna. E' ora di pranzo quando Papa Bergoglio sale sulla Papa Mobile e saluta la piazza già svuotata. 
M'incammino verso la mia Vespa, pensando che tanti dubbi riguardo al nostro Dio ce li ho ancora, che spesso la Chiesa mi ha deluso e che a volte mantiene delle posizioni che non mi convincono. Eppure mi sento serena e felice di aver incontrato nello sguardo, nel modo di essere Chiesa, in quello di parlare una Papa, che in fondo, la pensa come me perché è un essere umano. Insomma sono venuta a vedere l'effetto che fa' quello di trovarsi faccia a faccia con questo Papa Francesco e devo dire che è davvero come lo dipingono...un uomo di Chiesa come pochi se ne sono visti negli ultimi tempi. Ben arrivato e buon lavoro Francé....parola di Tacco12.





22 maggio 2013

Roma, Papa, Santa Rita e...gira la ruota


Domenica 26 Maggio si avvicina e mentre il Derby della Finale comincia ad assumere una forma, l'As Roma lancia il nuovo logo e chiede la benedizione al Papa. 
Devo dire che su questa seconda iniziativa mi ha trovato perfettamente d'accordo. Nel giorno di Santa Rita da Cascia (auguri a tutte le Rita), la Santa degli Impossibili, una preghiera a lei e una mano al Papa direi che non fanno male a nessuno, nemmeno a Totti che notoriamente non ha bisogno di ricevere miracoli. 
Il Guru, caduto in un silenzio stampa serrato da domenica sera, ha per un attimo ceduto davanti alla visione dei due Francesco con lo scambio della maglia della Roma. 
Il suo commento è stato: "Bergoglio ha conosciuto il nostro Dio" per poi ripiombare in nel mutismo. 
Blasfemo? Beh, come solo un romanista alla vista del Capitano riesce a essere, senza offendere nessuno solo con la forza dell'amore sfrenato che tutto sommato altro non è che una fede cieca. Quindi quando si parla di religione, fede e as roma tutto sommato gli argomenti combaciano. 
Andreazzoli poi l'avete visto? Il nostro allenatore, definito da molti un "prete mancato", si trovava a suo agio in Piazza San Pietro gremita di gente. Rideva di una gioia che solo davanti alla vittoria di una Coppa Italia in un Derby, riesco a immaginare impressa sul mio volto.
Poi c'era il Presidente Pallotta che non ha perso occasione di mostrare con, inspiegabile orgoglio, il  nuovo logo della Società. Già perché oggi c'è stata questa novità. La lupa c'è, i gemelli pure, i colori sono gli stessi eppure il risultato è piuttosto deprimente. Come si spiega? Come molti di voi sanno Mirko è uno dei maggiori collezionisti su Roma di magliette della Roma appunto. 
Il suo giudizio è stato perentorio: "Sembra uno stemma tarocco". 
La prima impressione è stata negativa anche per me ma a distanza di qualche ora, a forza di vederlo già mi sono abituata. Voglio dire che di sicuro un pregio ce l'ha. Invece d'intrecciare tre lettere come fossero serpenti, ha messo in bella mostra un nome meraviglioso: ROMA. 
Ovviamente si tratta di Marketing e per quanti difetti possano avere gli americani, non li si può certo criticare sul business. Tra il Papa, il Logo e Santa Rita continua a scorrere la settimana prefinale.
Oggi il mio amico Manuel, laziale, ha detto che lui farebbe metà coppa per uno, senza l'ansia di disputare questa gara. Poi al bar ho incontrato Antonello, altro laziale doc, che ha sfoderato la migliore lazialità che è in lui iniziando con un piantarello scaramantico che faceva più o meno così: 
"Questa finale è già scritta. E' giunta l'ora della terza stella. La Lazio sta a pezzi..."...bla bla bla bla...
Tra tutti però devo riconoscere che il laziale che mi diverte di più è il mio vicino di casa. L'altro giorno l'ho incrociato all'ingresso del condominio tutto vestito elegante, insieme alla moglie. Mi ha fermato e mi ha detto: 
"Già mi sono vestito per domenica" 
Allora l'ho incalzato: "Quindi pronto per i festeggiamenti?"  
In realtà lui non vedrà la partita perché avrà un matrimonio, però i figli, e tutti i loro amici, saranno a casa: "Voi ve la vedete a casa?" 
A quel punto quando ho immaginato una ciurma di laziali accanto a casa mia, anche se non fosse stato vero, avrei risposto come ho fatto:
"Noi siamo malati, andiamo allo stadio". 
A quel punto la moglie è intervenuta dicendo: 
"L'ultima volta hanno rotto uno stendino (stendibiancheria), questa volta sono stati avvertiti".
E a quel punto nella mia testa ho immaginato per un istante la porta di casa distrutta...Ho le visioni e stiamo solo a mercoledì, sarà una settimana lunga... parola di Tacco12. 

PostScriptumDerby: E' comunque importante ricordare che Il Derby è di chi lo Ama (https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=HeDectgX3tA ), come recita il nuovo spot con Florenzi ed Ederson. Quindi cerchiamo di dargli la dimensione che si merita...e domenica appuntamento alle 15.00, tanto per essere sicuri di arrivare in tempo...parola di Tacco12.

14 marzo 2013

Francesco, il Vescovo di Roma


Questa volta ce l'ho fatta. Ieri sera, poco dopo le 19, non appena appresa la notizia della fumata bianca, sono corsa in sella alla mia Vespa verso San Pietro.
Sono corsa io e siamo corsi in tanti. Romani, forestieri e stranieri. Le campane hanno suonato a festa e Roma, la città Eterna, si è riversata tutta dentro un sola, grande piazza.
Che genio il Bernini quando ha realizzato quel colonnato, quelle due braccia pronte ad accogliere il mondo in una piazza rotonda come un mappamondo. Tutte le razze umane erano lì e fianco a fianco potevi trovare anziani, bambini, religiosi e comunisti, santi e peccatori. Di fronte alla Storia che si faceva c'erano proprio tutti. Il Papa a Roma poi è un evento particolare, è quello che ha reso grande (nel bene e nel male) questa città, è quello che l'ha resa Eterna. Nel profondo del cuore, penetrando nel dna, noi romani lo sappiamo bene. E' per quello che ci emozioniamo quando vediamo entrare i cardinali nella Cappella Sistina (che è una meraviglia artistica che il mondo c'invidia) ed è per quello che dopo la fumata bianca abbiamo tutti saputo dove andare.
Nella mia corsa ho incontrato tante persone e, con loro, molte storie. Cameramen e giornalisti, gente comune che raccontava di avere già assistito all'elezione di Benedetto XVI , che ricordava la morte e la fiumana di persone in fila per salutare papa Giovanni Paolo II. 
Memorie e ricordi e la Piazza lì, tutta quanta, più bella e suggestiva che mai. Con il buio, le luci, la pioggia lieve che non dava fastidio anzi, sembrava rispettosa anche lei e in attesa. Tanto che quando il protodiacono si è affacciato per l'HABEMUS PAPAM, lei ha cessato di scendere. S'è fermata ad ascoltare. 
E tutti a testa in su, mentre il nome di Jorge Mario Bergoglio risonava nelle orecchie dei fedeli ma veniva oscurato dal suo nome di Papa: Francesco. Il nome del Santo Patrono d'Italia, del Capitano della Roma...un nome semplice e bello. Un nome umile. Poco importava di che nazione fosse (anche se gli argentini festeggiavano con grande entusiasmo), poco importava che lingua parlasse. Papa Francesco è una nazione sola, un mondo solo in tanti mondi. 
Al mio fianco, fino a qualche minuto prima dell'elezione, era stato Maarten, un giornalista belga (che tiene molto che il suo nome venga scritto correttamente "come il portiere della Roma" mi aveva suggerito). 
Simpatico Maarten, con lui avevo chiacchierato piacevolmente in attesa dell'annuncio. Era di fretta e, come ogni giornalista nella giornata più importante della sua carriera, in preda alla sfortuna. Il suo portatile non prendeva e il cellulare si era scaricato. Pezzo da consegnare entro le 21 e la sede della stampa estera troppo lontana. Non c'era tempo, doveva andare. 
"Se eleggono Scola dammi una tua battuta" mi aveva chiesto prima di sparire nella folla per poter scrivere la sua di storia. Gli avevo risposto che un Papa italiano mi sarebbe piaciuto molto, perché non ne ho mai conosciuto uno. In parte sento il mio desiderio esaudito.Chissà se l'ha scritto lo stesso... 
Un Papa umile, che come prima parola ha usato: "Buona sera" e per continuare ha aspettato il silenzio. Un saluto, una forma di cortesia, un modo per entrare con educazione nei nostri cuori. Noi fedeli, peccatori non siamo abituati a tanto. Si è presentato come una persona che viene da lontano, come un uomo più vicino a noi che un Vescovo di Roma. Si è tolto il mantello, anzi non lo ha proprio indossato e poi ci ha chiesto la nostra benedizione. La Piazza lo ha abbracciato come ha fatto il colonnato. La notte è scesa calma mentre per tutta la Capitale imperversava un solo nome...FRANCESCO.
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